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Decreto bollette, 90 euro di bonus agli indigenti. Si punta a tagliare il prezzo dell’elettricità

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Nell’ultima bozza della norma c’è un misura che vuole abbassare le quotazioni all’ingrosso in Italia. Ma serve il via libera di Bruxelles e va vinta la resistenza dei produttori di energia
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ROMA – Aumenta il valore, da 55 a 90 euro, ma si riduce la platea del contributo straordinario per le famiglie indigenti previsto dal decreto Bollette, secondo una nuova bozza circolata ieri dell’attesissima misura che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri la prossima settimana. L’aiuto elettrico per il 2026 - valore complessivo 315 milioni - non andrebbe più alle famiglie con Isee fino a 15mila euro, come ipotizzato in precedenza, ma solo a quelle che percepiscono il bonus sociale, con Isee fino a 9.796 euro. Per quelle con Isee fino a 25mila lo sconto sarebbe invece demandato alla buona volontà delle imprese private, in cambio di una “attestazione” che loro potrebbero usare a fini commerciali.

Grandi ambizioni, poche risorse

È l’emblema di un decreto che in 12 ar…

ROMA – Aumenta il valore, da 55 a 90 euro, ma si riduce la platea del contributo straordinario per le famiglie indigenti previsto dal decreto Bollette, secondo una nuova bozza circolata ieri dell’attesissima misura che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri la prossima settimana. L’aiuto elettrico per il 2026 - valore complessivo 315 milioni - non andrebbe più alle famiglie con Isee fino a 15mila euro, come ipotizzato in precedenza, ma solo a quelle che percepiscono il bonus sociale, con Isee fino a 9.796 euro. Per quelle con Isee fino a 25mila lo sconto sarebbe invece demandato alla buona volontà delle imprese private, in cambio di una “attestazione” che loro potrebbero usare a fini commerciali.

Grandi ambizioni, poche risorse

È l’emblema di un decreto che in 12 articoli le tenta tutte produrre effetti percettibili per famiglie e imprese - l’obiettivo è una riduzione di 3 miliardi - a fronte di risorse quasi nulle. Sul fronte del metano per esempio la bozza prevede di vendere parte degli stoccaggi accumulati nel periodo dello shock energetico e usare il ricavato da un lato per diminuire le bollette delle aziende gasivore (carta, ceramica, cemento) e dall’altro per azzerare l’extra prezzo della materia prima sul mercato italiano rispetto a quello europeo. Mentre sul fronte elettrico si prova a tagliare gli oneri pagati dalle imprese sugli impianti rinnovabili, convincendo questi utili a rinunciare a parte degli incentivi in cambio del potenziamento delle strutture.

Tagliare il prezzo dell’energia

Ma l’operazione più strutturale e complessa è quella dell’articolo 5 per abbassare i costi all’ingrosso dell’elettricità, in Italia molto più alti che nel resto d’Europa. Come? Liberando (dal 2027) gli impianti termoelettrici da parte delle imposte che oggi pagano, come quella sul prelievo della materia prima o quella sulle emissioni (Ets), e spostandole “a valle” nelle bollette della luce. Prima incognita: l’autorizzazione europea. Seconda: la resistenza dei produttori di energia, che vedrebbero ridursi i loro margini record. Un comma dello stesso articolo contiene anche altre misure per stimolare la concorrenza ed evitare che i produttori riducano artificialmente l’offerta, come avrebbero fatto secondo una contestata indagine dell’Arera. Ieri, proprio per queste indiscrezioni, le utility sono scivolate in Borsa, con A2a a -4,7% ed Enel a -1,71%.

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