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Tfr statali, Inps difende il pagamento dilazionato: "In unica soluzione spinge a spese irrazionali"

Il Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale 

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La singolare tesi difensiva è stata fortemente criticata dall’avvocato dei dipendenti pubblici Pietro Frisani, che ha chiesto che “sia garantito il rispetto nei confronti delle parti”
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ROMA – No al Tfs in un’unica soluzione perché potrebbe far scattare «scorciatoie mentali» del tipo «sono ricco, ora posso spendere». Erogare a rate il trattamento di fine servizio ai dipendenti pubblici tutto sommato li tutela da scelte sbagliate: la singolare tesi è stata esposta nella memoria difensiva dell’Inps, davanti alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi per l’ennesima volta sulla legittimità del versamento differito da parte delle amministrazioni pubbliche, e in particolare della rateizzazione (leggi 79 del 1997, convertita nella 140 del 1997, e decreto legge 78 del 2010, convertito nel 122 del 2010).

Le proteste

La nuova posizione dell’Inps ha suscitato le accese proteste di sindacati ed esponenti politici. «Definire la rateizzazione del Tfs una “tutela” contro presunte scelte avventate è una tesi assurda e offensiva. Ci auguriamo che sia solo un brutto scivolone e non la posizione ufficiale dell'Ente. L’equiparazione dei tempi di erogazione tra Tft e Tfr non è u…

ROMA – No al Tfs in un’unica soluzione perché potrebbe far scattare «scorciatoie mentali» del tipo «sono ricco, ora posso spendere». Erogare a rate il trattamento di fine servizio ai dipendenti pubblici tutto sommato li tutela da scelte sbagliate: la singolare tesi è stata esposta nella memoria difensiva dell’Inps, davanti alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi per l’ennesima volta sulla legittimità del versamento differito da parte delle amministrazioni pubbliche, e in particolare della rateizzazione (leggi 79 del 1997, convertita nella 140 del 1997, e decreto legge 78 del 2010, convertito nel 122 del 2010).

Le proteste

La nuova posizione dell’Inps ha suscitato le accese proteste di sindacati ed esponenti politici. «Definire la rateizzazione del Tfs una “tutela” contro presunte scelte avventate è una tesi assurda e offensiva. Ci auguriamo che sia solo un brutto scivolone e non la posizione ufficiale dell'Ente. L’equiparazione dei tempi di erogazione tra Tft e Tfr non è una questione tecnica, ma di giustizia sostanziale. – afferma Roberto Chierchia, segretario generale Cisl Fp, sindacato che ha raccolto oltre 80 mila firme per portare questa battaglia all’attenzione pubblica - Oggi un lavoratore pubblico, a differenza di un collega del settore privato, può attendere oltre due anni per ricevere il proprio trattamento di fine servizio. Una disparità non più tollerabile, che colpisce chi ha servito lo Stato per decenni e che, al momento del pensionamento, si vede negare la disponibilità immediata di risorse che sono a tutti gli effetti salario differito».

Anche per la Fp Cgil «desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici. Nella memoria si afferma, infatti, che chi riceve una grossa somma in un’unica soluzione può essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate rispetto al futuro e potrebbe essere spinto dall’“euforia” verso spese eccessive. Parole che risultano gravi e inaccettabili perché insinuano che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non sarebbero in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. È un’impostazione che respingiamo con fermezza. Il Tfr/Tfr non è un premio, né una concessione dello Stato: è retribuzione differita, salario maturato nel corso di una vita lavorativa, diritto pieno e indisponibile».

Molto critico anche il segretario generale Flp Marco Carlomagno che nei mesi scorsi, tramite le confederazioni sindacali Cse e Cgs, ha promosso sulla questione una serie di iniziative tra le quali una petizione sottoscritta da decine di migliaia di lavoratori e pensionati, e l’attivazione di ricorsi per riattivare una nuova pronuncia della Consulta. Carlomagno stigmatizza in particolare le osservazioni sull’opportunità di versare a rate il Tfs, per evitare spese dettate dall’euforia: «Un’affermazione incredibile, che provenendo dall’ente pubblico che gestisce le pensioni e non da un improvvisato commentatore sui social, non può passare nel silenzio, o come un mero incidente di percorso, ma necessita di una presa di posizione ufficiale dei vertici dell’istituto a tutela non solo dei pensionati pubblici e della loro dignità, ma anche della credibilità di un pilastro della nostra pubblica amministrazione quale è l’Inps».

«Rimaniamo attoniti nell'apprendere che secondo i legali dell'Inps il ritardato pagamento del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici aiuterebbe questi ultimi, a oltre 65 anni di età, a non sperperare le loro risorse finanziarie» dichiara Massimo Battaglia, segretario generale della federazione Confsal-Unsa. ««Dopo due ricorsi alla Corte Costituzionale che ci danno ragione, e dopo l’inerzia di Governo e Parlamento, l’Unsa ha intrapreso la strada del ricorso europeo – aggiunge Battaglia – per far riconoscere il diritto dei dipendenti pubblici ad ottenere immediatamente all’atto del pensionamento il Tfs/Tfr che abbiamo contribuito a costruire con una carriera di lavoro».

