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Prova a prendermi: “Ex assistente di volo ha viaggiato gratis 4 anni con documenti falsi”

Leonardo DiCaprio in "Prova a prendermi" (2002) 
Dipendente di una compagnia per due anni (fino al 2019), l’uomo sarebbe rimasto nelle banche dati come lavoratore del settore ottenendo biglietti di cortesia. Sconcerto per la falla nella sicurezza negli Stati Uniti. L’accusato, che si dichiara innocente, rischia fino a 20 anni
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ROMA – Nel film Prova a prendermi, un bravissimo Leonardo DiCaprio – truffatore trasformista – viaggia gratis in aereo fingendosi un pilota della gloriosa compagnia Pan Am. Sfrutta, abilmente, un accordo tra i vettori che trasferiscono gratis membri di compagnie concorrenti per agevolarli nel loro lavoro.

Un ex assistente di volo canadese, 33 anni, deve aver visto questo film parecchie volte. Arrestato a Panama, estradato negli Stati Uniti, è sotto processo davanti al Tribunale delle Hawaii. Lo accusano di aver ottenuto “centinaia” di voli gratuiti – da tre diverse compagnie – spacciandosi per pilota del vettore per il quale ha lavorato (tra il 2017 e il 2019). In un comunicato, il Tribunale sostiene che l’uomo avrebbe usato una tessera “contraffatta” che lo identificava come dipendente.

L’ex assistente di volo si dichiara “non colpevole” e confida nelle capacità del suo difensore d’ufficio. Se condannato anche per frode telematica, rischia fino a 20 anni di carcere e una multa fino a…

ROMA – Nel film Prova a prendermi, un bravissimo Leonardo DiCaprio – truffatore trasformista – viaggia gratis in aereo fingendosi un pilota della gloriosa compagnia Pan Am. Sfrutta, abilmente, un accordo tra i vettori che trasferiscono gratis membri di compagnie concorrenti per agevolarli nel loro lavoro.

Un ex assistente di volo canadese, 33 anni, deve aver visto questo film parecchie volte. Arrestato a Panama, estradato negli Stati Uniti, è sotto processo davanti al Tribunale delle Hawaii. Lo accusano di aver ottenuto “centinaia” di voli gratuiti – da tre diverse compagnie – spacciandosi per pilota del vettore per il quale ha lavorato (tra il 2017 e il 2019). In un comunicato, il Tribunale sostiene che l’uomo avrebbe usato una tessera “contraffatta” che lo identificava come dipendente.

L’ex assistente di volo si dichiara “non colpevole” e confida nelle capacità del suo difensore d’ufficio. Se condannato anche per frode telematica, rischia fino a 20 anni di carcere e una multa fino a 250 mila dollari, oltre a un periodo di libertà vigilata.

Il sediolino in cabina

Le sue azioni, se confermate, gettano una luce sinistra sui sistemi di sicurezza delle compagnie aeree che dovrebbero controllare con massima attenzione l’identità di chiunque imbarchino, inclusi i colleghi o presunti colleghi di altri vettori.

A creare ancora più allarme è il fatto che l’ex assistente di volo avrebbe chiesto una volta di viaggiare all’interno della cabina di pilotaggio, in un seggiolino di riserva (il jump seat) che – eccezionalmente –viene concesso ai piloti fuori servizio (su autorizzazione del comandante che deve verificare le credenziali dell’ospite e leggere il suo certificato medico). Un posto che invece non può essere concesso per viaggi di piacere.

Come sarebbe stato possibile ingannare sistemi che, almeno sulla carta, sono costruiti su verifiche incrociate? Davvero basta avere un tesserino da dipendente contraffatto? Il sito della Cnn scrive che le compagnie aeree si affidano a banche dati, conservate su siti di terze parti, per verificare se qualcuno è effettivamente alle dipendenze di un vettore.

L’elenco

Secondo un esperto di sicurezza, la prima compagnia aerea – quella per la quale l’accusato ha effettivamente lavorato – può aver dimenticato di cancellare la persona dall’elenco dei suoi dipendenti. In questo modo, l’ormai ex assistente avrebbe potuto organizzare i suoi raggiri.

Il dipendente vero dispone anche di uno speciale tesserino (come “membro di equipaggio riconosciuto”) che va mostrato ai controlli d’imbarco insieme a un documento di identità, per superare i controlli.

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