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Banco Bpm batte le attese utili oltre i due miliardi di euro

(ansa)

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Castagna sul rinnovo del cda: “La banca anche con l’Agricole continuerà a essere indipendente, resterà una public company”
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Giuseppe Castagna, ad del Banco Bpm, cerca di tranquillizzare gli analisti finanziari che nella conferenza dopo i conti gli chiedono cosa succederà con il rinnovo del cda di aprile. «Non cambierà niente, la banca continuerà a essere guidata in maniera indipendente, ci sarà un importante azionista che sarà rappresentato nel board ma la banca resta una public company».

Eppure sarà una public company con un azionista di peso, come il Crédit Agricole recentemente salito al 20,1% del capitale della banca milanese e con la possibilità di crescere fino al 30%. Inoltre la banca francese è un concorrente diretto del Banco Bpm e per le regole antitrust non basta inserire in cda consiglieri che abbiano i requisiti di indipendenza. «A tutela della concorrenza si applicheranno le regole relative al conflitto di interesse su cui vigila la Bce e che si attivano nei confronti di chiunque guidi un business in competizione con il nostro», ha detto Castagna.

Giuseppe Castagna, ad del Banco Bpm, cerca di tranquillizzare gli analisti finanziari che nella conferenza dopo i conti gli chiedono cosa succederà con il rinnovo del cda di aprile. «Non cambierà niente, la banca continuerà a essere guidata in maniera indipendente, ci sarà un importante azionista che sarà rappresentato nel board ma la banca resta una public company».

Eppure sarà una public company con un azionista di peso, come il Crédit Agricole recentemente salito al 20,1% del capitale della banca milanese e con la possibilità di crescere fino al 30%. Inoltre la banca francese è un concorrente diretto del Banco Bpm e per le regole antitrust non basta inserire in cda consiglieri che abbiano i requisiti di indipendenza. «A tutela della concorrenza si applicheranno le regole relative al conflitto di interesse su cui vigila la Bce e che si attivano nei confronti di chiunque guidi un business in competizione con il nostro», ha detto Castagna.

Con le nuove regole sulla lista del cda uscente, che Castagna e il presidente Massimo Tononi vogliono applicare per il prossimo rinnovo, si va però ad avvantaggiare non le minoranze ma l’azionista Agricole che prenderebbe almeno 4 posti in cda se presentasse una propria lista. Ieri i francesi hanno detto che vorrebbero almeno 3 posti in consiglio, un numero proporzionale alla loro partecipazione. La Bce sta analizzando la situazione e non ha ancora dato il suo via libera alle modifiche statutarie, e poi bisognerà vedere che cosa dirà l’antitrust.

In attesa di conoscere i prossimi passi il Banco Bpm ha presentato i conti finali del 2025 chiusi con un utile netto di 2,08 miliardi, al di sopra degli 1,95 miliardi previsti dal piano, avvicinandosi al target dei 2,15 miliardi previsto per fine 2027. L’ottimo risultato permette al Banco di staccare una cedola di un euro per azione, pari a 1,5 miliardi da distribuire agli azionisti e che portano a 3 miliardi l’erogazione complessiva ai soci negli ultimi due anni. Castagna ha dunque confermato l’obiettivo di restituire agli azionisti 6 miliardi nel quadriennio 2024-2027.

I ricavi nel corso del 2025 sono saliti del 4,4% a 5,95 miliardi beneficiando della spinta delle commissioni (+21,4% a 2,49 miliardi), a cui ha contribuito il consolidamento di Anima, che hanno permesso di compensare il sensibile calo del margine di interesse (-9,1% a 3,13 miliardi). «Siamo molti fiduciosi» di raggiungere il target di 2,15 miliardi di utile netto nel 2027, ha detto Castagna mentre per il 2026 «l’elevata e sostenibile redditività dovrebbe consentire di superare il risultato pre-tasse previsto nel piano strategico».

I risultati sono stati accompagnati da un indicatore patrimoniale Cet1 ratio salito su base pro-forma al 13,76%, grazie a una generazione di capitale di 194 punti base, che «ci rende fiduciosi di tornare molto presto al livello del 14%, ben al di sopra della soglia minima del 13% del piano» mentre i crediti deteriorati sono scesi all’1,2% del portafoglio.

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