«Nell'attesa che la Consulta torni a esprimersi, chiediamo di riaprire il dibattito sul tema. Auspichiamo che da parte della maggioranza ci sia l'effettiva volontà di farlo andando oltre le parole», afferma il capogruppo del M5s in commissione Affari costituzionali alla Camera, Alfonso Colucci, ricordando di aver presentato una proposta di legge dal momento che «con l'ultima sentenza del 2023 la Corte ha dichiarato l'incostituzionalità del differimento del trattamento di fine servizio invitando il Parlamento a intervenire», ma che questa proposta «è però stata bloccata dall'estrema solerzia della Ragioneria generale dello Stato». «Ma il problema, per oltre 1,5 milioni di lavoratori, resta aperto. – conclude il deputato – Risolverlo deve essere uno degli obiettivi di fine legislatura».

I calcoli della politica e dei sindacati

Finora la difesa dello Stato, affidata all’Inps che è l’ente erogatore del Tfs, ma non certo quello che compie le scelte, che invece fanno capo ai vari governi che si sono susseguiti negli anni, era legata a motivazioni di tipo economico: versare l’indennità di fine servizio sarebbe troppo oneroso per il bilancio dello Stato. In particolare, secondo gli ultimi conteggi dell’Inps, 4,2 miliardi nel caso fosse eliminato il solo differimento della prima rata, 11,6 miliardi se si cancellasse la rateizzazione e 15,6 miliardi se si eliminassero entrambe le penalizzazioni per i dipendenti pubblici. Diverso il calcolo dei sindacati, espresso dall'avvocato Pietro Frisani, che ha ricordato come la Ragioneria abbia invece quantificato in soli 22 milioni il costo della riduzione di tre mesi dei tempi di pagamento. E quindi pagare subito la prima rata costerebbe solo 88 milioni.

La tesi psicologica “anti-spreco”

Ma ad animare l’udienza, più che i calcoli, sono state le nuove, singolari tesi dell’Inps: «A pag.15 della memoria difensiva – ha detto l’avvocato Frisani – ho letto che esiste una copiosa letteratura sulla propensione alla spesa da parte di chi riceve una grossa somma di danaro una tantum, una questione “ampiamente studiata da parte della psicologia comportamentale”. In particolare è stato osservato che “coloro che percepiscono notevoli somme di danaro in un’unica soluzione sono maggiormente propensi a privilegiare gratificazioni immediate rispetto a soluzioni future”».

Insomma, prosegue l’avvocato, esponendo le tesi dell’Inps, l’euforia «può far percepire spese maggiori come nulla, spingendo a spendere di più. È stato osservato che le decisioni finanziarie possono essere influenzate da scorciatoie mentali: “Sono ricco ora, posso permettermelo”, piuttosto che da calcoli razionali”». «Ad avviso di questa difesa – conclude - tutto questo che ho rappresentato è gravemente offensivo della categoria di tutti i pubblici dipendenti, rappresentati come soggetti bisognosi di tutela, quasi di un’amministrazione di sostegno perché verranno in possesso di grosse somme di danaro, dimenticando che magari sono tutti padri di famiglia e che hanno più di 60 anni e che devono estinguere il mutuo. Ci dev’essere un limite alla rappresentazione delle tesi difensive e quel limite va individuato nel rispetto delle controparti: riteniamo che queste frasi siano altamente lesive della dignità e del decoro di tutta la categoria dei pubblici dipendenti».

L’avvocato conclude chiedendo alla Corte che «adotti i provvedimenti più opportuni per evitare che i giudizi davanti alla Corte stessa possano diventare una zona franca dove si possano introdurre tesi difensive che ledono fortemente la dignità e il decoro delle parti».

Le sentenze della Corte Costituzionale

Una tesi difensiva così originale va forse ricondotta alla storia del Tfs e delle sentenze della Corte Costituzionale, che si era già espressa due volte sulla materia: con la pronuncia 159 del 2019 e con la 130 del 2023 aveva infatti già definito il differimento - sia in caso di pensione anticipata che di pensione per raggiunto limite di età - come «una misura non più giustificabile anche per la disparità tra settore pubblico e privato». Quindi, pur non dichiarando formalmente l'incostituzionalità per non creare un vuoto normativo, aveva lanciato un monito al Legislatore ad intervenire con urgenza.

Nell’ultima legge di Bilancio c’è stata una riduzione di tre mesi dei tempi di erogazione a partire dal 2027, quindi il tempo di attesa è passato da 12 a 9 mesi. Con l'effetto collaterale, denunciato dai sindacati, dell'annullamento della detassazione prima prevista fino a 50mila euro per un costo, a carico dei dipendenti pubblici beneficiari dell'anticipo di circa 750 euro a testa.

Ma secondo i dipendenti pubblici, ha sottolineato l’avvocato Frisani, l'intervento legislativo nel 2025 «non è idoneo, né soddisfacente», mentre la nuova legge di Bilancio, rappresenta appena una «timida iniziativa legislativa»: «La montagna ha partorito un topolino a fronte di una dilazione di tre mesi per la liquidazione del Tfr. A prescindere dal fatto che il termine rimane assolutamente lungo e che la norma parte dal 2027, nulla è stato stabilito in ordine alla rivalutazione».

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