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Khaby Lame e il gemello Ai. L’affare è un mistero ma il mercato delle identità digitali è realtà

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Il Tiktoker ha venduto una delle sue aziende in cambio di azioni di una sconosciuta società quotata al Nasdaq. Alla base un possibile accordo sullo sfruttamento di immagine dell'influencer attraverso un “clone” AI. Gli esperti avvertono: “Un patto con il diavolo” E su OnlyFans il mercato delle identità si sta già sviluppando
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Vendere se stessi. Non solo il proprio lavoro, non solo la propria immagine per una campagna pubblicitaria. Ma proprio la propria identità: il volto, la voce, ogni minima espressione facciale. I propri dati biometrici per creare una versione digitale capace di continuare a lavorare, produrre contenuti, vendere prodotti in ogni angolo del mondo, ventiquattro ore su ventiquattro, mentre l'originale in carne e ossa fa tutt'altro. O magari niente. È esattamente quello che potrebbe essere accaduto nel caso che in questi giorni sta scuotendo l'industria digitale globale e che coinvolge Khaby Lame, il tiktoker italo-senegalese diventato il creator più seguito al mondo con oltre 160 milioni di follower.

I dubbi sulla società acquirente

I documenti depositati …

Vendere se stessi. Non solo il proprio lavoro, non solo la propria immagine per una campagna pubblicitaria. Ma proprio la propria identità: il volto, la voce, ogni minima espressione facciale. I propri dati biometrici per creare una versione digitale capace di continuare a lavorare, produrre contenuti, vendere prodotti in ogni angolo del mondo, ventiquattro ore su ventiquattro, mentre l'originale in carne e ossa fa tutt'altro. O magari niente. È esattamente quello che potrebbe essere accaduto nel caso che in questi giorni sta scuotendo l'industria digitale globale e che coinvolge Khaby Lame, il tiktoker italo-senegalese diventato il creator più seguito al mondo con oltre 160 milioni di follower.

I dubbi sulla società acquirente

I documenti depositati il 9 gennaio presso la Securities and Exchange Commission americana raccontano di un'operazione finanziaria che a prima vista farebbe impallidire qualsiasi precedente nella creator economy. Rich Sparkle Holdings Limited, gruppo internazionale attivo nel settore digitale, che sul proprio sito si presenta come “ fornitore di servizi di stampa finanziaria e corporate, specializzato nella progettazione e stampa di materiali finanziari di alta qualità a Hong Kong, avrebbe acquisito Step Distinctive Limited – la società che detiene tutti i diritti commerciali legati a Khaby Lame – per una valutazione complessiva di 975 milioni di dollari, da corrispondere attraverso l'emissione di 75 milioni di azioni ordinarie. Numeri da prendere con molta prudenza visto che la sconosciuta società acquirente, soltanto pochi giorni prima dell’operazione capitalizzava 300 milioni di dollari e il titolo è schizzato proprio in corrispondenza dell'annuncio. La società del tiktoker non incasserebbe quindi il miliardo di cui parla nelle sue comunicazioni alla Sec ma azioni della società acquirente, suscettibili di grandi variazioni. Ma non sono i numeri a rendere questa vicenda eccezionale, quanto quello che l’accordo potrebbe includere. Il condizionale è d’obbligo perché mentre l’operazione è pubblica nei suoi profili finanziarie, lo è molto meno per quanto riguarda i dettagli dell’intesa. L'acquisizione – riferiscono fonti di stampa – non riguarderebbe soltanto i classici asset di una società di influencer marketing: partnership commerciali, licenze, e-commerce. Nell'accordo rientrerebbe qualcosa di profondamente diverso: l'autorizzazione all'uso dei dati biometrici del creator per sviluppare tecnologie basate sull'intelligenza artificiale. In termini concreti, si tratterebbe di un "AI Digital Twin", un gemello digitale in grado di replicare con precisione millimetrica le caratteristiche distintive di Khaby Lame: la sua mimica facciale inconfondibile, la sua voce, i suoi gesti, persino i tempi comici che lo hanno reso celebre. Un avatar capace di generare contenuti potenzialmente all'infinito, in qualsiasi lingua, per qualsiasi mercato, senza che il Khaby Lame in carne e ossa debba mai presentarsi davanti a una telecamera. Uno scenario che gli addetti ai lavori hanno già cominciato a conoscere negli ultimi tempi.

