MILANO – A 23 anni di distanza del crac Parmalat si chiude uno degli ultimi capitoli della lunga vicenda giudiziaria che ne è seguita. Giovedì scorso la Corte di Appello di Bologna ha assolto con formula piena Luca Sala, Luis Alfonso Moncada e Antonio Luzi, i manager di Bank of America inizialmente indicati dalla procura di Milano come complici dell’ex patron Callisto Tanzi nella vendita ai risparmiatori dei bond spazzatura della società.
Un iter giudiziario lungo e frammentato quello scattato a seguito delle inchieste della procura di Milano. Dopo la condanna definitiva a dieci anni per aggiotaggio di Callisto Tanzi, il filone che riguardava i manager della filiale italiana di Bofa con l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta impropria è finito a Parma dove si è arrivati a una sentenza di primo grado soltanto il 21 aprile 2022, con la condanna di Sala a 7 anni, di Moncada a 6 anni e 6 mesi e di Luzi a 6 anni. Condanne ribaltate nella sentenza di appello. Malgrado fossero matur…
MILANO – A 23 anni di distanza del crac Parmalat si chiude uno degli ultimi capitoli della lunga vicenda giudiziaria che ne è seguita. Giovedì scorso la Corte di Appello di Bologna ha assolto con formula piena Luca Sala, Luis Alfonso Moncada e Antonio Luzi, i manager di Bank of America inizialmente indicati dalla procura di Milano come complici dell’ex patron Callisto Tanzi nella vendita ai risparmiatori dei bond spazzatura della società.
Un iter giudiziario lungo e frammentato quello scattato a seguito delle inchieste della procura di Milano. Dopo la condanna definitiva a dieci anni per aggiotaggio di Callisto Tanzi, il filone che riguardava i manager della filiale italiana di Bofa con l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta impropria è finito a Parma dove si è arrivati a una sentenza di primo grado soltanto il 21 aprile 2022, con la condanna di Sala a 7 anni, di Moncada a 6 anni e 6 mesi e di Luzi a 6 anni. Condanne ribaltate nella sentenza di appello. Malgrado fossero maturati i tempi per fare scattare la prescrizione i giudici hanno deciso di assolvere con formula piena i tre imputati. Secondo i magistrati, in relazione al primo capo di imputazione sulle operazioni che avrebbero contributo a causare il dissesto, “i fatti non costituiscono reato”, e in relazione a quello sulle possibili distrazioni “il fatto non sussiste”.