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Condono, salta il blitz. Passo falso della destra

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Inammissibili le norme che volevano riaprire la sanatoria edilizia. Lo stop dopo le proteste delle opposizioni: “Atto criminogeno”
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ROMA - Il tentativo della maggioranza dura poche ore. Il tempo di finire sotto esame. L’esito è negativo: la riapertura del condono edilizio del 2003 non si può fare. Non con il decreto Milleproroghe, che Fratelli d’Italia, Lega e FI puntavano a sfruttare per riattivare la regolarizzazione degli illeciti varata dal governo Berlusconi.

La leva era pronta: tre emendamenti fotocopia. Ma la tagliola dell’ammissibilità li ha fatti fuori. Le proposte, infatti, figurano nell’elenco degli «inammissibili» messo a punto dai presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, Nazario Pagano e Giuseppe Mangialavori, a cui spetta la facoltà di stralciare i testi che non sono strettamente attinenti alle materie del decreto approvato dal Consiglio dei ministri.

ROMA - Il tentativo della maggioranza dura poche ore. Il tempo di finire sotto esame. L’esito è negativo: la riapertura del condono edilizio del 2003 non si può fare. Non con il decreto Milleproroghe, che Fratelli d’Italia, Lega e FI puntavano a sfruttare per riattivare la regolarizzazione degli illeciti varata dal governo Berlusconi.

La leva era pronta: tre emendamenti fotocopia. Ma la tagliola dell’ammissibilità li ha fatti fuori. Le proposte, infatti, figurano nell’elenco degli «inammissibili» messo a punto dai presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, Nazario Pagano e Giuseppe Mangialavori, a cui spetta la facoltà di stralciare i testi che non sono strettamente attinenti alle materie del decreto approvato dal Consiglio dei ministri.

Tra l’altro, il check sul Milleproroghe è ancora più stringente perché segue anche l’indicazione di una sentenza della Corte costituzionale del 2012, in base alla quale questi decreti «sebbene attengano ad ambiti materiali diversi ed eterogenei, devono obbedire alla ratio unitaria di intervenire con urgenza sulla scadenza di termini».

Allo stop a Montecitorio si arriva anche sulla scia delle proteste delle opposizioni. Il no al condono va di pari passo con le critiche sull’operato del governo al Sud, dove si contano i danni dell’ultima ondata di maltempo. «Meloni, anziché riproporre il condono, affronti la vicenda come una emergenza nazionale», attacca il responsabile dem per il Mezzogiorno Marco Sarracino. Per Angelo Bonelli (Avs) quello della maggioranza è «un emendamento criminogeno». Critici anche i 5 stelle. «Un atto osceno, significa non aver compreso nulla dell’importanza che riveste la cura del territorio in Italia», dice la vicecapogruppo alla Camera Ilaria Fontana.

Tra i circa 250 emendamenti finiti nel cestino, su un totale di 1.133, c’è anche quello del meloniano Andrea Volpi per ammettere alla rottamazione quinquies anche i contribuenti che al 30 settembre 2025 risultavano in regola con la quater. La riapertura dell’ultima definizione agevolata delle cartelle avrebbe garantito sconti più generosi perché l’edizione numero cinque ha una durata maggiore rispetto a quella precedente: i pagamenti, infatti, possono essere spalmati su nove anni, attraverso 54 rate bimestrali, invece che su cinque e in un massimo di 18 rate. Non solo. Dalla quinquies si decade dopo il mancato o insufficiente versamento di due rate, anche non consecutive, mentre basta un mancato pagamento per finire fuori dalla quater. Nulla da fare però.

A resistere, invece, è l’emendamento che vuole allargare le maglie del ravvedimento speciale, la sanatoria riservata ai titolari di partita Iva che hanno aderito al concordato preventivo biennale. La richiesta è di Forza Italia: la possibilità di sanare il passato versando un’imposta sostitutiva – si legge nel testo della proposta – «si applica anche all’annualità 2023». Una in più, quindi, rispetto all’arco temporale attuale (2018-2022).

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