✕

Sport invernali, l’Italia sale sul podio: è terza nell’export delle attrezzature

Impianti di risalita e piste da sci all’Abetone 

 

Ascolta l'audio

Il Paese vanta una quota dell’11% sul totale mondiale, dietro a Austria (17%) e Cina (13%). Asolo-Montebelluna capitale mondiale dello scarpone da sci
2 minuti di lettura

MILANO – Sci, snowboard ma anche bob, skelton e pattinaggio. Quello degli sport invernali è un mercato florido, con un valore stimato di 13,5 miliardi di euro e aspettative di crescita per il 2026 nell’ordine del 6%. E l’Italia, che ospita i giochi olimpici, ne detiene una fetta consistente: almeno un prodotto winter sport su dieci esportati nel mondo batte bandiera tricolore.

Primo podio per l’Italia

La crescita del giro d’affari è trainata da un interesse maggiore per le attività all’aria aperta, che si inserisce in un quadro più generale di attenzione al benessere fisico e mentale. Anche l’innovazione tecnologica, che continua a perfezionare l’abbigliamento e l’attrezzatura, contribuisce a far lievitare i numeri.

Ma veniamo all’Italia. Secondo un recente rapporto dell’Area studi di Mediobanca, negli articoli per sport invernali il Bel Paese rappresenta l’11% delle esportazioni mondiali, collocandosi al terzo posto dietro all’Austria (17%) e alla Cina (13%). La specializzazione…

MILANO – Sci, snowboard ma anche bob, skelton e pattinaggio. Quello degli sport invernali è un mercato florido, con un valore stimato di 13,5 miliardi di euro e aspettative di crescita per il 2026 nell’ordine del 6%. E l’Italia, che ospita i giochi olimpici, ne detiene una fetta consistente: almeno un prodotto winter sport su dieci esportati nel mondo batte bandiera tricolore.

Primo podio per l’Italia

La crescita del giro d’affari è trainata da un interesse maggiore per le attività all’aria aperta, che si inserisce in un quadro più generale di attenzione al benessere fisico e mentale. Anche l’innovazione tecnologica, che continua a perfezionare l’abbigliamento e l’attrezzatura, contribuisce a far lievitare i numeri.

Ma veniamo all’Italia. Secondo un recente rapporto dell’Area studi di Mediobanca, negli articoli per sport invernali il Bel Paese rappresenta l’11% delle esportazioni mondiali, collocandosi al terzo posto dietro all’Austria (17%) e alla Cina (13%). La specializzazione delle aziende e la loro qualità sono le caratteristiche maggiormente apprezzate.

L’Europa, un hub per lo sci

A livello mondiale, il primo contributo proviene dallo sci ed è stimato in 1,8 miliardi, ripartito tra sette operatori principali: il gruppo quotato finlandese Amer Sports, con il 27,2% dei ricavi aggregati, controllato dalla cinese Anta Sports Products (che, pochi giorni fa, ha annunciato l’acquisto del 29% della tedesca Puma dalla holding francese Pinault Artemis); lo statunitense Elevate Outdoor Collective (19,2%), il francese Groupe Rossignol (14,6%), l’italiano Tecnica Group (11,1%, e secondo produttore mondiale di scarponi da sci), il gruppo austriaco Htm (8,5%), quello sloveno Elan (6,8%) e l’altro operatore austriaco Fischer (6,6%), mentre il restante 6% è gestito da altre società più piccole.

La produzione sci è concentrata in tre aziende (Amer Sports, Tecnica, Rossignol) e vede come epicentro l’Europa, con l’Austria in prima fila, seguita dagli altri Paesi che si affacciano sull’arco alpino: Francia, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera. Grande assente il Far East, se non per la Cina, con qualche produzione industriale, e il Giappone, dove si concentra insieme con l’Europa la manifattura di sci artigianali.

Ma è nel processo di produzione dello scarpone che il Bel Paese detiene un primato: il distretto di Asolo-Montebelluna è un punto di riferimento per la maggior parte dei player mondiali quando si tratta di ideazione, sviluppo, progettazione e prototipazione, ma anche delle successive fasi di produzione in serie. Considerando l’intero processo, inclusa la manifattura della scarpetta interna (parte più labour intensive), quella del gambetto e dello scafo, la produzione pro-capite si attesta mediamente a circa 15 paia di scarponi al giorno.

Nello sci di fondo le squadre in campo cambiano leggermente e la medaglia d’oro per la produzione va a Fischer, seguito dal norvegese Madshus e da Rossignol.

È altotesino il leader degli impianti di risalita

Il secondo mercato per valore è quello delle attrezzature per lo snowboard, che nel 2025 ha generato circa 1,1 miliardi. È ripartito fra cinque principali operatori – lo statunitense Burton con il 27,3% dei ricavi aggregati, lo svizzero Nidecker (7,4%), un altro a stelle e strisce, Mervin Manufacturing (4,7%), l’italiano Core (3,6%) e un altro elvetico, Nitro (3,5%) – e vari player di minori dimensioni, che insieme producono oltre il 50% del giro d’affari.

Rilevante è anche il comparto degli impianti di risalita e di innevamento artificiale, dei battipista e delle macchine rasa ghiaccio per la messa a punto degli stadi, dove spicca ancora una volta il ruolo industriale dell’Italia. Ad esempio, sottolinea il report, il leader di mercato nel settore degli impianti di risalita è il gruppo altoatesino HTI-High Technology Industries, davanti all’austriaco Doppelmayr.

Anche il biathlon ha una filiera europea

Un capitolo a parte riguarda le altre discipline olimpiche, come gli sport di slittino (bob e skeleton e slittino), il curling, l’hockey su ghiaccio e il biathlon. I bob, skeleton e slittini per uso agonistico e professionale sono progettati e costruiti da piccole aziende specializzate in materiali compositi e ingegneria aerodinamica, la maggioranza delle quali ha sede in località alpine europee e in Nord America. Nelle attrezzature per il curling (pietre, scope e calzature tecniche) e in quelle per hockey su ghiaccio la leadership produttiva appartiene al Canada, dove entrambi sono considerati sport nazionali. Quanto al biathlon, invece, la fabbricazione di fucili, calci e impugnature specializzate è in massima parte europea: Fiocchi Munizioni e Beretta Holding (gruppo Rws) sono i principali produttori di munizioni per le carabine sportive.

Leggi i commenti