Ascopiave punta a 191 milioni di margine al 2029. “Crediamo ancora in una multiutility del Veneto”
di Emma BonottiMILANO – Focus sul core business della distribuzione gas, senza tralasciare la diversificazione, l’efficienza economica e operativa, come neanche l’innovazione. Sono questi i pilastri del piano strategico al 2029 di Ascopiave, anno in cui la multiutility veneta punta a raggiungere 425 milioni di euro di ricavi, 191 milioni di margine operativo lordo (Mol) e una Rab (il valore delle attività regolate) di 1,7 miliardi.
Crescita e consolidamento degli investimenti già effettuati
Obiettivi che l’azienda di Pieve di Soligo (Treviso) prevede di traguardare con le sole proprie forze, senza ricorrere a partnership o acquisizioni di grandi dimensioni. “È un piano di crescita e di consolidamento”, commenta l’amministratore delegato e presidente, Nicola Cecconato, “in cu…
MILANO – Focus sul core business della distribuzione gas, senza tralasciare la diversificazione, l’efficienza economica e operativa, come neanche l’innovazione. Sono questi i pilastri del piano strategico al 2029 di Ascopiave, anno in cui la multiutility veneta punta a raggiungere 425 milioni di euro di ricavi, 191 milioni di margine operativo lordo (Mol) e una Rab (il valore delle attività regolate) di 1,7 miliardi.
Crescita e consolidamento degli investimenti già effettuati
Obiettivi che l’azienda di Pieve di Soligo (Treviso) prevede di traguardare con le sole proprie forze, senza ricorrere a partnership o acquisizioni di grandi dimensioni. “È un piano di crescita e di consolidamento”, commenta l’amministratore delegato e presidente, Nicola Cecconato, “in cui ci saranno investimenti ma non così rilevanti come nel 2025, quando abbiamo aumentato il numero delle utenze del 60%”.
L’attenzione ora è focalizzata sull’integrazione degli asset vinti tra quelli ceduti da Italgas per effetto dell’acquisizione di 2i Rete Gas e qualche gara che si aprirà presto nel nord est e per cui il manager prevede una competizione agguerrita.
Al vaglio altre partnership
Ascopiave non mette a piano ma non esclude di valutare partnership con altri player del settore per guardare alcune opportunità che potrebbero presentarsi nel centro sud del Paese, dove ancora non è presente. Sarebbe una novità per il gruppo, che negli anni è cresciuto a macchia d’olio, privilegiando sempre zone confinanti con la propria rete.
Il socio ideale, spiega Cecconato, è “un investitore industriale con una prospettiva di lungo respiro”. Nei conti il margine di manovra per altri investimenti a leva c’è, per cui “se concluderemo partnership o joint venture aggiorneremo il piano”.
Serve un coordinamento politico per la multiutility regionale
Un primo possibile partner è Agsm Aim, rinominato Magis da dicembre scorso. Le due società avevano avviato un tavolo di lavoro congiunto nel 2025 per esplorare le possibilità di collaborazione. “Non escludiamo di poter continuare il colloquio in corso con loro, abbiamo molti asset in comune e crediamo di poter ottenere ottime efficienze”, ha rimarcato Cecconato. “Possiamo pensare a una partnership di lungo periodo”.
Il progetto di dare al Veneto e al Nordest in generale una multiutility regionale è ancora in cima alla lista delle priorità. “Negli ultimi anni Ascopiave ha fatto sforzi importanti, cambiando pelle e crescendo di dimensione. Una multiutility” regionale “porterebbe benefici per il sistema e per il territorio, ma necessita di un certo coordinamento che solo la politica può dare”.
“Ridurre gli Atem abbatte la concorrenza”
Criticata, invece, la proposta avvallata dai grandi gruppi di ridurre il numero di ambiti territoriali della distribuzione gas (Atem) dagli attuali 172 a 31. “Eliminerebbe la concorrenza tra operatori, favorendone solo uno”, ovvero il leader di mercato Italgas, che detiene una quota prossima al 56%.
Il presidente di Ascopiave (secondo operatore con circa il 9%) ritiene più opportuno procedere con una “moratoria di non meno di 10 anni per le concessioni gas in cambio di investimenti mirati sui territori, per permettere agli operatori di organizzarsi per partecipare alle gare”, lo strumento più adatto a “garantire la concorrenza del sistema ed evitare monopoli”.
Ai soci un dividendo in crescita
Tornando ai numeri, Ascopiave ha chiuso il 2025 con 294 milioni di ricavi, 152 di margine e un risultato netto a quota 84 milioni, che ha beneficiato della plusvalenza per la cessione della partecipazione di minoranza in EstEnergy (26 milioni) e la registrazione dei conguagli tariffari approvati dall’Arera (9 milioni). Componenti straordinarie che rendono l’utile dell’ultimo esercizio “non comparabile” con la proiezione al 2029, pari a 43 milioni. Per i soci, tra cui i 77 comuni nelle province di Treviso, Belluno, Pordenone e Venezia e i nove soci privati riuniti in Asco Holding (52,628% del capitale), è previsto un dividendo di 16 centesimi per il 2025, in crescita di un centesimo per azione negli anni successivi sino al 2028. Il piano ha incassato l’approvazione del mercato, che ha spinto il titolo quotato sul segmento Star di Piazza Affari in rialzo di oltre il 3%.
Da notare i 675 milioni di investimenti nel periodo 2026-2029, dedicati principalmente al settore della distribuzione (607 milioni), ma anche alle rinnovabili (44 milioni) e all’impianto di idrogeno verde (12 milioni), che dovrebbe entrare in esercizio all’inizio del prossimo anno. Previsti, invece, disinvestimenti per 24 milioni, compresa la liquidazione della partecipazione in Cogeide, che dovrebbe fruttare circa 9 milioni. In principio, la quota doveva essere un primo passo di Ascopiave nel settore idrico, “dove purtroppo oggi c’è ancora poco spazio per i privati e manca una visione per investire sulle reti, che invece ne avrebbero molto bisogno. Sarebbe necessario aumentare le tariffe”, aggiunge Cecconato, ma per il momento gli interessi sono concentrati altrove.