Stellantis: arrivano nuovi modelli a Melfi e Atessa, ma Cassino rimane nel limbo
di Diego LonghinROMA - Un modello in più a Melfi, previsto entro il 2028, la produzione dei motori nella fabbrica di Termoli dopo il 2030, certificando cosi di fatto che il progetto della gigafactory di Acc è morto, e una nuova generazione di veicoli commerciali per il sito di Atessa. Rimane però l’incognita Cassino, forse la più grande rispetto agli stabilimenti italiani di Stellantis. Emanuele Cappellano, responsabile del mercato Europa di Stellantis, al tavolo automotive convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy non ha dato indicazioni particolari sul futuro del sito laziale. “A Cassino stiamo gestendo la transizione legata al cambiamento della strategia rispetto al full-electric”, ha detto. E pure su Maserati, il marchio di lusso del gruppo, si capirà il 21 maggio, giorno in cui verrà presentato il nuovo piano negli Stati Uniti, quale sarà il futuro. "Siamo impegnati a definire la miglior soluzione possibile per il futuro di Maserati. Gli ulteriori sviluppi saranno definiti sulla b…
ROMA - Un modello in più a Melfi, previsto entro il 2028, la produzione dei motori nella fabbrica di Termoli dopo il 2030, certificando cosi di fatto che il progetto della gigafactory di Acc è morto, e una nuova generazione di veicoli commerciali per il sito di Atessa. Rimane però l’incognita Cassino, forse la più grande rispetto agli stabilimenti italiani di Stellantis. Emanuele Cappellano, responsabile del mercato Europa di Stellantis, al tavolo automotive convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy non ha dato indicazioni particolari sul futuro del sito laziale. “A Cassino stiamo gestendo la transizione legata al cambiamento della strategia rispetto al full-electric”, ha detto. E pure su Maserati, il marchio di lusso del gruppo, si capirà il 21 maggio, giorno in cui verrà presentato il nuovo piano negli Stati Uniti, quale sarà il futuro. "Siamo impegnati a definire la miglior soluzione possibile per il futuro di Maserati. Gli ulteriori sviluppi saranno definiti sulla base del nuovo Piano Strategico", ha spiegato il numero uno dell’Europa. Sì alla linea italiana di neutralità tecnologica e di revisione del percorso di transizione verso l’elettrico portato avanti in Europa, “un passaggio necessario per la sopravvivenza del settore”, rimarca.
Necessario un piano nazionale, costi energia alti
Pungola però l’esecutivo Meloni sulla necessità di interventi anche nazionali: "Per tornare ad una crescita sostenibile, riteniamo sia necessario lavorare insieme ad un vero e proprio Piano per la competitività del settore automotive italiano", ha aggiunto Cappellano. I temi sono sempre gli stessi, segno che il governo non ha ancora dato risposte, soprattutto per quanto riguarda il costo dell’energia: "La riduzione dei prezzi dell'energia, con attenzione sia al costo della componente energetica che agli oneri di sistema; l'efficientamento del costo del lavoro, che premi chi fa innovazione e che riconosca le esigenze di un'industria in costante evoluzione e mutamento; la competitività della filiera, che va accompagnata verso innovazione e diversificazione. E' fondamentale agire con estrema decisione e, soprattutto, farlo immediatamente".
L’incognita Cassino
I progetti delle nuove Giulia e Stelvio a Cassino sono in via di revisione, profonda, perché erano previste solo le versioni a batteria. Situazione figlia del vecchio piano. Una correzione che ha mandato in crisi lo stabilimento dedicato all’Alfa Romeo (oltre alla Maserati Grecale) dove lavorano 2200 dipendenti. Nel 2025 sono state prodotto poco più di 19 mila auto, record negativo, e oggi l’azienda ha annunciato un nuovo stop fino al 7 febbraio, ma non è escluso che possa essere esteso ancora di una settimana. Da inizio anno a Cassino si è lavorato solo quattro giorni.
La produzione salirà nel 2026 con nuovi modelli
Cappellano al tavolo ha detto che la produzione aumenterà nel 2026 in Italia: “Ci sarà un modello in più a Melfi e una nuova generazione veicoli commerciali ad Atessa, a Cassino la nuova Maserati Grecale. A Termoli proseguirà il motore Gse dopo il 2030 ed è in arrivo una nuova linea cambi e-Dct". Valutazione che si basano sull’avvio, nell’ultimo trimestre del 2025, di nuove attività: “La produzione delle nuove Ds N8 e Jeep Compass a Melfi e della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori, oltre a ribadire l'impegno per il futuro dei due stabilimenti, ci permetterà, con gli altri modelli che lanceremo, di aumentare la produzione già dal 2026" ha spiegato. Situazione che dovrebbe ridurre il ricorso alla cassa integrazione e a nuove assunzioni nel corso dell’anno grazie ai lanci di nuovi modelli. Ribadito che anche nel 2026, come nel 2025, Stellantis – che ha come primo azionista Exor che controlla Repubblica – farà acquisti per 7 miliardi dalla filiera italiana dell’auto.
Urso: la proposta di revisione della Ue è insufficiente
Il ministro Urso è tornato sulla proposta di revisione al percorso di transizione verso il 2035 e l’elettrico. "Proposta che non è affatto sufficiente: abbiamo abbattuto il totem del 2035, ma non ci accontentiamo di dichiarazioni di principio; serve il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, lo sviluppo dei biocombustibili, risorse significative sulla filiera delle batterie e la tutela del Made in Europe".
Lavoratori in presidio
Davanti al ministero delle Imprese e del Made in Italy i lavoratori di diversi stabilimenti di Stellantis in sit-in per far sentire la voce delle fabbriche durante la riunione del tavolo voluto dal ministero per fare il punto sul percorso di modifica delle regole a livello Ue e sulla situazione italiana. "Delusione e rabbia. Questo è quello che, oggi, i lavoratori del Molise portano sotto al Mimit". Così Francesco Guida della Uilm di Termoli davanti il Ministero delle imprese e Made in Italy.
"Dal tavolo – aggiungono Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità – non è' arrivata nessuna risposta concreta per i lavoratori con una riduzione del fondo automotive, da 8 a 1,6 miliardi in 5 anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire l'occupazione in Italia”.