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Istat, per gli asili nido il target dalla civile Europa è sempre un miraggio

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In Italia sono fortissime le differenze territoriali non solo tra Nord e Sud: quasi 40 posti per 100 bambini nelle città capoluogo mentre per gli altri comuni si scende a 28,2
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ROMA – Nonostante la spinta del Pnrr, e il calo delle nascite, il target europeo degli asili nido (33 posti per 100 bambini) non è ancora stato raggiunto, anche se la media italiana già nell’anno scolastico 2023-2024 si è molto avvicinata, raggiungendo il 31,8. Ma le differenze territoriali rimangono fortissime: le regioni del Sud e delle Isole, esclusa la Sardegna, sono ben al di sotto del parametro del Ue 33%, con una media rispettivamente del 19,0% e 19,5%. L’Italia centrale presenta la media più alta (40,4%), con un picco del 48,4% in Umbria, il Nord-est si attesta al 39,1% e il Nord-ovest al 36,6%. Grandi anche le differenze tra comuni capoluogo di provincia, la cui media sfiora il 40%, e tutti gli altri, che si fermano al 28,2%.

Il privato batte il pubblico

Soprattutto, l’aumento dell’offerta è soprattutto privata, si tratta del 78,4% dei circa 12.500 posti aggiuntivi rispetto all’anno educativo precedente (solo il 21,6% dei nuovi posti riguarda servizi a titolarità comuna…

ROMA – Nonostante la spinta del Pnrr, e il calo delle nascite, il target europeo degli asili nido (33 posti per 100 bambini) non è ancora stato raggiunto, anche se la media italiana già nell’anno scolastico 2023-2024 si è molto avvicinata, raggiungendo il 31,8. Ma le differenze territoriali rimangono fortissime: le regioni del Sud e delle Isole, esclusa la Sardegna, sono ben al di sotto del parametro del Ue 33%, con una media rispettivamente del 19,0% e 19,5%. L’Italia centrale presenta la media più alta (40,4%), con un picco del 48,4% in Umbria, il Nord-est si attesta al 39,1% e il Nord-ovest al 36,6%. Grandi anche le differenze tra comuni capoluogo di provincia, la cui media sfiora il 40%, e tutti gli altri, che si fermano al 28,2%.

Il privato batte il pubblico

Soprattutto, l’aumento dell’offerta è soprattutto privata, si tratta del 78,4% dei circa 12.500 posti aggiuntivi rispetto all’anno educativo precedente (solo il 21,6% dei nuovi posti riguarda servizi a titolarità comunale). In totale i servizi attivi risultano 14.570, in aumento del 3,8% rispetto al precedente anno educativo, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati al funzionamento (+3,4%).

Il tasso di copertura del 33%, oltre che essere un parametro europeo che però entro il 2030 si alzerà al 45%, costituisce anche il Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP), che dovrà essere garantito a livello di comune o di bacino territoriale locale entro il 2027 (Legge di Bilancio per il 2022 n. 234/2021).

Risorse inique

Ad aumentare, oltre i posti, sono anche le risorse messe a disposizione delle famiglie. Ma dai dati Istat emerge che le nuove risorse non sono distribuite in maniera equa, e finiscono per accentuare le disuguaglianze territoriali e tra le famiglie. La spesa dei Comuni per i servizi all’infanzia è passata da un miliardo e 37 milioni di euro nel 2003 a un miliardo e 751 milioni di euro nel 2023, con un incremento complessivo del 68,9%. La spesa totale comprende la quota rimborsata dalle rette a carico delle famiglie, che è passata dal 17% della spesa totale nel 2003 al 19% nel 2023, con un aumento del 90,3% in termini di risorse impiegate dalle famiglie.

Il gap tra Regioni

Tuttavia, a fronte di una media nazionale pari a 1.183 euro, la spesa per bambino di 0-2 anni) varia da 531 euro nel Mezzogiorno a 1.542 euro nel Centro-Nord. Ancora più marcata la distanza tra le Regioni: si va da un minimo di 234 euro in Calabria a un massimo di 3.314 euro nella Provincia autonoma di Trento.

Dal 2017, la spesa pubblica gestita a livello locale per sostenere la frequenza del nido è integrata dal “Bonus asilo nido”, un contributo erogato dall’INPS alle famiglie, a rimborso delle rette pagate per l’utilizzo di strutture sia pubbliche sia private (nidi, sezioni primavera o servizi educativi in contesto domiciliare). Anche questa però è una misura che di fatto aumenta le distanze tra le famiglie beneficiate e quelle che comunque non posso richiedere il bonus perché nella loro città non c’è un nido, o perché non ottengono il posto: sei bambini su quattro sono in lista d’attesa, sette su dieci se si guarda solo ai servizi pubblici.

Nel 2023, la spesa erogata dall’INPS per il Bonus asilo nido è stata pari a 662 milioni di euro, che si sommano a 1,4 miliardi di euro sostenuti dai Comuni e ai contributi di alcune Regioni (pari a 14 milioni di euro) destinati a ridurre o azzerare il costo del nido per le famiglie attraverso finanziamenti ai servizi e integrazioni alle rette. Considerando complessivamente le tre componenti del finanziamento del sistema educativo, la spesa pro capite media nazionale per bambino residente sotto i tre anni di età è pari a 1.773 euro, ma si va dai 520 euro pro capite della Calabria ai 3.917 euro pro capite della Valle d’Aosta.

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