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Pil, primi segnali di risveglio. S&P alza l’outlook a positivo

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

 

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Il 2025 si chiude con un più 0,7%. L’agenzia conferma il rating. Giorgetti: il lavoro paga. L’occupazione manda segnali ambigui: scendono i senza lavoro, ma salgono gli inattivi
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ROMA – L’economia italiana archivia il 2025 con un Pil in crescita dello 0,7%, due decimi sopra le previsioni del governo già ridimensionate dall’1,2% stimato in precedenza. Il recupero matura nel finale d’anno. Ma il mercato del lavoro manda segnali più ambigui: a dicembre gli occupati calano e cresce l’inattività, mentre la discesa del tasso di disoccupazione riflette anche l’uscita dal mercato del lavoro. Una ripresa ancora fragile. Anche se la crescita acquisita dello 0,3% porta qualche analista a non escludere per quest’anno un Pil su dell’1%.

S&P conferma il rating dell’Italia

Buone notizie arrivano dal fronte delle agenzie di rating. S&P torna a promuovere l’Italia confermando il giudizio a BBB+, alzato nella scorsa primavera da BBB, ma portando l’o…

ROMA – L’economia italiana archivia il 2025 con un Pil in crescita dello 0,7%, due decimi sopra le previsioni del governo già ridimensionate dall’1,2% stimato in precedenza. Il recupero matura nel finale d’anno. Ma il mercato del lavoro manda segnali più ambigui: a dicembre gli occupati calano e cresce l’inattività, mentre la discesa del tasso di disoccupazione riflette anche l’uscita dal mercato del lavoro. Una ripresa ancora fragile. Anche se la crescita acquisita dello 0,3% porta qualche analista a non escludere per quest’anno un Pil su dell’1%.

S&P conferma il rating dell’Italia

Buone notizie arrivano dal fronte delle agenzie di rating. S&P torna a promuovere l’Italia confermando il giudizio a BBB+, alzato nella scorsa primavera da BBB, ma portando l’outlook (le prospettive) da stabile a positivo. Una decisione che per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti certifica come «la traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste: il lavoro paga». Tra le motivazioni di S&P, il risanamento dei conti che «procede», il deficit giù al 2,9% nel 2026 e l’avvio di un trend in calo del debito.

C’è un po’ di crescita

Tornando ai numeri Istat, nel quarto trimestre il Pil aumenta dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua. La spinta arriva dalla domanda interna, mentre il contributo del commercio estero resta negativo. Dal lato dell’offerta crescono tutti i principali comparti, con un apporto più marcato di industria e agricoltura.

Il dato italiano si inserisce in un quadro europeo complessivamente più favorevole del previsto. L’Eurozona chiude il 2025 a +1,5%, con un +0,3 nel quarto trimestre. La Spagna corre al 2,8% e accelera nel finale d’anno. Il Portogallo chiude a +1,9%. La Francia si ferma a +0,9%, rallentando a +0,2 tra ottobre e dicembre. La Germania ancora fiacca archivia l’anno a +0,2%.

La disinflazione e un primo recupero del potere d’acquisto hanno sostenuto consumi e investimenti in Italia, compensando l’impatto dei dazi e la debolezza dell’export.

Salgono solo gli occupati over 50

La fotografia cambia guardando al mercato del lavoro. A dicembre gli occupati diminuiscono di 20mila unità, attestandosi a 24 milioni e 142mila, mentre calano anche i disoccupati (-15mila) e cresce l’area degli inattivi (+31mila). Il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, dato rivendicato dal governo, ma il movimento è accompagnato da una riduzione della partecipazione: il tasso di occupazione scende al 62,5% e quello di inattività sale al 33,7%. Nel quarto trimestre gli occupati aumentano di 74mila unità, ma anche in questo caso la tenuta si accompagna a un aumento degli inattivi.

Il confronto annuo rende evidente lo squilibrio. Tra dicembre 2024 e dicembre 2025 l’Italia perde 116mila occupati under 24, 10mila tra i 25 e i 34 anni e 236mila tra i 35 e i 49 anni. A compensare è solo la fascia più anziana: gli over 50 aumentano di 424mila unità, di cui 297mila tra i 50 e i 64 anni e 128mila oltre i 65. L’occupazione cresce dove l’età avanza e si assottiglia nelle classi centrali e giovani: il punto debole che continua a pesare anche quando sul Pil i numeri del ciclo migliorano. 

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