MILANO – L’industria rallenta sul finale e chiude l’anno in frenata. Secondo le ultime rilevazioni Istat, a dicembre l’indice della produzione industriale, al netto degli effetti del calendario, è diminuito dello 0,4% rispetto a dicembre, pur segnando un balzo del 3,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’Italia archivia così il 2025 con un calo dello 0,2 per cento, appesantita dall’andamento della chimica, dell’industria tessile e della fabbricazione dei mezzi di trasporto.
Male la chimica e il tessile, corre l’energia
Nel dettaglio, l’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%). Variazioni negative si registrano, invece, per i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%). Positivo, invece, il dato dell’ultimo trimestre (+0,9% sul periodo luglio-settembre).
A livello tendenziale – ovvero rispetto a dicembre 2024 – i maggiori incrementi mensili si registrano nella produzione di prodot…
MILANO – L’industria rallenta sul finale e chiude l’anno in frenata. Secondo le ultime rilevazioni Istat, a dicembre l’indice della produzione industriale, al netto degli effetti del calendario, è diminuito dello 0,4% rispetto a dicembre, pur segnando un balzo del 3,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’Italia archivia così il 2025 con un calo dello 0,2 per cento, appesantita dall’andamento della chimica, dell’industria tessile e della fabbricazione dei mezzi di trasporto.
Male la chimica e il tessile, corre l’energia
Nel dettaglio, l’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%). Variazioni negative si registrano, invece, per i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%). Positivo, invece, il dato dell’ultimo trimestre (+0,9% sul periodo luglio-settembre).
A livello tendenziale – ovvero rispetto a dicembre 2024 – i maggiori incrementi mensili si registrano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+23,8%), nelle altre industrie manifatturiere (+9,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%). Positivo anche il trend dei beni strumentali (+7,2%) e, con minore intensità, dei beni intermedi (+2,9%) e dell’energia (+1,7%). Le flessioni più ampie, invece, si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%) e nell’industria del legno, della carta e stampa (-2,9%).
“Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l’energia si registra un incremento nel complesso del 2025”, commenta l’istituto. “Nell’ambito della manifattura, le industrie farmaceutiche e alimentari, la fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica registrano la maggiore crescita rispetto all’anno precedente, mentre le flessioni più ampie caratterizzano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto”.
“Anno nero per le imprese”
Duro il commento dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), che definisce il 2025 un “anno sempre nero per le nostre industrie!”. Il problema, sottolinea il presidente Massimiliano Dona, è che il calo “si aggiunge ai crolli precedenti: -4% nel 2024 e -2% nel 2023. Prosegue, insomma, lo tsunami iniziato 3 anni fa. Un tunnel in cui le imprese sono entrate nel 2023 e dal quale non riescono a uscire”.
Della stessa opinione anche il Codacons. “Per il terzo anno consecutivo l'indice della produzione industriale registra una diminuzione, a dimostrazione del cattivo stato di salute dell'industria italiana. A destare particolare preoccupazione è l'andamento dei beni di consumo, la cui produzione cala complessivamente del -0,5% rispetto al 2024, con punte del -0,8% per i beni di consumo durevoli”.
Un trend quello dell'industria che “riflette i tagli di spesa operati dalle famiglie nel corso del 2025 e la crisi dei consumi che si registra nel nostro Paese, e che dovrebbe portare il governo a studiare misure davvero efficaci per invertire il trend e sostenere l'economia italiana, partendo proprio da potere d'acquisto e consumi dei cittadini", conclude il Codacons.