Gopinath: “Economia più fragile di quanto sembri, dazi e incertezza peseranno sempre di più”
di Filippo Santelli“Nei prossimi mesi Trump potrebbe essere più prudente con le tariffe», ci dice l’economista Gita Gopinath, ex vice direttrice del Fondo monetario internazionale e ora professoressa ad Harvard. «Ma se il mondo non cambia direzione, se andiamo avanti con questo caos e questa incertezza, gli effetti sulla crescita si accumuleranno, e si sentiranno eccome».
Sulla Groenlandia Trump ci ha ripensato: niente dazi. Pericolo scampato per l’Europa?
«Trump ha detto che ama le tariffe, perché sono uno strumento con cui può ottenere concessioni su qualsiasi tema, non solo i commerci. Sospetto però che quest’anno possa essere più cauto perché a novembre negli Stati Uniti arrivano le elezioni di Midterm e ci sono già grosse preoccupazioni per il costo della vita. Le tariffe hanno alzato i prezzi in America tra cinque e sette decimi di punto, un effetto notevole. E poi c’è l’attenzione ai mercati, bisogna evitare che qualcosa crolli».
Eppure l’economia globale tiene, e quella americana corre. Sono pi…
“Nei prossimi mesi Trump potrebbe essere più prudente con le tariffe», ci dice l’economista Gita Gopinath, ex vice direttrice del Fondo monetario internazionale e ora professoressa ad Harvard. «Ma se il mondo non cambia direzione, se andiamo avanti con questo caos e questa incertezza, gli effetti sulla crescita si accumuleranno, e si sentiranno eccome».
Sulla Groenlandia Trump ci ha ripensato: niente dazi. Pericolo scampato per l’Europa?
«Trump ha detto che ama le tariffe, perché sono uno strumento con cui può ottenere concessioni su qualsiasi tema, non solo i commerci. Sospetto però che quest’anno possa essere più cauto perché a novembre negli Stati Uniti arrivano le elezioni di Midterm e ci sono già grosse preoccupazioni per il costo della vita. Le tariffe hanno alzato i prezzi in America tra cinque e sette decimi di punto, un effetto notevole. E poi c’è l’attenzione ai mercati, bisogna evitare che qualcosa crolli».
Eppure l’economia globale tiene, e quella americana corre. Sono più fragili di quanto sembri?
«Sì. L’impatto delle tariffe è stato bilanciato da politiche fiscali espansive, ma soprattutto dall’effetto dell’Intelligenza artificiale su investimenti, Borse, ricchezza e consumi. Ma se si continua su questa traiettoria di caos politico e imprevedibilità commerciale gli effetti sono destinati ad accumularsi nel tempo. Anche subito dopo lo choc della Brexit l’economia inglese ha retto, l’impatto si è visto dopo qualche anno, ora si stima abbia perso tra 6 e 8 punti di Pil».
Svolte non sembra di vederne: il mondo va verso più instabilità e più protezionismo. No?
«L’inizio dell’anno è preoccupante».
Parlava dell’IA, è una bolla?
«Io credo che sia una tecnologia rivoluzionaria, che avrà un significativo impatto sulla produttività, ma sono scettica sul fatto che tutte le società possano realizzare una quantità di profitti tale da giustificare questo livello di valutazioni e investimenti”.
Si aspetta una correzione o uno scoppio?
“Abbiamo già iniziato a vedere una correzione dalla fine dello scorso anno, gli investitori sono diventati molto più selettivi. Se scoppierà in modo violento dipende dal verificarsi o meno di alcuni eventi inattesi: l’emergere di una nuova Deepseek, oppure una inflazione molto oltre le previsioni – un rischio reale - che costringa la Fed ad alzare i tassi. Avvenne anche prima della bolla delle “dot com”».
Alcuni ipotizzano che siano stati proprio i mercati a ad ammorbidire Trump. Durante l’escalation artica hanno ricominciato a “vendere l’America”?
«Non credo ci si sia stato un “vendere l’America” negli ultimi mesi, più un fisiologico “diversificare l’America”. All’inizio del 2025 il resto del mondo era molto sbilanciato sui titoli americani e sul dollaro, non è sorprendente che ci sia stata una maggiore diversificazione. Ma essendo gli Stati Uniti i protagonisti del settore dell’IA insieme alla Cina, e non l’Europa, ci sarà sempre un appetito per investire lì”.
Quindi l’eccezionalismo americano non mostra delle crepe?
“Non esagererei le crepe. I rendimenti dei titoli americano sono buoni considerato l’ammontare del debito. C’è stata una maggiore protezione rispetto al rischio dollaro con l’oro, certamente legata alla geopolitica, ma non è nulla al momento rispetto a quanto era stato comprato. Fintantoché ci sono una Banca centrale indipendente e le istituzioni solide che supportano i mercati finanziari il dollaro resterà dominante».
Già, fino a quando? Trump vorrebbe la Fed ai suoi ordini: vede un rischio per la sua autonomia?
«C’è un rischio ed è una cosa che non avrei mai pensato di poter dire, di per sé preoccupante. Ma vedendola dal lato positivo: c’è stata una chiara reazione del Congresso, anche da parte dei repubblicani. E anche la Corte Suprema ha mandato dei segnali».
Si sollecita una riscossa dell’Europa, oggi l’area del mondo che cresce meno. Il divario di competitività con Stati Uniti e Cina sta crescendo ancora?
«L’Europa deve fare molto di più. Sono stati scritti splendidi rapporti ma vanno realizzati. Le previsioni di crescita per i prossimi anni testimoniano che non ci si aspetta riforme strutturali, come il rafforzamento del mercato unico. Bisogna però dare credito all’Europa di essere “l’adulto nella stanza”, quella che prova a tenere in piedi l’ordine internazionale».