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Il dividendo della longevità

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Come trasformare l'invecchiamento della popolazione in un'opportunità con la Silver Economy
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* ricercatori dell’Institute for European Policymaking della Bocconi

L’allungamento della vita media sta cambiando l’Europa più di molte riforme. La “bomba” dell’invecchiamento è già innescata: è il risultato di decenni di bassa natalità e di aumento della speranza di vita.

Ma la demografia non è soltanto un problema per il welfare: è anche una trasformazione economica che richiede un cambio di prospettiva, come argomenta il report Live Long and Prosper – The Silver Economy, dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi, realizzato in collaborazione con Allianz.

Il confronto tra Francia, Germania e Italia è istruttivo. La Francia resta relativamente più giovane grazie a una fecondità storicamente più alta; la Germania compensa in parte il suo invecchiamento con l’immigrazione; l’Italia, con una fecondità bassissima da circa quarant’anni, è il caso più estremo.

Guardando alla sola struttura per età, nel 2050 l’Italia potrebbe arrivare a un carico di dipendenza di 98…

* ricercatori dell’Institute for European Policymaking della Bocconi

L’allungamento della vita media sta cambiando l’Europa più di molte riforme. La “bomba” dell’invecchiamento è già innescata: è il risultato di decenni di bassa natalità e di aumento della speranza di vita.

Ma la demografia non è soltanto un problema per il welfare: è anche una trasformazione economica che richiede un cambio di prospettiva, come argomenta il report Live Long and Prosper – The Silver Economy, dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi, realizzato in collaborazione con Allianz.

Il confronto tra Francia, Germania e Italia è istruttivo. La Francia resta relativamente più giovane grazie a una fecondità storicamente più alta; la Germania compensa in parte il suo invecchiamento con l’immigrazione; l’Italia, con una fecondità bassissima da circa quarant’anni, è il caso più estremo.

Guardando alla sola struttura per età, nel 2050 l’Italia potrebbe arrivare a un carico di dipendenza di 98 persone sopra i 65 anni o sotto i 20 anni ogni 100 adulti tra 20 e 64 anni, contro quasi 84 in Germania e oltre 94 in Francia: quasi una persona “non attiva” per ogni lavoratore.

Per lo Stato e il sistema di welfare è una sfida esistenziale. Ma assistiamo anche all’emergere di una “seconda età adulta” che può rappresentare una opportunità per le imprese: aumenta la quota di persone tra 60 e 70 anni che rimangono in buona salute, lavorano più a lungo, viaggiano, consumano e investono nella qualità della vita. Tra il 2015 e il 2022, i consumi delle famiglie guidate da una persona di 65 anni o più sono aumentati del 27 per cento in termini reali.

Un terzo del Pil mondiale

La Silver Economy, intesa come l’insieme delle attività economiche legate ai bisogni e alla spesa degli over 50 (pubblica e privata), è già enorme: gli ultracinquantenni generano circa un terzo del Pil mondiale e “valgono” 39.000 miliardi di euro oggi, con una traiettoria che potrebbe portarli a 101.000 miliardi entro il 2050.

In Europa il contributo è stimato in 6.400 miliardi di euro nel 2025, pari al 32 per cento della produzione dell’Unione. Su scala globale, considerata come aggregato, la Silver Economy sarebbe la terza “economia” del mondo dopo gli Stati Uniti e la Cina.

Il motore di questa crescita è il consumo, sempre più concentrato nelle età mature. Oggi gli over 50 sono responsabili di circa metà della spesa dei consumatori globali; entro il 2050 potrebbero arrivare al 60 per cento.

L’Italia è già oltre la media: i consumatori over 50 sono responsabili di circa il 67,7 per cento della spesa complessiva e potrebbero arrivare al 76 per cento a metà secolo.

L’eredità che passa di mano

C’è poi una leva finanziaria che può trasformare la longevità in investimento: il “grande trasferimento della ricchezza”.

Nei prossimi 20-25 anni passeranno di mano tra generazioni oltre 64.000 miliardi di euro di patrimonio privato; già nei prossimi cinque anni la ricchezza globale che sarà oggetto di eredità è stimata in 15.700 miliardi, oltre 3.000 miliardi sono concentrati in Europa.

Una parte significativa sarà ovviamente concentrata nella fascia più ricca: in Europa circa 270.000 individui con patrimoni netti superiori a 4,3 milioni di euro trasmetteranno un totale stimato di 6.400 miliardi entro il 2033.

Qui si apre un problema tipicamente europeo: trasformare ricchezza “passiva” in capitale produttivo. Negli Stati Uniti oltre metà della ricchezza familiare è investita nei mercati finanziari; in Europa meno di una famiglia su cinque detiene investimenti significativi al di fuori dei depositi bancari.

Reindirizzare anche solo una parte delle eredità verso investimenti di lungo periodo, come pensioni, innovazione sanitaria o infrastrutture verdi, contribuirebbe a sbloccare capitale oggi inattivo e a rafforzare le basi della Silver Economy.

Il rischio disuguaglianze

La longevità, però, rischia anche di ampliare le fratture sociali. Le pressioni su pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo aumentano: nell’Ue questa voce di spesa pubblica potrebbe passare dal 24 per cento del Pil nel 2022 a quasi il 28 per cento entro il 2050.

Inoltre l’aspettativa di vita in buona salute è migliorata, ma non allo stesso ritmo della speranza di vita complessiva: gli “anni non in buona salute” nella fase finale della vita si sono allungati.

Già oggi, in Europa, oltre la metà delle persone di 75 anni e più convive con un problema di salute di lunga durata e una quota significativa riferisce gravi limitazioni nelle attività quotidiane.

Le proiezioni Eurostat indicano che entro il 2050 il numero di persone di 65 anni e oltre con malattie croniche o in cattivo stato di salute aumenterà di diversi milioni in ciascuno dei tre paesi analizzati: più carichi di cura per le famiglie (anche finanziari) e più pressione sui sistemi sanitari, soprattutto su assistenza a lungo termine e gestione delle condizioni croniche.

L’invecchiamento della popolazione in Francia, Germania e Italia non è una fase temporanea, ma una trasformazione strutturale destinata a plasmare i decenni a venire.

Se evolverà in una storia di resilienza o di fragilità dipenderà dalle scelte che le società sapranno compiere.

Il ruolo dei singoli

Gli individui devono diventare più consapevoli e responsabili verso il proprio futuro.

La politica pubblica è chiamata a progettare sistemi che rendano la longevità sostenibile ed equa. E il settore assicurativo deve contribuire a guidare questa transizione con innovazione, responsabilità e consapevolezza.

Se questi tre attori riusciranno nel loro intento, l’invecchiamento non sarà solo gestito, ma governato con consapevolezza. L’allungamento della vita non sarà un semplice fatto demografico, ma diventerà un indicatore di progresso, solidarietà e fiducia collettiva nel futuro.

Il modo in cui Francia, Germania e Italia affronteranno il cambiamento demografico determinerà se la nuova longevità sarà percepita come un peso o come un vantaggio.

Agendo con lungimiranza e con un comune senso di responsabilità, questi tre grandi Paesi europei potranno trasformare la sfida dell’invecchiamento in una fonte di energia, innovazione e nuova coesione sociale.

Questo articolo è basato sul report “Live Long and Prosper – Part 1 – The Silver Economy”, prodotto dall’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi nell’ambito di una collaborazione con Allianz.

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