ROMA – Dallo sdegno alla proposta. Dopo le proiezioni della Ragioneria che certificano sei mesi in più di lavoro entro il 2029 e una pensione di vecchiaia destinata ad arrivare a 70 anni dal 2065, le opposizioni passano all’attacco con una mozione unitaria sulle pensioni. Un testo promosso dal Pd e firmato anche da M5S e Avs che chiede al governo di fermare l’aumento automatico dell’età pensionabile, cancellare il legame con la speranza di vita e riaprire spazi di flessibilità in uscita, a partire da donne, lavori gravosi e carriere fragili.
Inganno elettorale
Il cuore della mozione è politico prima ancora che tecnico: l’accusa all’esecutivo di aver trasformato la previdenza nel «più grande inganno elettorale», dopo la promessa di cancellare la Fornero e l’impegno – mai manten…
ROMA – Dallo sdegno alla proposta. Dopo le proiezioni della Ragioneria che certificano sei mesi in più di lavoro entro il 2029 e una pensione di vecchiaia destinata ad arrivare a 70 anni dal 2065, le opposizioni passano all’attacco con una mozione unitaria sulle pensioni. Un testo promosso dal Pd e firmato anche da M5S e Avs che chiede al governo di fermare l’aumento automatico dell’età pensionabile, cancellare il legame con la speranza di vita e riaprire spazi di flessibilità in uscita, a partire da donne, lavori gravosi e carriere fragili.
Inganno elettorale
Il cuore della mozione è politico prima ancora che tecnico: l’accusa all’esecutivo di aver trasformato la previdenza nel «più grande inganno elettorale», dopo la promessa di cancellare la Fornero e l’impegno – mai mantenuto – a sterilizzare l’adeguamento automatico dei requisiti. Invece, nero su bianco nella legge di Bilancio, l’età salirà di un mese nel 2027 e di altri due mesi dal 2028, confermando un meccanismo che le opposizioni definiscono «socialmente cieco».
Nel mirino finiscono anche le scelte dell’ultimo triennio: il taglio delle risorse per usuranti e precoci, la cancellazione di Opzione donna, l’uso delle finestre per allungare i tempi di uscita e il tentativo – poi rientrato – di depotenziare il riscatto della laurea. «Non si può continuare a spostare in avanti l’asticella senza tenere conto delle condizioni reali di lavoro», è il messaggio che arriva dal testo.
La speranza di vita non è uguale per tutti
A pesare, ricordano i firmatari, sono le disuguaglianze strutturali. L’aspettativa di vita non è uguale per tutti: secondo i dati Inps, tra operai e dirigenti uomini la differenza arriva fino a quattro anni. E in un sistema ormai interamente contributivo, sottolinea la mozione, ha sempre meno senso sociale e finanziario innalzare per tutti l’età minima di uscita: chi ha carriere discontinue e salari bassi pagherà due volte, oggi e domani.
Pensione di garanzia per i giovani
Il testo allarga poi lo sguardo ai nodi di fondo: lavoro povero, precarietà, divari di genere, lavoro nero e fuga dei giovani all’estero. Un mix che indebolisce il sistema a ripartizione e produce pensioni sempre più magre. Non a caso tra gli impegni chiesti al governo c’è l’istituzione di una pensione di garanzia per i giovani – legata agli anni di contribuzione, anche figurativa per il lavoro di cura – e di una pensione pubblica universale contro la povertà in età anziana.
Ape sociale e Opzione donna strutturali
La mozione chiede anche di cancellare il silenzio-assenso sul Tfr ai fondi complementari, rafforzare i salari (salario minimo e stop alla contrattazione pirata) e rendere strutturali canali di uscita anticipata come Ape sociale, estesa agli autonomi, e Opzione donna. La partita ora è tutta politica: calendarizzazione e numeri. Ma dopo il silenzio del governo sulle proiezioni della Ragioneria, le pensioni tornano a essere un fronte aperto.