Birol (Aie): “I prezzi di gas e petrolio resteranno bassi, l’Europa deve diversificare i fornitori”
dal nostro inviato Filippo SantelliDAVOS – I prezzi di gas e petrolio resteranno bassi anche nel 2026, a meno di grandi tumulti geopolitici», dice Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia.
Con Trump di tumulti ce ne sono, e un tempo i prezzi dell’energia erano i primi a reagire. Non è più così?
«Ci sono dei cuscinetti che li proteggono. Per il petrolio la crescita delle domanda globale rallenta, perché frena l’economia cinese e aumentano le auto elettriche, mentre c’è molta produzione che arriva dalle Americhe e quindi capacità di riserva. Anche la produzione di gas aumenta parecchio, specie quello liquefatto da Stati Uniti, Canada e Qatar. I mercati stanno passando nelle mani dei compratori».
A meno di grandi disordini, dice. Per esempio?
«Per esempio il blocco di stretti come quello di Hormuz».
I mercati energetici seguiranno le linee geopolitiche?
«Non ho mai visto un’ombra così lunga e oscura proiettata dalla geopolitica sull’energia. Ci sono molti punti di domanda sulle part…
DAVOS – I prezzi di gas e petrolio resteranno bassi anche nel 2026, a meno di grandi tumulti geopolitici», dice Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia.
Con Trump di tumulti ce ne sono, e un tempo i prezzi dell’energia erano i primi a reagire. Non è più così?
«Ci sono dei cuscinetti che li proteggono. Per il petrolio la crescita delle domanda globale rallenta, perché frena l’economia cinese e aumentano le auto elettriche, mentre c’è molta produzione che arriva dalle Americhe e quindi capacità di riserva. Anche la produzione di gas aumenta parecchio, specie quello liquefatto da Stati Uniti, Canada e Qatar. I mercati stanno passando nelle mani dei compratori».
A meno di grandi disordini, dice. Per esempio?
«Per esempio il blocco di stretti come quello di Hormuz».
I mercati energetici seguiranno le linee geopolitiche?
«Non ho mai visto un’ombra così lunga e oscura proiettata dalla geopolitica sull’energia. Ci sono molti punti di domanda sulle partnership attuali e future e non è una buona notizia per il settore, che ha tempi di investimento lunghi e non si potrà solo basare su considerazioni di mercato. Pensiamo al nucleare: per i Paesi che lo vogliono realizzare la scelta più importante è con chi farlo, perché tra 40 o 50 anni il partner dovrà essere lo stesso. Come un matrimonio cattolico: bisogna sceglierlo con grande cura».
Trump ha motivato l’operazione in Venezuela con il petrolio. Quelle riserve possono cambiare gli equilibri globali?
«No. Oggi il Venezuela produce l’1% del petrolio globale e la situazione degli impianti è così precaria che tornare a livelli significativi richiede enormi investimenti. Non può avvenire prima del 2030».
Una crisi in Iran invece?
«Ciò che succede lì può avere maggiori implicazioni, specie per la Cina che è il principale acquirente».
Per liberarsi dal gas russo l’Europa è diventata troppo dipendente da quello americano?
«Ho una regola d’oro per la sicurezza energetica: la diversificazione. Qualunque sia il tuo partner meglio non essere troppo dipendenti. Vale anche per gli europei. Inoltre la strada per l’Europa, che non ha risorse di gas o petrolio, è elettrificare il più velocemente possibile».
L’ossessione di Trump per le trivelle toglierà investimenti a rinnovabili e transizione?
«Può accadere negli Stati Uniti, ma nel resto del mondo le rinnovabili crescono veloci. Dei nuovi impianti attivati nel 2025 tre su quattro sono rinnovabili. Le auto elettriche aumentano veloci e la Cina inizierà presto anche i camion».