ROMA - Nell’ufficio di Giancarlo Giorgetti si ritrovano in tre. Insieme al ministro dell’Economia ci sono l’amministratore delegato di Fs, Stefano Donnarumma, e il numero uno di Webuild, Pietro Salini. Sul tavolo ci sono i costi delle opere ferroviarie. Lievitati. L’elenco è lungo. Dentro ci sono i grandi cantieri del Pnrr.
Le spese extra fanno riferimento a lavori già completati o ancora da realizzare, in ogni caso soldi dovuti ai costruttori. I “crediti” vantati nei confronti di Rfi, la società che gestisce i binari, sono aumentati. La richiesta, tra vecchie e nuove somme, ammonta a circa 20 miliardi.
Numeri alla mano, Donnarumma spiega che la media dei pagamenti delle cosiddette riserve è sempre stata del 10%. Il manager assicura che non ci saranno problemi a saldare il conto con i fornitori: agli ultimi versamenti di fine dicembre, in linea con il cronoprogramma, seguirà una nuova tranche di 2 miliardi entro metà aprile. A una condizione: il Mef, che detiene il 100% di Fs, deve ga…
ROMA - Nell’ufficio di Giancarlo Giorgetti si ritrovano in tre. Insieme al ministro dell’Economia ci sono l’amministratore delegato di Fs, Stefano Donnarumma, e il numero uno di Webuild, Pietro Salini. Sul tavolo ci sono i costi delle opere ferroviarie. Lievitati. L’elenco è lungo. Dentro ci sono i grandi cantieri del Pnrr.
Le spese extra fanno riferimento a lavori già completati o ancora da realizzare, in ogni caso soldi dovuti ai costruttori. I “crediti” vantati nei confronti di Rfi, la società che gestisce i binari, sono aumentati. La richiesta, tra vecchie e nuove somme, ammonta a circa 20 miliardi.
Numeri alla mano, Donnarumma spiega che la media dei pagamenti delle cosiddette riserve è sempre stata del 10%. Il manager assicura che non ci saranno problemi a saldare il conto con i fornitori: agli ultimi versamenti di fine dicembre, in linea con il cronoprogramma, seguirà una nuova tranche di 2 miliardi entro metà aprile. A una condizione: il Mef, che detiene il 100% di Fs, deve garantire trasferimenti regolari alla sua controllata. Solo così - è il ragionamento - Rfi potrà continuare a pagare Webuild.
La riflessione tira in ballo una questione ancora più delicata. Recita grosso modo così: senza un flusso regolare a monte, la società ferroviaria si trova costretta ad anticipare le somme dovute ai costruttori, aumentando però il debito.
Ma il problema del “rosso” accumulato non si esaurisce. D’altronde al confronto a tre si arriva all’indomani di un’altra riunione che si è tenuta a via XX settembre. Oltre a Giorgetti partecipano la Ragioniera Daria Perrotta, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e sette tecnici del Mit.
Sono i funzionari del dicastero guidato da Matteo Salvini a presentare le tabelle che sintetizzano «lo sviluppo dell’esigenza di cassa per il 2026» del gruppo ferroviario. Oltre ai 149 interventi in corso che richiedono uno stanziamento aggiuntivo di 6,1 miliardi - importi più elevati rispetto a quelli emersi poi al vertice di ieri - ci sono anche 53 programmi non ancora avviati. Valgono in tutto 7,4 miliardi. Fanno riferimento a nuove opere. Il problema del debito emerge qui.
Di fronte a questo quadro, più allarmistico rispetto a quello che poi emergerà nelle ore successive, Giorgetti e Perrotta alzano un argine. Secondo quanto spiegano alcuni partecipanti, infatti, la Ragioniera avrebbe parlato del rischio di incappare in nuovo effetto Superbonus, mentre il ministro avrebbe preso atto di una situazione debitoria gravissima, incompatibile con l’avvio di nuovi cantieri. Al punto che Perrotta si sarebbe spinta a indicare un set di soluzioni per fermare quella che al tavolo è stata definita un’emorragia finanziaria.
Tre proposte. Oltre all’utilizzo della cassa del Pnrr, anche il blocco di nuovi investimenti e gare di Fs. Non solo. Spunta anche la rimodulazione di tre grandi opere: l’Adriatica, la Salerno-Reggio Calabria e il ponte sullo Stretto. Soldi spostati in avanti, tempi più lunghi. Anche per la maxi infrastruttura cara a Salvini.