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Arriva il ponte tra i capitali e le medie aziende italiane

L'ingresso della Borsa Italiana, a Piazza Affari a Milano

 

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Arca, Eurizon, Generali e altri: già otto soggetti in campo per affiancare la Cdp nel nuovo Fondo nazionale strategico che investe in Pmi
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Un nuovo strumento si aggira per i corridoi di Palazzo Mezzanotte, la sede di Borsa Italiana. Ha un’architettura piuttosto articolata, un’anima pubblico-privata ed è interessato soprattutto alle piccole e medie imprese negoziate fuori dal listino principale di Milano, il Ftse Mib. Il suo nome è Fondo Nazionale Strategico Indiretto, Fnsi, e ha come obiettivo dichiarato quello di sostenere l’economia reale italiana, fornendo capitali freschi a quelle realtà che ne costituiscono il tessuto imprenditoriale.

Lo strumento sotto la lente

L’Fnsi è un fondo di fondi, istituito e sottoscritto interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne ha affidato la gestione a Cdp. Nasce come costola del Patrimonio Rilancio, lo strumento ideato sempre dal governo ai t…

Un nuovo strumento si aggira per i corridoi di Palazzo Mezzanotte, la sede di Borsa Italiana. Ha un’architettura piuttosto articolata, un’anima pubblico-privata ed è interessato soprattutto alle piccole e medie imprese negoziate fuori dal listino principale di Milano, il Ftse Mib. Il suo nome è Fondo Nazionale Strategico Indiretto, Fnsi, e ha come obiettivo dichiarato quello di sostenere l’economia reale italiana, fornendo capitali freschi a quelle realtà che ne costituiscono il tessuto imprenditoriale.

Lo strumento sotto la lente

L’Fnsi è un fondo di fondi, istituito e sottoscritto interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne ha affidato la gestione a Cdp. Nasce come costola del Patrimonio Rilancio, lo strumento ideato sempre dal governo ai tempi del Covid-19, e ha lo scopo di investire fino a 350 milioni in una dozzina di nuovi fondi gestiti da Sgr private.

La creatura inizia ora a prendere forma: con un ticket minimo di 35 milioni, l’Fnsi può sottoscrivere fino al 49% di Oicr (Organismi di investimento collettivo del risparmio) di nuova costituzione, a patto che questi investano a loro volta almeno il 70% delle masse gestite in azioni di emittenti italiane di media e piccola capitalizzazione, che non appartengano al Ftse Mib o ai settori bancario, assicurativo o finanziario. È ammesso solo un fondo per società di gestione.

Il ruolo degli investitori privati

A questo punto una precisazione è dovuta: l’Fnsi è chiuso a investitori diversi dal Mef, ma istituzionali o retail professionali possono partecipare all’iniziativa - e sono caldamente invitati a farlo - attraverso i diversi Oicr sotto il suo ombrello. Sono loro a dover garantire almeno il 51% della raccolta. Così la macchina, si stima, potrebbe mobilitare 700 milioni e oltre da impegnare per almeno cinque anni nell’economia reale del Bel Paese.

Giorgetti: “Una leva significativa di modernizzazione”

Venerdì scorso Mef, Cdp e Borsa hanno fatto il punto della situazione con qualche centinaio di investitori e i fondi che hanno già aderito. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha definito l’Fnsi «una leva significativa di modernizzazione», riconoscendo che «un mercato dei capitali ampio ed efficiente è un fattore abilitante per la crescita del Paese e per il finanziamento delle imprese».

Gli hanno fatto eco il sottosegretario Federico Freni, secondi il quale «chi investe nel Fondo Nazionale Strategico investe nel Paese, nella solidità del suo sistema produttivo e nella spina dorsale della nostra economia», e l’ad di Borsa Italiana, Fabrizio Testa, che ha parlato di «un’iniziativa innovativa» per convogliare «risorse significative sul mercato domestico».

