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Povertà, assegno di inclusione più alto. Ma alle stesse famiglie, la metà del Rdc

(ansa)

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L’anno scorso lo Stato ha speso 5,5 miliardi, uno in più del 2024 per le nuove soglie. Ma i nuclei restano 613mila al mese. Per il 70% al Sud. Oltre la metà in Campania e Sicilia. Dati Inps
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ROMA – La platea è rimasta la stessa: 613mila famiglie sostenute in media al mese. Ma il governo Meloni l’anno scorso ha speso circa un miliardo in più per l’Assegno di inclusione, l’erede del Reddito di cittadinanza: 5,5 miliardi anziché i 4,5 miliardi del 2024, dicono i nuovi dati diffusi dall’Inps.

Com’è possibile? È l’effetto dell’importo del sussidio alzato dalla passata legge di bilancio. Che ha anche ampliato la soglia Isee nel tentativo di arrivare a più persone. E rispondere così alla critica più forte che l’Alleanza contro la povertà rivolge da tempo a questo governo: aver dimezzato beneficiari e stanziamenti per i poveri. Siamo alla metà delle famiglie che beneficiavano del Rdc (1,2 milioni, pari a 2,8 milioni di persone). E al 60% della spesa (era 8,8 miliardi). Mentre il tasso di povertà assoluta è rimasto stabile (l’8,4% delle famiglie italiane).

ROMA – La platea è rimasta la stessa: 613mila famiglie sostenute in media al mese. Ma il governo Meloni l’anno scorso ha speso circa un miliardo in più per l’Assegno di inclusione, l’erede del Reddito di cittadinanza: 5,5 miliardi anziché i 4,5 miliardi del 2024, dicono i nuovi dati diffusi dall’Inps.

Com’è possibile? È l’effetto dell’importo del sussidio alzato dalla passata legge di bilancio. Che ha anche ampliato la soglia Isee nel tentativo di arrivare a più persone. E rispondere così alla critica più forte che l’Alleanza contro la povertà rivolge da tempo a questo governo: aver dimezzato beneficiari e stanziamenti per i poveri. Siamo alla metà delle famiglie che beneficiavano del Rdc (1,2 milioni, pari a 2,8 milioni di persone). E al 60% della spesa (era 8,8 miliardi). Mentre il tasso di povertà assoluta è rimasto stabile (l’8,4% delle famiglie italiane).

Come sono cambiati i requisiti

L’anno scorso i requisiti per l’accesso all’Adi sono saliti tutti dell’8,33%: 10.140 euro di Isee (da 9.360), 6.500 euro di reddito (da 6 mila), 8.190 euro di reddito per anziani e disabili (da 7.560 euro). Ed è tornato l’affitto nel computo del reddito, fino a 10.140 euro. La sua cancellazione era alla base di tantissime esclusioni.

Cambiamenti anche per l’altra gamba del sostegno alla povertà: l’Sfl, il Supporto formazione lavoro. Il rimborso spese è passato da 350 a 500 euro al mese, nei mesi in cui si segue un corso finalizzato ad acquisire competenze professionali. La durata è stata raddoppiata: dopo i primi 12 mesi si può estendere di altri 12 mesi. L’Isee per accedere è salito da 6 mila a 10.140 euro, equiparato a quello per l’Adi con l’affitto. Chi ha tra 18 e 59 anni, senza figli o anziani o disabili nel nucleo familiare, viene considerato povero “occupabile” e non può ricevere l’Adi ma solo l’Sfl.

Come sono andate le cose per Adi

Le famiglie che hanno ricevuto l’Adi nel 2025 sono 613mila in media al mese, come nel 2024. Per una media di persone sostenute al mese di un milione e 421mila, leggermente inferiore a quelle del 2024: un milione 467mila (-3%). L’importo ricevuto è salito da 616 a 755 euro al mese. La spesa per lo Stato da 377 a 463 milioni al mese (+23%). Così la spesa complessiva annua, come detto: da 4,5 a 5,5 miliardi.

In particolare, sono cresciute molto le famiglie con over 67: da circa 63 a quasi 76mila in media al mese (+21%) per un numero di persone coinvolte da 78 a 93mila. L’assegno è aumentato da 448 a 547 euro al mese in media (+22%), per una spesa che sfiora il mezzo miliardo nell’anno dai 339 milioni del 2024.

L’Adi rimane un sussidio prevalentemente diffuso al Sud, come il Rdc. A dicembre quasi il 70% delle famiglie e il 75% delle persone che percepiscono Adi si trova al Sud. In particolare, il 45% delle famiglie e il 51% delle persone vivono in due sole Regioni: Campania e Sicilia. In totale, solo l’8% delle famiglie con Adi è straniero. E solo il 37% ha figli minori. Mentre il 40% ha un disabile. Il 52% ha un componente con almeno 60 anni. Le famiglie con un solo componente sono prevalenti: 37% di single.

Come sono andate le cose per Sfl

Lo Strumento per la formazione e il lavoro è stato pensato all’inizio come un modo per spaccare la platea del Reddito di cittadinanza. E di fatto togliere il sussidio sulla base del solo criterio dell’età e della composizione del nucleo familiare, senza tenere conto delle reali esigenze di sostegno. E così l’Sfl va a quelli che sono definiti, a prescindere, “occupabili” solo perché hanno tra 18 e 59 anni, non sono disabili e non hanno figli minori o disabili. L’importo dell’assegno è cresciuto. Si tratta di un rimborso spese da 500 euro al mese, erogato se si segue un corso di formazione.

L’anno scorso i beneficiari di Sfl sono saliti da 61 a 74mila in media al mese (+21%). Le donne sono cresciute del 29%, più degli uomini (+11%). Complessivamente la spesa per lo Stato è passata da 255 a 441 milioni (+73%). Nel mese di dicembre il 63% dei beneficiari di Sfl era donna e il 93% italiano. Per la prima volta i giovani fino a 24 anni superano gli over 55: sono il 22% contro il 17%. Ma gli over 40 sono comunque la maggioranza (54%). Per quanto tempo viene incassato l’Sfl? Nel 2024 erano 5,5 mesi in media. Nel 2025 poco di meno: 5,1 mesi. Nulla si sa sui corsi seguiti dai beneficiari. Né se dopo hanno trovato lavoro.

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