"Quello che stiamo vedendo è qualcosa che ho già incontrato due anni fa, quando alcune talent su OnlyFans che seguo hanno ricevuto proposte per vendere i loro dati biometrici", spiega l'avvocata Alberta Antonucci, specializzata nel diritto degli influencer. "All'epoca mi opposi fermamente perché temevo un utilizzo distorto dell'immagine – parliamo di ragazze giovani che avrebbero potuto ritrovarsi utilizzate per contenuti inappropriati o illegali senza avere alcun controllo". Nel caso di Khaby Lame, il contesto appare diverso: "Probabilmente l'immagine verrà blindata contrattualmente per essere utilizzata solo per la vendita di prodotti leciti, anche considerando che lui ha dichiarato pubblicamente di essere musulmano e quindi ha esigenze specifiche di tutela religiosa della propria immagine", osserva Antonucci.

Il valore strategico dell'automazione dell'identità

L'interesse delle aziende per questo tipo di operazione risiede nella trasformazione radicale del modello di business. "Per un'azienda è estremamente vantaggioso", continua Antonucci. "Non hanno più bisogno del creator fisico per le attivazioni commerciali. Hanno il clone pronto e possono caricarlo di informazioni digitali come meglio credono, senza dover negoziare ogni volta, senza vincoli di agenda, senza limitazioni geografiche. È ultra-performante: lo programmi come vuoi e parte".

Il gemello digitale elimina tutti i problemi logistici che rendono complessa la gestione di un mega-influencer: jet lag, disponibilità limitata, necessità di set fotografici, team di produzione. Soprattutto, permette una scalabilità impossibile per un essere umano: lo stesso Khaby virtuale può contemporaneamente promuovere prodotti negli Stati Uniti, in Medio Oriente, nel Sud-Est asiatico, ciascuno nella lingua locale, adattato culturalmente al mercato di riferimento. “Pensiamo a Mr Beast che usando l’Ai soltanto per fare in modo che i suoi video siano tradotti in qualsiasi lingua è diventato lo Youtuber più seguito al mondo con quasi 500 milioni di follower”, commenta l’avvocata. "Il lato positivo per Lame è che si espande su tutti i mercati globali senza vincoli di spazio, tempo e di produzione", continua. "Khaby Lame era già geniale perché ha costruito il suo successo senza usare parole – quindi non aveva barriere linguistiche. Ma ora con il gemello digitale questa caratteristica viene portata all'estremo: può essere ovunque, sempre".

“Un patto col diavolo”

Dietro i numeri stratosferici e le prospettive commerciali, si nasconde però un dilemma che tocca questioni profonde di identità, autonomia e controllo sulla propria persona. "È un po' un patto col diavolo", ammette senza mezzi termini Antonucci. "Domani Khaby Lame potrebbe voler cambiare completamente vita, magari per scelte personali, religiose, etiche. Ma il suo gemello digitale continuerebbe a esistere, a vendere prodotti, a essere testimonial. Potrebbe trovarsi nella situazione paradossale di vedere se stesso promuovere cose con cui non è d'accordo".

Il contratto, secondo l'esperta, deve necessariamente prevedere paletti molto precisi: "Settori merceologici consentiti ed esclusi, limiti per ragioni religiose – fondamentali nel suo caso – politiche, tutela dell'onore e del decoro. Bisogna immaginare tutti i possibili scenari: può diventare testimonial di Armani? Sì. Di Ferrari? Forse. Di una campagna politica di Trump, quando lui è musulmano e magari non condivide quelle posizioni? Qui servono clausole chiare".Il problema diventa ancora più complesso considerando la durata temporale. "Parliamo di diritti d'autore, di paternità dell'opera", riflette Antonucci. "Se creo un libro, ne mantengo la paternità. Ma se vendo la mia immagine digitale e poi cambio idea, posso tornare indietro? Cosa succede se tra dieci anni voglio revocare l'autorizzazione? Ci sono aspetti etici e giuridici enormi".

Il nuovo mercato delle identità digitali

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'operazione Khaby Lame non rappresenta una novità assoluta. È piuttosto la prima emersione pubblica, con cifre da capogiro, di un fenomeno che sta crescendo sottotraccia. "Non sono sicura che sia il primo esempio in assoluto", conferma Antonucci. "Due anni fa ho visto una bozza di accordo per l'acquisto dei dati biometrici di talent su OnlyFans, che ho bloccato per i miei clienti perché non mi convinceva. Ma non escludo che nel mondo siano già in corso accordi simili". Anche su piattaforme meno mainstream, dunque, si sta sviluppando un mercato dell'identità digitale. "Su OnlyFans questa possibilità è concreta e secondo me prima o poi diventerà la norma. Anzi, sono sicura che accadrà", prevede l'avvocato.

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