Otto fondi all’appello

Al momento di fondi se ne contano otto, ma c’è tempo fino a giugno per prendere parte all’iniziativa. Alcuni sono ormai prossimi al primo closing. Tra questi, a quanto si apprende, ci sono Eurizon Fia Sviluppo Italia, gestito dalla Sgr di Intesa Sanpaolo e che chiuderà la prima fase di raccolta il 30 gennaio con circa 110 milioni, e Generali Future Leaders Italia, gestito da Generali AM, per cui il primo round dovrebbe terminare per fine mese, con una dotazione complessiva di circa 123 milioni (55 provenienti dalle compagnie di assicurazione del Leone, affiancati da 50 dell’Fnsi e circa 18 di investitori terzi).

Anche il lancio di Arca Sviluppo Italia, con un obiettivo di 100 milioni, è ormai imminente: il closing è previsto per fine febbraio e la partenza del fondo a inizio marzo. A questi si aggiungono Equita Rilancio Small Cap Italia (con un target di 100 milioni), Algebris Tricolore Pmi (obiettivo minimo 70 milioni), Amundi Crescita Italia e il veicolo di Anima Sgr che, come annuncia Andrea Mandraccio, responsabile Business Development del gruppo, sarà lanciato a breve e sarà gestito da un team guidato da Luigi Dompè. L’ottavo è Miria Smid Cap Italia, nelle mani della Sgr di Enasarco, la cassa degli agenti e dei rappresentanti di commercio che vi partecipa come investitore.

All’evento hanno preso parte anche altri potenziali investitori istituzionali, come Enpaia (l’ente di previdenza del settore agricoltura), che di recente ha deliberato un investimento iniziale in quattro fondi sotto l’ombrello Fnsi per un totale di 12 milioni, Enpam (medici e odontoiatri), che è interessata al progetto ma sta ancora valutando i prossimi passi, e Cassa Forense (avvocati), pronta ad aderire, perché, come dice la presidente Maria Annunziata, «la scelta è pienamente compatibile con una gestione responsabile del patrimonio previdenziale e con la tutela degli interessi degli iscritti».

Fnsi è cioò di cui hanno bisogno le pmi?

Ora che l’architettura ha una forma definita, sorge spontanea la domanda: è davvero ciò di cui le pmi hanno bisogno? «L’iniziativa è virtuosa, nei sui obiettivi di evitare i delisting e ampliare il mercato italiano, piuttosto asfittico, come anche nella decisione di concentrarsi prevalentemente sulle società già quotate». Davide Squarzoni, ad di Prometeia Advisor Sim, nota come il segmento delle medie imprese, lo Star, sia sempre più frequentato da investitori stranieri e meno da quelli nazionali, nonostante nel lungo periodo offra rendimenti superiori rispetto al listino principale e maggiore diversificazione. L’Italian Mid Cap index regala soddisfazioni anche a livello europeo, dove nell’ultima decade ha sovraperformato gli indici equivalenti di 400 punti base per anno.

Dopo i dovuti applausi, l’esperto evidenzia però due criticità che potrebbero ridurre la capacità di raccolta della macchina. «In primo luogo, gli investitori istituzionali che decidono di partecipare non possono accedere al fondo dei fondi, ma devono scegliere uno dei veicoli sottostanti, fatto che potrebbe anche creare una certa competizione tra le Sgr. Inoltre - continua Squarzoni - lo strumento utilizzato è quello di un fondo chiuso, che evita la speculazione ma riduce la liquidità dell’investimento nei portafogli». Un terzo ostacolo potrebbe riguardare il target della raccolta che, essendo il ticket minimo del partner pubblico pari a 35 milioni, non potrà essere inferiore a circa 70 milioni per ogni closing.

Per conoscere lo strumento servirà comunque tempo. Per ora l’essere ha mosso solo i primi passi: l’impegno concreto sui listini deve ancora avvenire.

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