ROMA – L’allarme è stato recapitato al governo nelle scorse ore. Riguarda sei maxi-opere del Pnrr. Da Nord a Sud. La lista comprende il Terzo Valico dei Giovi, la Brescia-Verona-Padova, il passante Av di Firenze, la Napoli-Bari, la Salerno-Reggio Calabria e la Palermo-Catania-Messina. Investimenti ferroviari che valgono miliardi, ma che la stretta sull’iperammortamento per le imprese, inserita nella manovra, rischia di rallentare.
A scriverlo nero su bianco in una lettera inviata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al titolare delle Imprese Adolfo Urso sono Tesya e Jcb. La prima è azienda leader nella commercializzazione di grandi macchinari e attraverso la sua controllata Cgt ha l’esclusiva in Italia per l’importazione dei prodotti della società st…
ROMA – L’allarme è stato recapitato al governo nelle scorse ore. Riguarda sei maxi-opere del Pnrr. Da Nord a Sud. La lista comprende il Terzo Valico dei Giovi, la Brescia-Verona-Padova, il passante Av di Firenze, la Napoli-Bari, la Salerno-Reggio Calabria e la Palermo-Catania-Messina. Investimenti ferroviari che valgono miliardi, ma che la stretta sull’iperammortamento per le imprese, inserita nella manovra, rischia di rallentare.
A scriverlo nero su bianco in una lettera inviata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al titolare delle Imprese Adolfo Urso sono Tesya e Jcb. La prima è azienda leader nella commercializzazione di grandi macchinari e attraverso la sua controllata Cgt ha l’esclusiva in Italia per l’importazione dei prodotti della società statunitense Caterpillar (pale, bulldozer, camion, motori e trivelle). La seconda è una multinazionale che produce macchine per l’edilizia come escavatori e trattori.
Nella missiva trasmessa ai ministri, i due gruppi mettono in fila i contraccolpi generati dalla clausola “made in Europe”, che limita il riconoscimento della maxi-deduzione alle aziende che investono in beni (macchinari e software) prodotti nella Ue o all’interno dello Spazio economico europeo, che oltre ai 27 Paesi comprende anche Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Ecco le conseguenze: «Una riduzione dell’offerta – si legge nel documento – potrebbe tradursi in un rallentamento nell’esecuzione delle opere e nei processi di ammodernamento, con ricadute sulla competitività delle imprese e sulla qualità delle opere realizzate». L’alert era stato lanciato da Tesya già a dicembre, ma ora il rischio si è fatto più concreto. E più circostanziato. Con «riflessi negativi sui principali cantieri strategici legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza».
L’amministratore delegato del gruppo Pierre-Nicola Fovini prefigura uno scenario altrettanto preoccupante: «Potremmo essere costretti a riconsiderare l’attuazione del nostro piano strategico che prevede, solo in Italia e in un arco temporale di tre anni, investimenti per circa 800 milioni di euro». Da qui la richiesta: allentare la stretta sull’iperammortamento durante l’iter parlamentare del decreto Milleproroghe. Palla al governo, che nelle scorse settimane aveva messo in conto di estendere gli sconti fiscali ai Paesi del G7, tirando dentro quindi anche gli Stati Uniti.
Il Milleproroghe è anche il veicolo scelto dalla maggioranza per rilanciare una serie di battaglie. Fanno capolino negli emendamenti “segnalati” alla Camera. La Lega punta sulla proroga dello scudo erariale nonostante la contrarietà della Corte dei conti, ma anche sul rinvio dell’aumento delle tasse sulle criptovalute e sulla riapertura della rottamazione quater. Tra le priorità di Forza Italia ci sono l’estensione del ravvedimento speciale (la sanatoria per le partite Iva) al 2023 e il posticipo delle gare per l’affidamento delle concessioni balneari. Assieme ai leghisti, gli azzurri chiedono anche la proroga delle concessioni in essere per gli ambulanti. Fuori il differimento a luglio della tassa sui piccoli pacchi extra-Ue.