NEW YORK – L’effetto positivo dei dazi sui conti pubblici degli Stati Uniti sta evaporando prima del previsto. Il deficit commerciale è tornato a salire a novembre, registrando l’incremento più forte in 34 anni. A fare da traino le importazioni di beni tecnologici e strumentali, legati al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Questo fenomeno potrebbe spingere gli analisti a ridurre le stime di crescita per il quarto trimestre, ma anche a rivedere la narrazione edulcorata portata avanti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui la guerra commerciale avrebbe “fatto giustizia” di decenni di “sfruttamento” da parte dei partner storici, a cominciare dall’Europa.
Il deficit con l’Unione Eur…
NEW YORK – L’effetto positivo dei dazi sui conti pubblici degli Stati Uniti sta evaporando prima del previsto. Il deficit commerciale è tornato a salire a novembre, registrando l’incremento più forte in 34 anni. A fare da traino le importazioni di beni tecnologici e strumentali, legati al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Questo fenomeno potrebbe spingere gli analisti a ridurre le stime di crescita per il quarto trimestre, ma anche a rivedere la narrazione edulcorata portata avanti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui la guerra commerciale avrebbe “fatto giustizia” di decenni di “sfruttamento” da parte dei partner storici, a cominciare dall’Europa.
Il deficit con l’Unione Europea è passato da 8,2 a 14,5 miliardi. Le esportazioni americane sono diminuite di 400 milioni, passando a 34,3 miliardi, mentre le importazioni di prodotti Ue sono salite di 7,7 miliardi a 48,8. Deficit di 3 miliardi con l’Italia, 3,6 con la Francia e 7,4 con la Germania. Ma durante la riunione di Gabinetto alla Casa Bianca il presidente ha magnificato ieri l’effetto dei dazi, ribadendo che negli Stati Uniti ci saranno investimenti stranieri per oltre 18mila miliardi di dollari. Trump ha poi annunciato che la prossima settimana indicherà il governatore della Fed che a maggio succederà a Jerome Powell. «Sarà una persona che, credo, farà un ottimo lavoro».
Ma intanto dal punto di vista commerciale i numeri (relativi a novembre e forniti in ritardo a causa dei 43 giorni di blocco delle attività governative) confermano il trend negativo: secondo il Bureau of Economic Analysis e il Census Bureau del dipartimento del Commercio, il divario generale negli scambi è aumentato del 94,6%, raggiungendo i 56,8 miliardi di dollari, molto più dei 40,5 previsti dagli analisti. La variazione è la più alta dal ’92. Le importazioni, nonostante i dazi, sono aumentate del 5%, arrivando a 348,9 miliardi di dollari, mentre le esportazioni hanno registrato un calo del 3,6%, toccando i 292,1 miliardi. Gli importatori sono usciti dalla fase di incertezza dei primi mesi della guerra commerciale e hanno scommesso sullo sviluppo tecnologico. Ma il trend indica anche che qualità e varietà di molti prodotti stranieri continuano a prevalere sulla produzione interna. Forti aumenti nelle importazioni di computer, microchip e farmaci.