ROMA – La novità introdotta con il Ddl veicoli approvato in Senato lo scorso 20 gennaio riguarda potenzialmente 3,5 milioni di vetture. E promette di avere un impatto sul decoro urbano, sulla trasparenza dei dati amministrativi e anche sull’ambiente. Il testo, già approvato alla Camera, consente di rottamare le auto fuori uso anche se gravate da fermo amministrativo, andando a modificare il decreto legislativo del 24 giugno 2003, n. 209. Una misura che non altera la condizione debitoria dell’automobilista, ma che consente di togliere di mezzo i veicoli inutilizzabili che pesano sulle statistiche e sulla gestione ambientale.
Auto fuori uso e in fermo, cosa cambia
In base alle norme finora in vigore, l’automobilista con un veicolo inutilizzabile, no…
ROMA – La novità introdotta con il Ddl veicoli approvato in Senato lo scorso 20 gennaio riguarda potenzialmente 3,5 milioni di vetture. E promette di avere un impatto sul decoro urbano, sulla trasparenza dei dati amministrativi e anche sull’ambiente. Il testo, già approvato alla Camera, consente di rottamare le auto fuori uso anche se gravate da fermo amministrativo, andando a modificare il decreto legislativo del 24 giugno 2003, n. 209. Una misura che non altera la condizione debitoria dell’automobilista, ma che consente di togliere di mezzo i veicoli inutilizzabili che pesano sulle statistiche e sulla gestione ambientale.
Auto fuori uso e in fermo, cosa cambia
In base alle norme finora in vigore, l’automobilista con un veicolo inutilizzabile, non più marciante, e in fermo amministrativo, non poteva far demolire la vettura. Ed era tenuto al pagamento di bollo e assicurazione, su un mezzo ormai privo di valore commerciale. Di fatto una situazione di stallo finché l’automobilista non avesse risolto il debito ma che in moltissimi casi si traduceva nell’abbandono del mezzo in strada per anni. Le norme contenute nei quattro articoli del disegno di legge approvato dal Parlamento permettono ora la cancellazione dal Pra, il Pubblico registro automobilistico, anche dei veicoli fuori uso e in fermo amministrativo. Anche quelle distrutte, abbandonate, non reclamate dai proprietari, acquisite per occupazione.
Si introduce quindi la radiazione dal registro di questi mezzi quando la finalità è la rottamazione, ma si esclude la possibilità di accedere a incentivi statali per l’acquisto di nuovi veicoli. Sarà poi compito degli enti locali normare le procedure di attestazione di inutilizzabilità e di rimozione d’ufficio, anche con intervento immediato “per motivi di sicurezza o tutela ambientale”.
Un intervento per 3,5 milioni di veicoli
“Questo provvedimento – ha dichiarato la senatrice Fdi Marta Farolfi – ci permette di togliere dalle nostre strade oltre 3,5 milioni di veicoli fuori uso che, non avendo più valore economico, costituiscono solo un aggravio per la collettività sia dal punto di vista ambientale, sia del decoro urbano, sia economico perché nel momento in cui vengono trovati e presi in carico dalla collettività hanno chiaramente dei costi di custodia o di giacenza“. Una misura che di riflesso contrasta quindi anche il degrado urbano, ma pone poi la questione nelle mani dei Comuni. Sono le autorità locali che, rinvenuto il mezzo, segnalano al proprietario la richiesta di rimozione. Se dopo sessanta giorni non ricevono risposta, procedono con l’operazione. I comuni determinano il costo complessivo e le tariffe del servizio “nel rispetto dell'equilibrio economico-finanziario”, ma certo si pone la questione sugli oneri.
I requisiti per la rottamazione
Con la nuova norma, l’automobilista può richiedere la cancellazione dal Pra del mezzo incidentato o non funzionante anche se su di esso grava un fermo senza dover prima saldare il suo debito. Una volta accertato il requisito di “mezzo fuori uso o destinato alla demolizione”, la richiesta deve essere presentata presso un centro di raccolta autorizzato. È poi l’amministratore del registro a verificare i dati e procedere alla cancellazione dall’elenco. Il fermo però rimane in vigore, così come il debito pendente: la norma serve a semplificare la procedura, non interviene sul rapporto debitorio tra l’automobilista e lo Stato. Il creditore mantiene il suo diritto di riscossione, senza che il mezzo rimanga bloccato per anni, e può rivalersi eventualmente sul nuovo veicolo che il debitore dovesse acquistare.