ROMA – Quasi metà del lavoro domestico in Italia è irregolare: il tasso di sommerso raggiunge il 48,8%. Un dato che pesa ancora di più se affiancato agli altri numeri del settore: 13,4 miliardi di euro di spesa privata sostenuta ogni anno dalle famiglie e oltre 6 miliardi di euro di risparmio per lo Stato, che evita così il ricorso all’assistenza istituzionalizzata per più di 800 mila anziani non autosufficienti. È la fotografia scattata dal settimo Rapporto annuale sul lavoro domestico dell’Osservatorio Domina, presentato al Senato.
Secondo il Rapporto, nel 2024 i lavoratori domestici regolari censiti dall’INPS sono 817 mila, mentre le famiglie datrici di lavoro sono 902 mila, in calo di 16 mila unità (-1,7%) rispetto all’anno precedente. Se però si considera anche la componente irregolare, il numero complessivo delle persone coinvolte supera i 3,3 milioni, confermando il lavoro domestico come uno dei settori più rilev…
ROMA – Quasi metà del lavoro domestico in Italia è irregolare: il tasso di sommerso raggiunge il 48,8%. Un dato che pesa ancora di più se affiancato agli altri numeri del settore: 13,4 miliardi di euro di spesa privata sostenuta ogni anno dalle famiglie e oltre 6 miliardi di euro di risparmio per lo Stato, che evita così il ricorso all’assistenza istituzionalizzata per più di 800 mila anziani non autosufficienti. È la fotografia scattata dal settimo Rapporto annuale sul lavoro domestico dell’Osservatorio Domina, presentato al Senato.
Secondo il Rapporto, nel 2024 i lavoratori domestici regolari censiti dall’INPS sono 817 mila, mentre le famiglie datrici di lavoro sono 902 mila, in calo di 16 mila unità (-1,7%) rispetto all’anno precedente. Se però si considera anche la componente irregolare, il numero complessivo delle persone coinvolte supera i 3,3 milioni, confermando il lavoro domestico come uno dei settori più rilevanti e allo stesso tempo più vulnerabili del mercato del lavoro italiano.
Famiglie sempre più anziane
Dal lato dei datori di lavoro, la concentrazione maggiore si registra in Lombardia (170 mila famiglie) e nel Lazio (152 mila). La componente femminile rappresenta il 58%, mentre la quasi totalità dei nuclei è di origine italiana; la quota di famiglie straniere si attesta intorno al 5%.
L’età dei datori di lavoro continua a salire: solo il 28,5% ha meno di 60 anni, mentre quasi il 38% ha almeno 80 anni, in aumento rispetto al 35,9% del 2019. Un dato che riflette l’intreccio sempre più stretto tra lavoro domestico e invecchiamento della popolazione, in assenza di un welfare pubblico strutturato sulla non autosufficienza.
Meno lavoratori. Sorpasso badanti su colf
Nel 2024 i lavoratori domestici regolari diminuiscono del 2,7% rispetto all’anno precedente. Il calo più marcato riguarda gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani registrano un lieve aumento (+0,6%). Nel complesso, il settore resta fortemente femminile (quasi 90%) e a maggioranza straniera (circa 70%), anche se la componente italiana continua a crescere e supera un terzo della forza lavoro complessiva.
Il 2024 segna anche un passaggio strutturale: le badanti diventano la maggioranza, rappresentando il 50,5% dei lavoratori domestici, contro il 42,7% del 2015.
Un sorpasso che certifica la trasformazione del settore, sempre più orientato alla cura della persona. Dal punto di vista anagrafico, il 35,7% dei lavoratori ha tra i 50 e i 59 anni e oltre il 60% ha almeno 50 anni.
Redditi bassi e peso economico del settore
La distribuzione dei redditi annui conferma una forte concentrazione nelle fasce medio-basse: il 24,3% dei lavoratori dichiara meno di 3 mila euro l’anno, una quota superiore a quella di chi supera i 12 mila euro annui (23,1%).
Nel complesso, il lavoro domestico produce 17,1 miliardi di valore aggiunto, pari allo 0,9% del Pil nazionale. Sul piano fiscale e contributivo, i rapporti regolari hanno garantito nel solo 2024 oltre 1,3 miliardi di entrate. Se emergesse la quota di lavoro sommerso, il gettito potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a 2,5 miliardi, trasformando la lotta all’irregolarità anche in una leva di rafforzamento dei conti pubblici.
Le tre proposte contro il sommerso
Per ridurre l’elevato livello di irregolarità, Domina propone un pacchetto di incentivi che punta a rendere il lavoro regolare più conveniente del sommerso. La prima misura è un cashback sui contributi Inps per le famiglie che assumono e mantengono colf e badanti: il rimborso cresce con la durata del rapporto (25% il primo anno, 50% il secondo, 75% il terzo, fino al 100% dal quarto), ed è utilizzabile solo per il pagamento dei contributi.
Con 2.486 euro annui di contributi, una famiglia recupererebbe 622 euro nel primo anno e l’intero importo dal quarto. A regime, il costo per i rapporti regolari è stimato tra 2,5 e 3 miliardi in quattro anni; estesa alla regolarizzazione del sommerso, la misura costerebbe 4,9–5,8 miliardi, ma a fronte di 10,2 miliardi di entrate fiscali stimate, grazie all’emersione di circa 780 mila lavoratori.
La seconda proposta utilizza la Naspi come incentivo all’assunzione stabile: una mensilità dell’indennità può essere trasferita al datore di lavoro domestico, ma solo dall’anno successivo all’assunzione e a condizione che il lavoratore sia ancora occupato presso lo stesso datore. I potenziali beneficiari sono 92.402 lavoratori, con una Naspi media di 679 euro mensili. Il costo stimato della misura è 62,7 milioni, a fronte di 147 milioni di entrate fiscali, con un saldo positivo per lo Stato di circa 85 milioni.
Infine, Domina propone una detrazione Irpef del 10% dei costi sostenuti per il lavoro domestico regolare, senza limiti di reddito, a condizione che stipendi e contributi siano pagati con bonifici tracciabili. Il costo del lavoro domestico regolare è stimato in 7,6 miliardi l’anno, quello irregolare in 7,28 miliardi: la detrazione avrebbe un impatto di 760 milioni sui rapporti già regolari e di 728 milioni su quelli sommersi, se emergessero. Il gettito attuale del settore (1,3 miliardi) copre già il costo della misura sul lavoro formale, mentre l’emersione del sommerso potrebbe generare ulteriori 1,2 miliardi di entrate fiscali.