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Polegato (Geox): “Con l’Intelligenza artificiale l’Europa può ritrovare la spinta”

Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente di Geox 

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L’imprenditore della scarpa che respira: “Per tenere il passo di Stati Uniti e Cina bisogna investire nell’educazione e sostenere la digitalizzazione delle imprese. Anche le piccole ce la possono fare”
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«L’Europa e l’Italia possono essere una voce di stabilità in questo grande caos geopolitico, ma perché sia così la loro potenza, e intendo potenza economica, deve crescere». Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente di Geox, era al World economic forum di Davos, dove da anni è presenza fissa.

A Davos però le previsioni sull’Europa sono state funeste. Come possiamo tornare a crescere?

«Guardi che l’Europa parte da una situazione positiva, i bilanci pubblici dei Paesi sono sotto controllo, sono già stati fatti tanti passi per l’integrazione, c’è una creatività che è l’ingrediente base della crescita. Quello che manca rispetto a Stati Uniti e Cina è la spinta, e questa la può dare l’Intelligenza artificiale, che dà la rapidità della conoscenza».

In Geo…

«L’Europa e l’Italia possono essere una voce di stabilità in questo grande caos geopolitico, ma perché sia così la loro potenza, e intendo potenza economica, deve crescere». Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente di Geox, era al World economic forum di Davos, dove da anni è presenza fissa.

A Davos però le previsioni sull’Europa sono state funeste. Come possiamo tornare a crescere?

«Guardi che l’Europa parte da una situazione positiva, i bilanci pubblici dei Paesi sono sotto controllo, sono già stati fatti tanti passi per l’integrazione, c’è una creatività che è l’ingrediente base della crescita. Quello che manca rispetto a Stati Uniti e Cina è la spinta, e questa la può dare l’Intelligenza artificiale, che dà la rapidità della conoscenza».

In Geox la usate?

«Abbiamo iniziato, con ottimi risultati. Come molti nel settore della moda venivano da un periodo di flessione e quando abbiamo immaginato un nuovo prodotto, una scarpa “fast in” che si indossa senza doverla slacciare ed allacciare, abbiamo chiesto agli algoritmi di fare tutto il lavoro di “intelligence” per adattarla ai vari mercati dove operiamo: colori, forme, lacci, scatole. In sei mesi abbiamo venduto un milione e mezza di paia».

Funziona perché avevate già dei dati affidabili?

«Sì li avevamo, ma prima erano una valigia grande così, e ci volevano settimane per analizzarli. Con l’IA il risultato è stato stupefacente e ora lo applicheremo a un nuovo prodotto. Oggi la nostra creatività è spinta dalla tecnologia».

Quindi almeno per ora l’IA non ha sostituito il lavoro umano?

«La gente si preoccupa perché associa l’IA alla disoccupazione. Ma dal mio punto di vista è chiaro che nel medio termine sarà una spalla per l’uomo, non supererà mai la nostra intelligenza ma la supporterà con la velocità nel fornire i dati di cui ha bisogno».

Per le piccole aziende, con meno capitali e meno competenze, non sarà facile adottarla.

«In Italia il 90% delle imprese sono piccole e medie, un elemento di natura sistemica. Ma qui non si tratta di acquistare attrezzature specifiche: è un problema che va risolto attraverso la formazione, a partire dalla scuola, perché gli studenti di oggi sono i lavoratori di domani».

E in attesa che quei giovani arrivino sul mercato del lavoro le aziende cosa devono fare?

«Anche le aziende devono fare al loro interno questo lavoro, in parte assumendo nuove competenze e in parte formando i propri dipendenti. Tutte le imprese che esportano, e in Italia sono tantissime, sono in contatto con chi all’estero è più avanti, vedono come si muovono gli altri e possono farsi trainare. Nel mondo esistono già aziende nate con l’IA, con squadre snelle, ruoli nuovi e collaborazione continua tra umani e tecnologia. Ha idea su quanti aspetti possa impattare?».

Me lo dica lei.

«Previsione della domanda, riduzione degli sprechi, miglioramento della produttività, ottimizzazione delle catene globali di fornitura e e distribuzione, personalizzazione dell’esperienza del cliente. Si può iniziare senza investimenti enormi ed è l’unico modo per noi europei di restare sul mercato e rendere i nostri prodotti di nuovo competitivi. Il governo e l’Ue però si devono muovere».

In che senso?

«Devono stimolare questa trasformazione culturale, sia nei finanziamenti alla scuola che nel supporto alle imprese. Con fondi mirati e non a pioggia, perché non servono a nulla. Cina e Stati Uniti lo hanno chiaro, mentre da noi la voce della politica è assente».

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