Anche le capsule del caffè con plastica e alluminio: rivoluzione della differenziata da agosto
di Federico FormicaROMA – Novità in vista per uno dei rifiuti alimentari più difficili da gestire: capsule e cialde del caffè (e altre bevande) esauste. Dal 12 agosto infatti entrerà in vigore il regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi. In base a questo provvedimento, capsule e cialde saranno considerate a tutti gli effetti un packaging. Di conseguenza i produttori dovranno farsi carico – anche a livello di costi – della loro destinazione a fine vita insieme ai consorzi di recupero. Alcune sperimentazioni sono già in corso da qualche anno, e hanno già dimostrato come differenziare questi prodotti sia possibile. Da agosto però sarà tutta un’altra storia, perché la filiera del riciclo dovrà funzionare a livello nazionale.
Cosa cambia per i consumatori
A oggi le uniche cialde e capsule già considerate imballaggio sono quelle che, do…
ROMA – Novità in vista per uno dei rifiuti alimentari più difficili da gestire: capsule e cialde del caffè (e altre bevande) esauste. Dal 12 agosto infatti entrerà in vigore il regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi. In base a questo provvedimento, capsule e cialde saranno considerate a tutti gli effetti un packaging. Di conseguenza i produttori dovranno farsi carico – anche a livello di costi – della loro destinazione a fine vita insieme ai consorzi di recupero. Alcune sperimentazioni sono già in corso da qualche anno, e hanno già dimostrato come differenziare questi prodotti sia possibile. Da agosto però sarà tutta un’altra storia, perché la filiera del riciclo dovrà funzionare a livello nazionale.
Cosa cambia per i consumatori
A oggi le uniche cialde e capsule già considerate imballaggio sono quelle che, dopo l’utilizzo, rimangono vuote: un prodotto di nicchia, che consente al consumatore di gettarle nella plastica, nella carta o nell’indifferenziato senza problemi, visto che non contengono più nulla: i resti della bevanda infatti rimangono nell’apparecchio che la prepara.
Da agosto invece lo saranno anche quelle che rimangono piene dopo l’utilizzo. “Nella pratica, significa che da agosto potremo conferire le capsule e le cialde nella differenziata urbana anche se dentro c’è ancora il caffè o l’infuso” spiega Simona Fontana, direttrice generale del Conai, il consorzio nazionale degli imballaggi. In quale contenitore, dipende dal tipo di cialda: le più comuni sono quelle in alluminio per cui la maggior parte degli italiani le potrà gettare nella plastica. Ma già oggi sul mercato si possono trovare diversi caffè in cialde compostabili, reclamizzate perché un po’ più green: “Su questi prodotti, per il consumatore non cambia nulla – continua Fontana – le poteva conferire nell’umido e potrà continuare a farlo. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento, i produttori dovranno farsi carico di parte dei costi di gestione del fine vita”.
Una filiera nuova
L’elemento nuovo – e la maggior difficoltà – è proprio legata al contenuto. Finora infatti questi rifiuti finivano quasi sempre nell’indifferenziato. “In effetti, si tratta del primo articolo di imballaggio che si conferirà pieno” dice Fontana, “e questo comporta delle questioni nuove: per esempio il caffè esausto comporterà un maggior peso e aggiungerà umidità all’involucro: questo e altri temi saranno al centro delle discussioni e delle sperimentazioni dei prossimi mesi”. Anche se nel nostro Paese non si partirà da zero: Nespresso ha avviato da tempo due iniziative, una con Cial (il consorzio dell’alluminio) e una con Illy per far riportare ai clienti le capsule in negozio o all’isola ecologica perché vengano avviate a nuova vita: le capsule nella filiera dell’alluminio e della plastica e il caffè in quella del compostaggio.
Eco-design
Per il resto, bisogna ancora lavorare. Conai, con Unione italiana food ha aperto già da un anno un tavolo di lavoro per preparare il campo alla novità. Che non è solo normativa, ma tocca tutta la filiera del riciclo. Le imprese ad esempio sono al lavoro per progettare capsule più facili da separare e da riutilizzare (il cosiddetto eco-design) “quella che al consumatore appare tutta come plastica, può essere composta da polimeri diversi: d’ora in poi bisognerà avere delle attenzioni in più anche su questo piano” continua la direttrice generale del Conai.
Per farsi trovare pronti, gli attori del comparto faranno delle prove generali sul campo. I primi progetti verranno sviluppati già nelle prossime settimane in alcuni quartieri di Genova, Bari e Messina: “Partiremo da qui, anzitutto con un’opera di sensibilizzazione sui cittadini, perché si tratta di adottare un comportamento nuovo, ma anche con i gestori degli impianti per capire come gestire i volumi e quali pratiche adottare”.