La domanda di energia è destinata ad aumentare ancora per rispondere alle necessità dei data center, dell’intelligenza artificiale e in generale di una popolazione mondiale in crescita. E Baker Hughes, che fornisce turbine, compressori e servizi anche per l’oil&gas, è ben posizionata per beneficiare di questa tendenza». Lorenzo Simonelli, presidente amministratore delegato del gruppo con sede a Houston, Usa, e una storica presenza in Italia, è consapevole di essere nel posto giusto al momento giusto.
Simonelli, ad ascoltarla l’impressione è che l’era dei combustibili fossili non sia finita.
«Il gas naturale sarà una fonte rilevante in questa nuova fase di crescita della domanda di energia. Ci piace definirlo un combustibile di destinazione, non solo …
La domanda di energia è destinata ad aumentare ancora per rispondere alle necessità dei data center, dell’intelligenza artificiale e in generale di una popolazione mondiale in crescita. E Baker Hughes, che fornisce turbine, compressori e servizi anche per l’oil&gas, è ben posizionata per beneficiare di questa tendenza». Lorenzo Simonelli, presidente amministratore delegato del gruppo con sede a Houston, Usa, e una storica presenza in Italia, è consapevole di essere nel posto giusto al momento giusto.
Simonelli, ad ascoltarla l’impressione è che l’era dei combustibili fossili non sia finita.
«Il gas naturale sarà una fonte rilevante in questa nuova fase di crescita della domanda di energia. Ci piace definirlo un combustibile di destinazione, non solo di transizione. È abbondante, flessibile e più sostenibile».
E il petrolio?
«È un settore ciclico. Al momento l’offerta è ampia e anche la domanda sta crescendo, ci aspettiamo che il mercato raggiunga un equilibrio nel 2027. Certo, l’incertezza dello scenario geopolitico attuale influisce sulle quotazioni: il prezzo fluttua (questa settimana il Brent ha toccato 70 dollari, ai massimi da settembre ndr), in risposta all’acuirsi delle tensioni internazionali».
A inizio anno la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro ha provocato un crollo dei future del greggio e ha aperto nuove possibilità di investimento nel settore petrolifero del Venezuela. Voi siete interessati?
«Siamo stati presenti a lungo nel Paese e avevamo un rapporto molto stretto con la compagnia statale Pdvsa, quasi tutte le loro macchine sono nostre. Oggi abbiamo qualche attività sotto licenza a supporto di un operatore. Se ci saranno le circostanze adatte, sotto il profilo della sicurezza del personale, certezze nei pagamenti e a livello amministrativo, saremo ben disposti a rientrare e potremo farlo rapidamente. Le dichiarazioni fatte ad oggi vanno nella direzione giusta, sia da parte del governo locale che di quello americano. Adesso aspettiamo i fatti. Poi per riportare la produzione ai livelli passati ci vorrà tempo».
Ha citato gli Stati Uniti. Da quella promessa di Trump tanto contestata, drill baby, drill, ha notato un cambio di passo?
«Sicuramente si discute molto più di energia e c’è maggior coscienza degli sforzi che l’oil&gas fa per il Paese. L’amministrazione lavora molto per cercare di alleggerire i regolamenti e questo è positivo. Le decisioni di investimento però spettano sempre alle imprese che tengono conto del ritorno economico. Quindi, trivellare sì, ma alle giuste condizioni. Inoltre la produzione Usa di greggio è già aumentata molto, ci aspettiamo che per il momento resti piatta».
Torniamo a voi. Il 2025 si è chiuso con un’accelerazione nei numeri (+5% gli ordini annuali a quasi 30 miliardi e +10% l’utile per azione rettificato a 2,6 dollari) e il 2026 è iniziato con importanti accordi nel campo dei fertilizzanti e dei sistemi di accumulo. Sembra che l’energia non sia più il vostro unico interesse.
«Guardiamo con attenzione ai settori complementari dove le nostre tecnologie possono essere impiegate, a cominciare dai data center, per cui offriamo la nostra turbina da 16 megawatt di potenza. Altri mercati in cui già operiamo sono le batterie, la geotermia e l’estrazione di materie prime».
Lo scorso anno avete annunciato l’acquisizione di Chart Industries. Come procede?
«Stiamo ottenendo le approvazioni necessarie e auspichiamo di chiudere entro la metà dell’anno, come previsto».
Di recente ha parlato di una revisione complessiva della vostra struttura, dai tagli dei costi alle efficienze in portafoglio. Cosa c’è oggi sul suo tavolo?
«In questo momento siamo concentrati su Chart, anche se ci guardiamo sempre intorno alla ricerca di tecnologie critiche. Il mondo sta cambiando e noi abbiamo un portafoglio costruito per rispondere alle novità con soluzioni innovative, dal prodotto alla manutenzione e ai servizi. Abbiamo solide prospettive di crescita, in cui la Toscana e l’Italia rivestono un ruolo centrale».
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