MILANO – Alla fine lo “sconto” inserito nella la legge di Bilancio, che prevede un’aliquota agevolata per liberare le risorse accantonate nel 2023 al posto della tassa sugli extraprofitti, è destinato a portare quest’anno nelle casse del fisco poco meno di 1,9 miliardi di euro. Questo il risultato che emerge dai bilanci 2025 che le banche italiane stanno pubblicando in questi giorni, anche se all’appello mancano ancora i conti di UniCredit (che il cda approverà domenica 8 febbraio, e annuncerà lunedì) e di Mps (martedì 10).
Gli istituti scelgono di pagare subito il 27,5% per liberare 6,8 miliardi di riserve
Dai bilanci già diffusi dalle principali banche tricolori, emerge infatti che tutti i principali istituti hanno già fatto ricorso all’aliquota agevolata al 27,5% prevista per quest’anno…
MILANO – Alla fine lo “sconto” inserito nella la legge di Bilancio, che prevede un’aliquota agevolata per liberare le risorse accantonate nel 2023 al posto della tassa sugli extraprofitti, è destinato a portare quest’anno nelle casse del fisco poco meno di 1,9 miliardi di euro. Questo il risultato che emerge dai bilanci 2025 che le banche italiane stanno pubblicando in questi giorni, anche se all’appello mancano ancora i conti di UniCredit (che il cda approverà domenica 8 febbraio, e annuncerà lunedì) e di Mps (martedì 10).
Gli istituti scelgono di pagare subito il 27,5% per liberare 6,8 miliardi di riserve
Dai bilanci già diffusi dalle principali banche tricolori, emerge infatti che tutti i principali istituti hanno già fatto ricorso all’aliquota agevolata al 27,5% prevista per quest’anno, con un risparmio aggregato di circa 800 milioni. Il meccanismo previsto dal Mef prevede infatti un’aliquota crescente negli anni per invogliare i principali istituti, a pagare in anticipo la tassa su quei 6,8 miliardi di riserve accantonate nel 2023 per evitare l’imposta sugli extraprofitti. Si tratta di un provvedimento che fu deciso a sorpresa dal governo nell’estate di tre anni fa, che poi, su pressione della Bce, venne modificato dando appunto alle banche l’opzione di costituire delle riserve patrimoniali. Con la legge di bilancio di quest’anno, che ha previsto una serie di nuove misure per il settore bancario, tra cui l’aumento dell’Irap dal 4,65% al 6,65% per il triennio 2026-2028, l’esecutivo e poi il Parlamento hanno previsto un’aliquota agevolata per indurre l’affrancamento di tale capitale.
Intesa versa 570 milioni, ma ne risparmia 258
La parte del leone del contributo arriva da Intesa Sanpaolo, principale gruppo bancario tricolore. Nel bilancio 2025 l’istituto guidato da Carlo Messina ha infatti stanziato 570 milioni «di contributo straordinario sulla riserva extraprofitti». Si tratta di utili accantonati ma che se fossero stati liberati nel 2029 avrebbero comportato il pagamento di 828 milioni (con un aliquota del 40%): molto di più rispetto a quanto pagato a bilancio 2025.
Se come pare Unicredit il cui cda domenica 8 febbraio dà il via libera ai conti 2025 – da cui sono attesi oltre 10 miliardi di utili - decidesse di approfittare dell’aliquota al 27,5%, per la banca di Andrea Orcel si tratterebbe di versare un contributo di 303 milioni. Banco Bpm ha invece già stanziato 104,7 milioni (di cui 104 milioni per Bpm e 0,7 per Banca Aletti); Bper, stando agli accantonamenti a bilancio, dovrebbe versare 87 milioni. Quanto a Mps – che annuncia i risultati martedì 10 - secondo i calcoli della Fabi su una riserva di 313 milioni dovrebbe versare 86 milioni di imposta.
Intanto il Crédit Agricole Italia ha già stanziato 60 milioni, Credem in bilancio ha inserito «un impatto di circa 11 punti base dall’afrancamento» che corrisponde a 26 milioni. Il “contributo” 2025 di Banca Mediolanum ammonta a circa 19 milioni di euro, quello di Fineco è invece pari a 8,4 milioni. Morale: tra chi li ha già iscritti a bilancio, e chi si appresta a farlo, l’incasso per il fisco dovrebbe arrivare a un totale di 1,87 miliardi di euro dall’insieme delle banche italiane, grandi e piccole.