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Mutui per i giovani e prestiti agli studenti: la ricetta Abi per contrastare il calo demografico

Il direttore generale dell'Abi Marco Elio Rottigni (da destra) con l'ad Mps Luigi Lovaglio e il presidente dell'Abi Antonio Patuelli 

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L’audizione del direttore generale Rottigni alla Camera dei Deputati: Pil in calo del 3,5% nel 2030 per effetto del declino della popolazione
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ROMA – Il calo della popolazione, già in atto, ma che nei prossimi anni sarà ancora più accentuato, avrà impatti negativi anche sull’economia. Secondo le previsioni dell’Abi, «la sola dinamica demografica, in assenza di interventi correttivi», ha affermato nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica il direttore generale dell’Abi Marco Elio Rottigni, «determinerebbe nei prossimi decenni un rallentamento significativo della crescita economica italiana, già visibile nel medio periodo e ancora più marcato nel lungo periodo. In dettaglio, la dinamica demografica attesa comporterebbe livelli di Pil inferiori di oltre il 30% nel 2080 rispetto all’ipotesi di invarianza dell’occupazione; ma già nel 2030 il Pil risulterebbe inferiore di circa il 3,5%». Uno scenario non inevitabile, a condizioni che già da adesso si prendano misure per affrontare e contrastare efficacemente il calo della popolazione e la f…

ROMA – Il calo della popolazione, già in atto, ma che nei prossimi anni sarà ancora più accentuato, avrà impatti negativi anche sull’economia. Secondo le previsioni dell’Abi, «la sola dinamica demografica, in assenza di interventi correttivi», ha affermato nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica il direttore generale dell’Abi Marco Elio Rottigni, «determinerebbe nei prossimi decenni un rallentamento significativo della crescita economica italiana, già visibile nel medio periodo e ancora più marcato nel lungo periodo. In dettaglio, la dinamica demografica attesa comporterebbe livelli di Pil inferiori di oltre il 30% nel 2080 rispetto all’ipotesi di invarianza dell’occupazione; ma già nel 2030 il Pil risulterebbe inferiore di circa il 3,5%». Uno scenario non inevitabile, a condizioni che già da adesso si prendano misure per affrontare e contrastare efficacemente il calo della popolazione e la forte riduzione dei giovani.

Anche le banche intendono fare la loro parte, ha spiegato Rottigni, aggiungendo che, secondo gli studi dell’Abi, sono quattro le leve su cui agire per migliorare la dinamica demografica: i giovani, che in Italia registrano tassi di occupazione inferiori rispetto alla media europea (abbiamo il tasso più alto di Neet, giovani che non lavorano enon studiano); le donne, il cui tasso di occupazione resta strutturalmente più basso; i saldi migratori (da intendersi come saldo netto tra i flussi in uscita e i flussi in ingresso, regolari, adeguati rispetto alle esigenze delle imprese e gestiti con processi di integrazione ben governati) che possono contribuire a riequilibrare la popolazione in età attiva; il capitale umano, in particolare la quota di occupati con istruzione universitaria, che incide direttamente sulla produttività.

Su ognuna di queste leve si può intervenire cercando di dare un contributo. Rottigni ha menzionato in particolare le misure dirette a favorire le imprese, che «possono chiedere l’erogazione delle agevolazioni, in via anticipata, senza dover prima sostenere le spese per la realizzazione degli investimenti agevolativi», e le «iniziative dirette a agevolare l’accesso ai mutui per l’acquisto dell’abitazione principale, come il “Fondo di garanzia per i mutui prima casa”». Questo Fondo, ha ricordato il dg dell’Abi, «offre una garanzia fino al 50% della quota capitale per mutui fino a 250.000 euro destinati all’acquisto, ristrutturazione o efficientamento energetico di immobili non di lusso. Oppure il Fondo per il credito ai giovani, «che fornisce sostegno all’accesso al credito per giovani meritevoli che intendono iscriversi all’università, frequentare corsi post-laurea o perfezionare le competenze linguistiche», e che garantisce fino al 70% del prestito, per un finanziamento massimo di 25.000 euro erogato in rate annuali tra 3.000 e 5.000 euro, rimborsabile in 3–15 anni, con avvio dell’ammortamento almeno 30 mesi dopo l’erogazione dell’ultima rata.

Rottigni ha ricordato anche le iniziative dell’Abi a favore della parità di genere, che puntano al sostegno delle donne, favorendone anche l’inserimento lavorativo, a cominciare dal Protocollo d’intesa firmato con Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. Ancora, a sostegno dell’economia, in un Paese con sempre più anziani, sono preziosi i progetti

«specificatamente destinati a favorire l’accessibilità fisica e l’usabilità di prodotti e servizi bancari per le persone con ridotta mobilità, un fenomeno sempre più diffuso nel nostro Paese anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione».

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