ROMA – Le parole di Donald Trump sulla sorte della Groenlandia sembrano scritte sul ghiaccio: sono molto scivolose e i venti possenti dell’isola possono cancellarle in un attimo. Al momento, l’unica certezza è che non esiste un accordo, ma – come ha detto il presidente statunitense – soltanto «una cornice per un futuro deal». Si tratta di un’architettura negoziale concepita dal segretario generale della Nato, l’ex premier olandese Mark Rutte, con un obiettivo vitale: evitare la spaccatura dell’Alleanza atlantica.
Il punto più controverso riguarda la sovranità sulle basi: Trump la pretende. Il trattato firmato da Copenhagen nel 1951 concede a Washington la libertà di costruire installazioni militari e schierare forze sulla terra…
ROMA – Le parole di Donald Trump sulla sorte della Groenlandia sembrano scritte sul ghiaccio: sono molto scivolose e i venti possenti dell’isola possono cancellarle in un attimo. Al momento, l’unica certezza è che non esiste un accordo, ma – come ha detto il presidente statunitense – soltanto «una cornice per un futuro deal». Si tratta di un’architettura negoziale concepita dal segretario generale della Nato, l’ex premier olandese Mark Rutte, con un obiettivo vitale: evitare la spaccatura dell’Alleanza atlantica.
Il punto più controverso riguarda la sovranità sulle basi: Trump la pretende. Il trattato firmato da Copenhagen nel 1951 concede a Washington la libertà di costruire installazioni militari e schierare forze sulla terraferma – mentre la competenza sui mari è solo della Danimarca – senza però rinunciare al possesso del territorio. Come in tutti i comandi americani in Europa, anche in Groenlandia la bandiera a stelle e strisce è affiancata da quella danese e – dal 2004 – da quella groenlandese. Contrariamente ad Aviano e Sigonella, dove la direzione dei voli è nelle mani di un colonnello italiano formalmente “comandante dell’aeroporto”, all’interno ci sono solo ufficiali di collegamento di Copenhagen che non possono interferire sull’attività.
A Davos è emersa l’ipotesi del “Modello Cipro”: Londra ha la sovranità delle basi di Akrotiri e Dhekelia, cuore delle operazioni aeronautiche e di intelligence nel Vicino Oriente. È stata sancita nel 1960 quando l’isola è diventata indipendente dal Regno Unito. Insomma, un’eccezione coloniale. Oggi viene ritenuta inaccettabile dalle autorità danesi e groenlandesi: «Possiamo trattare su ogni aspetto della politica, della sicurezza, degli investimenti e dell’economia – ha messo in chiaro la prima ministra di Copenhagen, Mette Frederiksen – ma non sulla nostra sovranità».
Sui progetti che la Casa Bianca vuole realizzare ci sono solo indiscrezioni. La cupola spaziale “Golden Dome” sorgerà tutta a bordo di satelliti in orbita fuori dall’atmosfera ma il Pentagono potrebbe integrarla con uno scudo di intercettori antimissile piazzato sull’isola. E per puntare alla supremazia nelle rotte artiche c’è al vaglio la costruzione di porti per l’Us Navy, incluso un ormeggio bunker per i sottomarini nucleari.
Il secondo capitolo opaco riguarda i minerali, in particolare le terre rare. Dalle frasi di Trump pareva che gli Usa avrebbero avuto carta bianca sullo sfruttamento. Quella prospettata in realtà dovrebbe essere una prelazione sui giacimenti: Washington può affidarli alle sue compagnie, altrimenti passerebbero ad altri offerenti. C’è da tenere presente che il clima estremo, le distanze e i costi di estrazione finora hanno tenuto lontani gli investitori. E comunque, anche questo è solo un percorso, tutto da definire.
Insomma, Rutte avrebbe solo delineato un doppio binario di trattative. Quelle dirette con i governi danese e groenlandese per riformulare l’accordo sulle basi e discutere la questione mineraria. E quelle con il vertice della Nato per potenziare il ruolo degli alleati nella difesa dell’isola da russi e cinesi: sul tavolo c’è il lancio della missione aeronavale “Arctic Sentry” a cui i partner europei paiono pronti ad aderire.
Invece Trump nei suoi discorsi torrenziali ha trasformato questo tracciato in un’intesa già chiusa. Perché? La maggioranza delle analisi ritiene che l’abbia fatto per uscire dalla rotta di collisione creata dalle sue minacce di dazi per punire i volenterosi europei che avevano mandato soldati sull’isola e dalla ripetuta volontà di acquistare o annettere la Groenlandia. Dopo avere esercitato la massima pressione, spingendo la Ue a impugnare il “bazooka” delle ritorsioni doganali, ha colto al volo l’opportunità per abbassare la tensione. «Rutte gli ha mostrato una via per de-escalare – ha spiegato un anonimo diplomatico -. Gli ha fatto vedere una zona di atterraggio e gli è piaciuta». Una mossa tattica, da mercante. Che non implica la rinuncia ai suoi obiettivi. Anzi. «Avremo tutto quello che vogliamo – ha detto alla tv Fox – Stiamo ottenendo tutto senza alcun costo». Insomma, il deal perfetto.
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