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Meta e Microsoft macinano utili. Amazon, 16mila licenziamenti

Un lavoratore nel centro di distribuzione di Amazon a Tepotzotlan, in Messico

 

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Il gruppo di Bezos ne aveva già salutati quasi altrettanti. I conti invece non premiano Tesla: per la prima volta vendite annuali in flessione
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ROMA – Microsoft, Meta e Tesla, tre delle magnifiche sette aziende hi-tech che dominano i listini americani, hanno presentato ieri sera, dopo la chiusura dei mercati, i conti del trimestre. Addosso a loro gli occhi del mondo, che prova a capire se la forsennata corsa all’Intelligenza artificiale abbia ancora benzina per proseguire, o sia destinata ad avvitarsi. Prima risposta a caldo: la benzina pare esserci. Sia Microsoft che Meta infatti battono sotto ogni punto di vista le aspettative degli analisti. La prima mette a segno vendite per 81,3 miliardi di dollari, di cui oltre 51 della divisione cloud, in crescita del 26%, con quasi 31 miliardi di utile. La seconda 60 miliardi di fatturato, in crescita annuale del 24%, e 23 miliardi di utile (+8%). Entrambe prevedono di accelerare gli investimenti in capacità di calcolo e algoritmi a livelli ancora più impressionanti: per Meta, che sta costruendo in Louisiana un data center grande quasi quanto l’isola di Manhattan, le spese in conto ca…

ROMA – Microsoft, Meta e Tesla, tre delle magnifiche sette aziende hi-tech che dominano i listini americani, hanno presentato ieri sera, dopo la chiusura dei mercati, i conti del trimestre. Addosso a loro gli occhi del mondo, che prova a capire se la forsennata corsa all’Intelligenza artificiale abbia ancora benzina per proseguire, o sia destinata ad avvitarsi. Prima risposta a caldo: la benzina pare esserci. Sia Microsoft che Meta infatti battono sotto ogni punto di vista le aspettative degli analisti. La prima mette a segno vendite per 81,3 miliardi di dollari, di cui oltre 51 della divisione cloud, in crescita del 26%, con quasi 31 miliardi di utile. La seconda 60 miliardi di fatturato, in crescita annuale del 24%, e 23 miliardi di utile (+8%). Entrambe prevedono di accelerare gli investimenti in capacità di calcolo e algoritmi a livelli ancora più impressionanti: per Meta, che sta costruendo in Louisiana un data center grande quasi quanto l’isola di Manhattan, le spese in conto capitale saliranno da 70 ad almeno 115 miliardi di dollari. Si capirà oggi se i mercati guarderanno a questi ulteriori impegni come un elemento di forza o di debolezza.

Tesla, primo segno meno

Discorso diverso per la Tesla di Elon Musk, che in attesa dell’impatto dell’IA sul suo impero tecnologico paga la crisi del mercato delle vetture elettriche, specie negli Stati Uniti di Trump, e la propria crisi di popolarità a livello globale. I dati del trimestre, in linea con le attese, certificano che per la prima volta la società ha chiuso un anno con vendite in flessione (94,8 miliardi, -3%), lo stesso anno in ci la cinese Byd l’ha superata al primo posto della classifica globale dei produttori elettrici. Tesla ha anche confermato di aver investito 2 miliardi di dollari in xAi, la società di Musk che sviluppa il modello Grok, nonostante l’opposizione di molti soci a questa operazione, che rischia di indebolire il produttore di auto a benficio di una diversa provincia dell’impero.

Gli esuberi di Amazon

Intanto un’altra delle Magnifiche sette, Amazon, dà un argomento in più a chi teme che lo sviluppo dell’IA possa togliere posti di lavoro agli umani. Ieri il colosso tecnologico fondato da Jeff Bezos ha confermato che intende licenziare 16 mila dipendenti, come rivelato da una mail interna inviata per errore il giorno precedente. Questi esuberi si aggiungono ai 14 mila già annunciati ad ottobre, portando il totale a quasi il 10% della forza lavoro impiegata negli uffici della società (350 mila persone, che salgono a un milione e mezzo se si considerano anche magazzini e logistica).

Il taglio risponde alla strategia di snellimento burocratico e riduzione dei livelli decisionali intrapresa dal capo azienda Andy Jassy con l’obiettivo di rendere Amazon «la più grande startup del mondo», abbassare i costi e liberare risorse per i massicci investimenti - oltre 100 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2025 - con cui la società cerca di inseguire le rivali nella sfida alla frontiera dell’IA. Meno persone per sviluppare più algoritmi. Con l’aspettativa - più volte ribadita dallo stesso Jassy - che con più algoritmi ci sarà in futuro meno bisogno di persone.

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