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Ue-India, firmato l’accordo: perché è un buon affare per l’Europa tra dazi di Trump e Mercosur

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, accolta in India dal premier Narendra Modi 

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L’accordo arrivato alla firma dopo 20 anni di trattative riguarda un mercato di 2 miliardi di persone. Esclusi i settori “sensibili” dell’agricoltura, per evitare di cadere negli stessi ostacoli dell’intesa pendente con i Paesi latinoamericani
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ROMA – Via dazi per oltre 4 miliardi di euro: l’accordo commerciale di libero scambio, siglato stamane a New Delhi, apre un mercato di oltre 2 miliardi di consumatori. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen lo ha definito “la madre di tutti gli accordi commerciali”, e il primo ministro indiano Narendra Modi “il più grande accordo commerciale di sempre" per il Subcontinente, un accordo "storico" che "spingerà gli investimenti tra l'Ue e l'India e rafforzerà le catene di fornitura a livello globale. Non è un semplice accordo, ma un progetto di prosperità condivisa".

Per evitare gli ostacoli che rischiano di tenere fermo il trattato Ue-Mercosur per ancora due anni, sono stati esclusi dall’accordo i prodotti europeo più esposti alla concorrenza dell’export, e cioè carne di manzo e di pollo, zucchero, riso, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo.

L’export europeo ha grandi potenzialità di ampliamento, perché al momento è di soli 75 miliardi l’an…

ROMA – Via dazi per oltre 4 miliardi di euro: l’accordo commerciale di libero scambio, siglato stamane a New Delhi, apre un mercato di oltre 2 miliardi di consumatori. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen lo ha definito “la madre di tutti gli accordi commerciali”, e il primo ministro indiano Narendra Modi “il più grande accordo commerciale di sempre" per il Subcontinente, un accordo "storico" che "spingerà gli investimenti tra l'Ue e l'India e rafforzerà le catene di fornitura a livello globale. Non è un semplice accordo, ma un progetto di prosperità condivisa".

Per evitare gli ostacoli che rischiano di tenere fermo il trattato Ue-Mercosur per ancora due anni, sono stati esclusi dall’accordo i prodotti europeo più esposti alla concorrenza dell’export, e cioè carne di manzo e di pollo, zucchero, riso, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo.

L’export europeo ha grandi potenzialità di ampliamento, perché al momento è di soli 75 miliardi l’anno (di cui 26 in servizi): in India dà lavoro a 800 mila persone. L’India, quinta economia del mondo, ha 1,45 miliardi di abitanti, è la quinta economia del mondo e il nono partner commerciale europeo.

«Si prevede che il commercio corrente di beni e servizi raddoppierà entro cinque o sei anni», afferma il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic. Nel complesso «l'India ridurrà li dazi del 97% (totali o parziali), mentre l'Ue le ridurrà del 99%".

Oltre all’accordo commerciale, è stato siglato anche un Memorandum d’Intesa, per sviluppare tecnologie verdi. In particolare, verrà lanciata una task force sull’idrogeno verde. Inoltre prevista un’“agenda strategica” per i prossimi cinque anni che promuoverà iniziative su sostenibilità, mobilità e connettibilità.

L’accordo commerciale entrerà in vigore dopo l’approvazione del Consiglio e la ratifica del Parlamento Ue.

L’agricoltura, dazi giù fino a zero

Il 90% dei dazi d’ingresso al mercato indiano che arrivano attualmente fino al 150% (per esempio per il vino e i liquori, 110% per la birra, le salsicce e altri prodotti derivati dalla carne) scenderanno fino a percentuali molto più ragionevoli, tra il 10 e il 50%, e in qualche caso arriveranno addirittura a zero (per esempio per i succhi di frutta, i biscotti, la pasta, la cioccolata, l’olio d’oliva e altri oli vegetali, la margarina). Allo studio un accordo a parte per la tutela dei prodotti Igp. Al momento solo lo 0,6% dell’export europeo del settore agrifood arriva in India, e quindi i benefici saranno consistenti.

I vantaggi per l’industria

In alcuni casi, l’abolizione dei dazi sarà graduale: per esempio per le parti di auto si arriverà a zero, ma nell’arco di cinque anni, e per alcune componenti di dieci. Per quanto riguarda invece le auto intere, si andrà nell’arco di un anno dall’entrata in vigore del trattato dagli attuali dazi del 110% al 10%, per una quota annuale di 250 mila auto vendute. Verranno quasi eliminati del tutto i dazi sui macchinari (ora al 44%), quelli sugli aeromobili (dall’attuale 11%) , la plastica, l’ottica, i metalli, i prodotti chimici, il ferro e l’acciaio, e i prodotti farmaceutici.

Vantaggi per le Pmi

Il trattato ha un capitolo a parte per le Pmi, anche per abbattere le procedure troppo complicate, che limitano l’accesso a chi ha strutture organizzative limitate.

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