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Decreto bollette in arrivo, si punta a un taglio da 3 miliardi

(ansa)

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Il ministro Pichetto annuncia l’attesa misura per la prossima settimana, ma restano da definire gli ultimi interventi per famiglie e imprese. La differenza dei prezzi con gli altri big europei resterà
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ROMA – Il decreto Bollette arriverà «sicuramente» in Consiglio dei ministri la prossima settimana, promette il ministro dell’Ambiente e dell’energia Gilberto Pichetto Fratin. Ma sull’attesissimo intervento per diminuire i prezzi di gas e elettricità, annunciato e rinviato a più riprese negli ultimi mesi, sono ancora diversi i punti da definire. Il governo sta cercando di lavorare con risorse limitate e misure “a costo zero” per massimizzarne l’impatto, avvicinandosi il più possibile a un taglio da 3 miliardi di euro, concentrato sulle bollette di famiglie e piccole e medie imprese. Anche ammesso che ci si arrivi però, si tratterebbe di uno sconto modesto, del tutto insufficiente a chiudere l’extra che la nostra manifattura paga rispetto alla Germania, per non parlare di Francia o Spagna.

ROMA – Il decreto Bollette arriverà «sicuramente» in Consiglio dei ministri la prossima settimana, promette il ministro dell’Ambiente e dell’energia Gilberto Pichetto Fratin. Ma sull’attesissimo intervento per diminuire i prezzi di gas e elettricità, annunciato e rinviato a più riprese negli ultimi mesi, sono ancora diversi i punti da definire. Il governo sta cercando di lavorare con risorse limitate e misure “a costo zero” per massimizzarne l’impatto, avvicinandosi il più possibile a un taglio da 3 miliardi di euro, concentrato sulle bollette di famiglie e piccole e medie imprese. Anche ammesso che ci si arrivi però, si tratterebbe di uno sconto modesto, del tutto insufficiente a chiudere l’extra che la nostra manifattura paga rispetto alla Germania, per non parlare di Francia o Spagna.

Prezzo italiano e prezzo europeo

Un punto fermo, voluto dalla stessa premier Meloni, è il nuovo intervento a favore delle famiglie in condizioni di disagio: un bonus annuale di 55 euro che dovrebbe arrivare a una platea di 4,5 milioni di nuclei con Isee sotto i 15mila euro. Gli altri interventi sono invece più strutturali e puntano a abbassare il prezzo del gas facendo così diminuire a cascata – per famiglie e imprese – anche quello dell’elettricità, che in Italia resta strettamente dipendente dal metano. Il primo, e il più sicuro, è l’azzeramento della differenza tra il valore del gas sulla Borsa europea (Ttf) e su quella italiana (Psv), più alto di circa 3 euro al Megawattora. La misura avrebbe un impatto diretto da circa un miliardo e uno indiretto (sull’elettricità) di un altro miliardo, finendo per ripagarsi da sola dopo un limitato costo iniziale.

Spostare le tasse sul gas

Che non basti a cambiare lo scenario è chiaro. Ed è il motivo per cui nelle scorse settimane si erano considerate delle misure più decise – caldeggiate dalle imprese – per spalmare su più anni gli oneri di sistema che gravano sulle bollette, salvo poi essere scartate per il loro potenziale impatto sui conti pubblici. Ora sul tavolo di Palazzo Chigi, che ha preso in mano la regia del decreto, ci sono alternative diverse, di cui si valutano effetti e coperture. Una – anticipata dal Foglio – prevede di spostare “a valle”, quindi nelle bollette della luce, parte degli oneri oggi pagati dalle centrali a gas, in modo che non contribuiscano ad alzare il prezzo di formazione dell’elettricità. Una seconda è ridurre i cosiddetti oneri di trasporto pagati in tutte le bollette del metano.

Poche risorse

Completano il quadro del decreto una serie di interventi secondari: ulteriori garanzie pubbliche per spingere gli accordi di lungo periodo (Ppa) tra produttori e grandi consumatori di energia; incentivi sul biometano per i settori gasivori come ceramica, carta e chimica; un tentativo di sbloccare le estrazioni di metano nell’Adriatico indirizzando poi quel gas a prezzi calmierati verso l’industria. Nei prossimi giorni si definirà quale tra queste misure entrerà nella norma, e con che portata. Le risorse, come detto, sono poche: per gli interventi che non si finanziano da soli si punta a utilizzare i proventi delle vendite del gas stoccato durante la crisi energetica, e quelli delle aste per i diritti di emissione. Il rischio – concreto – è che la montagna partorisca un topolino.

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