NEW YORK – Elon Musk è tornato a Davos come un «alieno», parole sue: l’uomo che per anni ha deriso il World Economic Forum, definito un «governo mondiale non eletto», si è seduto al centro del palco, accolto da un applauso tiepido. «Sono un alieno ma nessuno mi crede», ha scherzato nel tentativo di scaldare la platea. Ironia che, poco dopo, non ha risparmiato neanche il presidente Donald Trump e la sua ultima creatura, il Board of peace. «È un Board che serve per la pace o per la conquista? Un pezzo di Groenlandia, più un pezzo di Venezuela?», ha detto giocando con le parole peace (pace) e piece (pezzo).
L’uomo più ricco del mondo, a capo di X, Tesla e SpaceX, non ha tenuto solamente un sermone politico ma ha lanciato un proclama aziendale che assomigliava al futuro dei romanzi di fantascienza: robot umanoidi nelle nostre case, intelligenza artificiale ovunque, la promessa di una ricchezza globale mai vista prima. Musk ha parlato della fine della povertà attraverso macchine capaci di…
NEW YORK – Elon Musk è tornato a Davos come un «alieno», parole sue: l’uomo che per anni ha deriso il World Economic Forum, definito un «governo mondiale non eletto», si è seduto al centro del palco, accolto da un applauso tiepido. «Sono un alieno ma nessuno mi crede», ha scherzato nel tentativo di scaldare la platea. Ironia che, poco dopo, non ha risparmiato neanche il presidente Donald Trump e la sua ultima creatura, il Board of peace. «È un Board che serve per la pace o per la conquista? Un pezzo di Groenlandia, più un pezzo di Venezuela?», ha detto giocando con le parole peace (pace) e piece (pezzo).
L’uomo più ricco del mondo, a capo di X, Tesla e SpaceX, non ha tenuto solamente un sermone politico ma ha lanciato un proclama aziendale che assomigliava al futuro dei romanzi di fantascienza: robot umanoidi nelle nostre case, intelligenza artificiale ovunque, la promessa di una ricchezza globale mai vista prima. Musk ha parlato della fine della povertà attraverso macchine capaci di prendersi cura di noi, portare a spasso il cane, produrre e organizzare il mondo con una precisione quasi evangelica. «Se vogliamo risolvere la povertà globale e creare ricchezza per tutti, l’unica strada sono l’IA e la robotica», ha affermato. «Con miliardi di robot umanoidi, la produzione economica globale si espanderà oltre ogni immaginazione», ha aggiunto. Ma senza ignorare i rischi: il miliardario sudafricano ha evocato l’ombra di un nuovo Terminator, il film in cui i cyborg controllano il mondo, ricordandoci che la linea tra meraviglia e catastrofe è sottile.
Nel colloquio con Larry Fink, l’ad di BlackRock e suo amico personale, Musk ha anche fatto una previsione: «Entro la fine del 2027 prevediamo di cominciare a vendere robot umanoidi al pubblico, una volta che saremo certi della loro sicurezza e affidabilità». I modelli si chiamano Optimus, sono alti 1,73, appaiono simili ad adulti umani, con due piedi, in grado di camminare e afferrare e manipolare oggetti con mani a cinque dita dotate di sensori tattili. Raccolgono oggetti, sollevano carichi, svolgono compiti pesanti, ma sanno anche “pensare” grazie all’hardware e software Tesla basati sui sistemi di autoguida. Il prezzo potrebbe essere tra i 20 e i 30 mila dollari (17-25 mila euro).
Musk ha anche confessato di sognare di morire su Marte, «ma non schiantandomi con la navicella», e di aver messo in piedi il suo impero tech ispirato dai libri di fantascienza letti da bambino. «Volevo che la fiction diventasse realtà», ha confessato.