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Hydra, nella mini acciaieria verde di Rina realizzato il primo “lingotto” da 3,5 tonnellate

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Lo scorso 30 dicembre è stata effettuata la prima colata di collaudo nel sito del Csm al Tecnopolo di Castel Romano. Il prossimo test con il preridotto della torre in costruzione
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ROMA – Quattro cifre: 1.700. Quando sono comparse sul termometro del forno elettrico, l’ad del Centro sviluppo materiali (Csm) Stefano Luperi ha capito che il test stava procedendo nella giusta direzione. “Ci siamo – racconta ora di quella giornata – il collaudo è ben indirizzato, tutto il materiale è sciolto e uscirà senza bisogno di un ulteriore intervento”. Ma soprattutto, gli fa eco il direttore del dipartimento Materials and Technologies for Industrial Projects di Rina (che coordina il progetto) Roberto Sorci, “da qui non si torna indietro”. Una volta raggiunta la temperatura soglia, sarebbe stato necessario proseguire con tutte le altre fasi, dalla colatura al raffreddamento. E mettere alla prova tutte le simulazioni e le analisi effettuate in questi mesi. Non solo sulla capacità della mini-acciaieria green di portare a termine il processo, ma anche di farlo in sicurezza e con il semaforo verde a tutti i passaggi accessori, come il trattamento dell’acqua di raffreddamento e dei …

ROMA – Quattro cifre: 1.700. Quando sono comparse sul termometro del forno elettrico, l’ad del Centro sviluppo materiali (Csm) Stefano Luperi ha capito che il test stava procedendo nella giusta direzione. “Ci siamo – racconta ora di quella giornata – il collaudo è ben indirizzato, tutto il materiale è sciolto e uscirà senza bisogno di un ulteriore intervento”. Ma soprattutto, gli fa eco il direttore del dipartimento Materials and Technologies for Industrial Projects di Rina (che coordina il progetto) Roberto Sorci, “da qui non si torna indietro”. Una volta raggiunta la temperatura soglia, sarebbe stato necessario proseguire con tutte le altre fasi, dalla colatura al raffreddamento. E mettere alla prova tutte le simulazioni e le analisi effettuate in questi mesi. Non solo sulla capacità della mini-acciaieria green di portare a termine il processo, ma anche di farlo in sicurezza e con il semaforo verde a tutti i passaggi accessori, come il trattamento dell’acqua di raffreddamento e dei fumi.

L’acciaieria green di Rina/Csm al Tecnopolo di Castel Romano

Progetto Hydra al Tecnopolo di Roma

La prima colata nell’impianto in costruzione all’interno del Tecnopolo di Castel Romano di Roma – un’area di 52 ettari che ospita oltre 150 tra aziende, start up, centri di ricerca d’alta innovazione – è avvenuta lo scorso 30 dicembre, entro la fine del 2025 “come da calendario del progetto”, rivendica orgogliosamente Orazio Manni, che del progetto Hydra è direttore esecutivo. Approvato dal Mimit, ha il riconoscimento del Fondo Ipcei per Importanti progetti di comune interesse europeo, con finanziamenti di Bruxelles tramite il NextGeneration Eu e un investimento complessivo di 110 milioni di euro. Si tratta di un piccolo, minuscolo impianto di produzione di acciaio con un processo pulito, tramite idrogeno. Qua Rina creerà il know how per la realizzazione e la gestione dei cicli produttivi dell’acciaio verde da rivendere ai grandi acciaieri che dovranno decarbonizzare i propri impianti. “Il 24 dicembre sono arrivati sei camion Areti per darci la corrente necessaria (5 MW/h, ndr) – racconta ancora Luperi – una settimana dopo eravamo una quarantina ad assistere all’operazione di colata. Di solito siamo noi a dire ai clienti quello che devono fare e come. Ora abbiamo realizzato tutto noi, in casa. La squadra ha preso consapevolezza di aver fatto un salto, c’è stata una forte iniezione di fiducia”.

Le prossime fasi del progetto

Al termine del collaudo, dalla mini acciaieria è uscito un lingotto di circa 3,5 tonnellate. Nome in codice: Eaf001. “È il primo simulacro del progetto”, sottolinea Sorci. Rina ha ricevuto feedback dall’esterno, potenziali clienti che guardano con attenzione le fasi di testing e che dal 2029 si rivolgeranno all’azienda per avere consulenza sui propri stabilimenti. “Intanto acquisiamo informazioni e capiamo anche il settore dove è orientato – spiega Manni – Entro luglio termineremo il collaudo integrato di tutto l’impianto, poi per due anni lavoreremo settando i parametri e faremo le prove. Quando andremo sul mercato, avremo fatto tesoro di questo periodo di sperimentazione e interlocuzione con i principali attori del settore”. Per la seconda colata di testa c’è da aspettare ancora e verrà eseguita con il preridotto realizzato in loco, dopo la fine dei lavori sulla torre esterna.

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