ROMA – Meno volumi, meno fatturato. Risultato: tra i cinque e i seimila licenziamenti a livello internazionale, perlopiù oltre i confini dell’Olanda, spiega l'amministratore delegato Dolf van den Brink nel corso di una call con i giornalisti. Heineken annuncia un taglio degli organici per i prossimi due anni – riporta l'agenzia Bloomberg – con l'obiettivo di ridurre i costi e far fronte al calo del consumo di alcol. Che per l’azienda vale l'1,2% per il 2025 ed è il primo numero di quelle “condizioni di mercato difficili” indicate dallo stesso birrificio olandese.
Seguono i ricavi netti adjusted giù del 3,6% (a 28,9 miliardi di euro) e un utile operativo adjusted in flessione di quasi tre punti (-2,8%, a quota 4,39 miliardi): dati in entrambi i casi leggermente superiori al consesus, ovvero alla media delle previsioni messe nero su bianco dagli analisti. "Rimaniamo cauti nelle nostre prospettive a breve termine. La mia priorità per i prossimi mesi è lasciare Heineken nella posizione pi…
ROMA – Meno volumi, meno fatturato. Risultato: tra i cinque e i seimila licenziamenti a livello internazionale, perlopiù oltre i confini dell’Olanda, spiega l'amministratore delegato Dolf van den Brink nel corso di una call con i giornalisti. Heineken annuncia un taglio degli organici per i prossimi due anni – riporta l'agenzia Bloomberg – con l'obiettivo di ridurre i costi e far fronte al calo del consumo di alcol. Che per l’azienda vale l'1,2% per il 2025 ed è il primo numero di quelle “condizioni di mercato difficili” indicate dallo stesso birrificio olandese.
Seguono i ricavi netti adjusted giù del 3,6% (a 28,9 miliardi di euro) e un utile operativo adjusted in flessione di quasi tre punti (-2,8%, a quota 4,39 miliardi): dati in entrambi i casi leggermente superiori al consesus, ovvero alla media delle previsioni messe nero su bianco dagli analisti. "Rimaniamo cauti nelle nostre prospettive a breve termine. La mia priorità per i prossimi mesi è lasciare Heineken nella posizione più solida possibile", rimarca l’ad van den Brink presentando i conti.
A ottobre la società aveva già annunciato la soppressione o il trasferimento di 400 posti di lavoro nell'ambito di un'importante riorganizzazione della sede centrale di Amsterdam per sfruttare le nuove tecnologie. IA in testa. Ora, invece, sull’impatto dei tagli in ognuno dei 190 Paesi nei quali il gruppo opera, i manager hanno la consegna del silenzio. Di certo c’è che il taglio della forza lavoro pesa per il 6-7% sugli 87mila dipendenti sparsi per il mondo e che l’Olanda, sede del colosso della birra con i suoi 3.700 lavoratori, avrebbe ripercussioni meno pesanti.
Torniamo ai conti. L’utile netto è a 2,7 miliardi di euro, in aumento del 4,9%; l'utile per azione a 4,78 euro (più 3,6%), con l’azienda che staccherà una cedola da 1,9 euro per azione, mentre si attende una crescita dell'utile operativo tra il 2 il 6% per quest’anno e fino a mezzo miliardo all’anno di costi in meno. All'avvio delle contrattazioni sulla Borsa di Amsterdam il titolo registra un balzo in avanti del 3,9% a 77,5 euro.
Che il mercato sia turbolento soprattutto nel Vecchio continente lo dimostra il rapporto di Brewers of Europe pubblicato a dicembre, per il quale la produzione di birra nell'Ue è in calo dal 2019 e i dati iniziali per il 2025 segnalavano già un'ulteriore contrazione. "La scarsa fiducia dei consumatori, la riduzione della spesa, l'aumento dei costi, l'inflazione e le pressioni legate al clima stanno colpendo duramente il settore", spiega il dossier. La tendenza si riflette sui dati di Heineken, che mostrano un calo del 2,4% dei volumi complessivi di birra per il 2025, evidente in Europa e nelle Americhe, con cali del 4,1% e del 3,5%.