Milano - La Federal Reserve ha votato per lasciare invariati i tassi di interesse, in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%. La decisione della Fed non è stata unanime, con 10 voti a favore e due contrari. A esprimersi contro sono stati i governatori Stephen Miran e Christopher Waller che erano favorevoli a un altro taglio dello 0,25%, come vorrebbe il presidente Donald Trump. Miran è l’ideologo del presidente che lo ha recentemente nominato nel board dei governatori. Waller è in corsa per la presidenza della Fed.
Nella conferenza stampa dopo la decisione del Fomc (Federal open market commitee) il governatore Jerome Powell ha detto di non aver ancora deciso niente sul suo futuro dopo maggio, quando il suo mandato scadrà. Potrebbe infatti restare all’interno del board della Fed lasciando meno spazio a Trump di occupare un’altra casella. Nel frattempo, ha aggiunto, «continueremo a fare il nostro lavoro. Non credo che la Fed perderà la sua indipendenza. Se dovesse perderla, sareb…
Milano - La Federal Reserve ha votato per lasciare invariati i tassi di interesse, in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%. La decisione della Fed non è stata unanime, con 10 voti a favore e due contrari. A esprimersi contro sono stati i governatori Stephen Miran e Christopher Waller che erano favorevoli a un altro taglio dello 0,25%, come vorrebbe il presidente Donald Trump. Miran è l’ideologo del presidente che lo ha recentemente nominato nel board dei governatori. Waller è in corsa per la presidenza della Fed.
Nella conferenza stampa dopo la decisione del Fomc (Federal open market commitee) il governatore Jerome Powell ha detto di non aver ancora deciso niente sul suo futuro dopo maggio, quando il suo mandato scadrà. Potrebbe infatti restare all’interno del board della Fed lasciando meno spazio a Trump di occupare un’altra casella. Nel frattempo, ha aggiunto, «continueremo a fare il nostro lavoro. Non credo che la Fed perderà la sua indipendenza. Se dovesse perderla, sarebbe difficile ripristinare la credibilità». E ha consigliato al suo successore di non avere a che fare con la politica. Parole a cui ha replicato a stretto giro il segretario al Tesoro Scott Bessent: «Indipendenza non significa non dover dar conto del proprio operato». Una conferma che il presidente della Fed è impegnato sul fronte dell’indipendenza viene dal fatto che era presente all’udienza della Corte Suprema su Lisa Cook, che Trump vuole licenziare. «È probabilmente il caso legale più importante nella storia della Fed».
La decisione di ieri sui tassi da parte della banca centrale americana ha confermato le aspettative del mercato e ha posto fine a tre tagli consecutivi di un quarto di punto percentuale avvenuti nei mesi scorsi, presentati come misure di mantenimento per prevenire potenziali flessioni del mercato del lavoro. La Fed ha anche migliorato la sua valutazione della crescita economica e attenuato le sue preoccupazioni sul mercato del lavoro rispetto all’inflazione. «Gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica si sta espandendo a un ritmo sostenuto. L’aumento dell’occupazione è rimasto basso e il tasso di disoccupazione ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione», si legge nella dichiarazione post-riunione. Quindi è difficile dire cosa succederà in futuro ai tassi di interesse anche se, ha detto Powell, «non escludiamo nulla, tuttavia nessuno nel comitato prevede che la prossima mossa sia un rialzo». Gli analisti si aspettano che la Fed possa prendersi una pausa sui tassi fino al prossimo giugno.
Ma «l’inflazione rimane piuttosto elevata» e rispetto alla precedente riunione sono stati eliminati i riferimenti a un rischio maggiore per un indebolimento del mercato del lavoro rispetto a un aumento dell’inflazione. Ciò suggerirebbe un approccio più paziente alla politica monetaria nel prossimo futuro, poichè i funzionari ritengono che i due obiettivi della Fed, di bassa inflazione e piena occupazione, debbano essere più in equilibrio. I mercati finanziari sono risultati poco mossi dopo la decisione della Fed, mostrando che questa era ampiamente attesa. L’indice S&P, che durante la seduta aveva superato per la prima volta i 7000 punti, nel finale ha finito leggermente sotto questa soglia. Nel corso della giornata di ieri, però, si sono registrati ampi movimenti sul mercato dei cambi, in particolare tra il dollaro e lo yen giapponese. Alle dichiarazioni di Trump favorevoli a un continuo indebolimento del biglietto verde, hanno fatto da contraltare quelle di Scott Bessent che è corso a precisare che «la politica di avere un dollaro forte non è cambiata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA