Via della Seta il rilancio di Pechino
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloLa Via della Seta sta alla grande. In un mondo segnato dalle turbolenze scatenate dall’inquilino della Casa Bianca Donald Trump, la Cina di Xi Jinping vede nuove opportunità e Pechino investe nel mastodontico progetto del suo leader lanciato ormai tredici anni fa come mai aveva fatto finora.
mattone e non solo: il boom di investimenti
Lontani sono allora i tempi in cui la Via della Seta sembrava doversi ridimensionare, con lo stesso leader Xi che nel 2021 parlava di priorità a «progetti piccoli, ma belli». «Il 2025 ha registrato il più alto livello di impegno mai raggiunto, con 128,4 miliardi di dollari in contratti di costruzione (+81% sul 2024) e 85,2 miliardi di dollari (+62% rispetto all’anno precedente) in investimenti», si legge nel report recentemente pubblicato dalla Griffith University di Brisbane, Australia, e dal Green Finance & Development Center di Shanghai. Totale tra contratti e investimenti: 213,6 m…
La Via della Seta sta alla grande. In un mondo segnato dalle turbolenze scatenate dall’inquilino della Casa Bianca Donald Trump, la Cina di Xi Jinping vede nuove opportunità e Pechino investe nel mastodontico progetto del suo leader lanciato ormai tredici anni fa come mai aveva fatto finora.
mattone e non solo: il boom di investimenti
Lontani sono allora i tempi in cui la Via della Seta sembrava doversi ridimensionare, con lo stesso leader Xi che nel 2021 parlava di priorità a «progetti piccoli, ma belli». «Il 2025 ha registrato il più alto livello di impegno mai raggiunto, con 128,4 miliardi di dollari in contratti di costruzione (+81% sul 2024) e 85,2 miliardi di dollari (+62% rispetto all’anno precedente) in investimenti», si legge nel report recentemente pubblicato dalla Griffith University di Brisbane, Australia, e dal Green Finance & Development Center di Shanghai. Totale tra contratti e investimenti: 213,6 miliardi di dollari spalmati su 350 progetti (un +19% rispetto al 2024 in termini di numeri di progetti).
Espansione investimenti
«Per il 2026 sembra possibile un’ulteriore espansione degli investimenti nella Via della Seta e dei contratti di costruzione, nonostante - o a causa - delle difficoltà economiche globali causate dalle imposizioni commerciali guidate dagli Stati Uniti. C’è una chiara necessità di investimenti per stimolare la crescita e sostenere la transizione verde sia in Cina che nei Paesi della Belt&Road. Ciò offre continue opportunità per accordi nel settore minerario e della lavorazione dei minerali, accordi tecnologici come ad esempio produzione di veicoli elettrici, produzione di batterie, e per quanto riguarda l’energia verde», afferma Christoph Nedopil, autore della ricerca. «Inoltre, le volatilità e le incertezze del commercio globale possono stimolare gli investimenti nella resilienza della catena di approvvigionamento e l’esplorazione di nuovi mercati da parte delle aziende cinesi».
la mappa
L’impennata dei nuovi investimenti e dei contratti di costruzione è stata trainata dai progetti nel settore dell’energia: un impegno che è stato al tempo stesso il più inquinante e il più verde. Quello nel settore petrolifero e del gas è salito a circa 71,5 miliardi di dollari, più del triplo rispetto al precedente record del 2024 (nel report si segnala il progetto di costruzione dell’Ogigbgon Gas Revolution Park in Nigeria, del valore di 20 miliardi di dollari); mentre nell’energia verde ha raggiunto nuovi record con 18,3 miliardi di dollari destinati a progetti eolici, solari e di termovalorizzazione dei rifiuti.
I nuovi record
Pure il «settore metallurgico e minerario ha raggiunto nuovi record, superando quanto fatto nel 2024 (che era già stato un anno record) con circa 32,6 miliardi di dollari, principalmente attraverso investimenti e nella lavorazione dei minerali (circa 15 miliardi di dollari nel settore minerario) con particolare attenzione al Kazakistan», spiega il report.
Record battuti anche nel settore tecnologico e manifatturiero: 28,7 miliardi di dollari in investimenti high-tech nei data center, nelle batterie per veicoli elettrici e nell’idrogeno. Qui spiccano un investimento di 2,1 miliardi di dollari da parte della China Aviation Lithium Battery in una fabbrica di batterie al litio in Portogallo, e una struttura per la produzione di vetro fotovoltaico solare da 700 milioni di dollari in Egitto da parte della Xinyi Glass Holding.
Maggiori destinatari per quanto riguarda l’impegno nel settore delle costruzioni i Paesi africani: 61,2 miliardi di dollari (il Paese con il più alto volume nel 2025 è stato la Nigeria con circa 24,6 miliardi di dollari). Segue il Sud-Est asiatico (12,7 miliardi) e l’America Latina (2,1 miliardi). Per quanto riguarda l’Europa nel 2025 si registra un -6% in termini di contratti di costruzione e un -10% di investimenti.
Dalla sua istituzione l’impegno della Cina nella Belt&Road Initiative «ha raggiunto 1.399 miliardi di dollari, con circa 837 miliardi di dollari in contratti di costruzione e 561 miliardi di dollari in investimenti non finanziari». Il “progetto del secolo” (copyright di Xi Jinping) che dal 2013 ad oggi ha superato i mille miliardi di dollari - strade, ferrovie, porti e progetti energetici per collegare l’Asia all’Europa, all’Africa e all’America Latina - coinvolge ormai 150 Paesi. Una iniziativa che ha l’obiettivo preciso di stimolare la crescita e il commercio internazionale, e di ottenere grandi contratti per le aziende statali cinesi. Il valore medio delle operazioni di investimento con un valore superiore a 100 milioni di dollari è cresciuto, continua il report. «Dunque i ‘progetti piccoli ma belli’ dovrebbero essere considerati un ricordo del passato».
La ripresa dal 2023
Dopo il calo durante la pandemia, è dal 2023 che la Via della Seta ha iniziato a riprendersi: un mega progetto che sta, tra le altre cose, anche stimolando il commercio tra la Cina e il Sud globale, ampliando i mercati per i prodotti cinesi colpiti dai dazi trumpiani. L’export cinese verso gli Usa continua a registrare il segno meno (diminuito del 20% nel 2025), ma altri hanno colmato il calo: come il blocco Asean dei Paesi del Sud-Est asiatico (+13,4%), Africa (+25,8%). Non solo commercio, ma anche vantaggi geopolitici.
«Ci sono anche dei rischi, però, per la Cina. Molti Paesi della Belt&Road Initiative stanno assistendo a un aumento del loro deficit commerciale con la Cina», come notava l’Economist in un articolo dello scorso novembre. «Anche i prestiti sconsiderati concessi dalla Cina negli anni precedenti lasciano il segno. Tuttavia, la Cina sa che questi Paesi sono un pubblico prigioniero. Alcuni potrebbero lamentarsi silenziosamente degli squilibri commerciali o del debito, ma la tecnologia e le competenze edilizie offerte dalla Cina sono difficili da trovare altrove. La Cina spera che questi Paesi non abbiano altra scelta che sostenerla nel suo desiderio di essere l’artefice di un ordine mondiale alternativo».
In un mondo segnato dalle turbolenze scatenate dall’inquilino della Casa Bianca Donald Trump, la Cina di Xi Jinping vede nuove opportunità.