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Bollette, cosa c’è e cosa prevede la bozza del nuovo decreto

(ansa)

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Bonus per le famiglie con redditi bassi e sconti per le imprese
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MILANO – Alleviare il costo dell’energia per imprese e famiglie. È questo il principale obiettivo del decreto bollette, promesso per mesi dal governo e che ora potrebbe approdare nel consiglio dei ministri di domani. Il risultato? Un testo limato rispetto alla versione originale, che vede nei bonus una tantum il perno del sostegno ai redditi bassi e negli sconti l’aiuto principale per le imprese.

Contributo una tantum per famiglie a basso reddito

In base all’ultima bozza del decreto bollette, le famiglie che ricevono il bonus sociale (Isee fino a 9.796 euro o 20 mila euro con almeno 4 figli) otterranno per il 2026 un contributo una tantum di 90 euro. Il valore complessivo stanziato per questa misura è di 315 milioni. Per i nuclei familiari con Isee…

MILANO – Alleviare il costo dell’energia per imprese e famiglie. È questo il principale obiettivo del decreto bollette, promesso per mesi dal governo e che ora potrebbe approdare nel consiglio dei ministri di domani. Il risultato? Un testo limato rispetto alla versione originale, che vede nei bonus una tantum il perno del sostegno ai redditi bassi e negli sconti l’aiuto principale per le imprese.

Contributo una tantum per famiglie a basso reddito

In base all’ultima bozza del decreto bollette, le famiglie che ricevono il bonus sociale (Isee fino a 9.796 euro o 20 mila euro con almeno 4 figli) otterranno per il 2026 un contributo una tantum di 90 euro. Il valore complessivo stanziato per questa misura è di 315 milioni. Per i nuclei familiari con Isee fino a 25mila, invece, lo sconto sarebbe demandato alla buona volontà delle imprese private, che potranno riconoscere l’aiuto ai loro clienti domestici residenziali per il 2026 e il 2027, in cambio di una “attestazione”.

La misura sugli “oneri di sistema”

Il decreto mira poi ad alleggerire i cosiddetti “oneri generali di sistema”, una voce della bolletta della luce che pesa per circa il 10% sul totale. Gli oneri includono i sostegni alle rinnovabili – resi necessari in passato per coprire parte degli investimenti delle nuove tecnologie – e per la cogenerazione.

Nel primo caso si tratta di misure volontarie: una riduzione parziale degli incentivi a favore del produttore, che in cambio ottiene un periodo più lungo di incentivazione. Per il consumatore, il peso dei sussidi non viene cancellato, ma diluito nel tempo. Sul tavolo c’è anche la possibilità di estinguere i sussidi, consentendo alle imprese energetiche di recuperare, a partire dal primo gennaio 2028, il 90% di quanto gli sarebbe spettato, a rate e con un tasso di interesse del 6 per cento.

Infine, nel caso della cogenerazione con le bioenergie di origine agricola, la bozza propone di abbassare i sostegni al biogas e alle biomasse.

Contratti di lungo periodo per l’energia pulita

L’articolo tre introduce l’obbligo per gli impianti di energie rinnovabili che siano arrivati al termine dei loro conti energia – il meccanismo di incentivazione che dura fino a 20 anni – di vendere l’elettricità attraverso contratti regolati con il Gse a prezzi amministrati. La misura ha provocato scontento tra i produttori, che lamentano prezzi non remunerativi.

Ridurre lo spread Psv-Ttf per incidere sul prezzo del gas

Il secondo articolo della bozza prevede un meccanismo per ridurre il prezzo del gas, che in Italia compre ancora una grossa fetta della produzione di energia elettrica. In base al meccanismo con cui si forma il prezzo dell’elettricità – detto del prezzo marginale – spesso è il metano a dettare il costo dell’energia, anche se parte di essa proviene dalle più economiche rinnovabili.

La misura mira dunque a ridurre il costo del gas, assottigliando la differenza tra il più alto prezzo sul mercato italiano all’ingrosso (il Psv) e quello che si forma sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam.

Sconto per le imprese “gasivore”

Anche l’articolo nove della bozza tenta di incidere sul costo del metano per le imprese. L’idea è vendere parte del gas acquistato – a caro prezzo – durante la crisi energetica del 2022 da Snam e dal Gse e conservato negli stoccaggi. Le risorse ottenute verranno utilizzate per ridurre le bollette delle imprese “gasivore”, ovvero che consumano oltre 80 mila metri cubi all’anno di metano.

Il nodo degli Ets

Infine, per ridurre il peso dell’energia elettrica l’articolo cinque propone di rivedere il meccanismo che forma il prezzo sul mercato all’ingrosso, scorporando i costi di trasmissione e le tasse per le emissioni di anidride carbonica (Ets, Emissions Trading System). Sul prezzo unico nazionale (Pun), che nelle prime due settimane di febbraio oscillava intorno ai 120 euro al megawattora, gli Ets pesavano per circa 30 euro.

Il decreto prevede di modificare il sistema per cui i produttori di energia termica aggiungono il costo degli Ets nel prezzo a cui offrono la loro energia in Borsa. A partire dal prossimo anno tale somma non entrerebbe più nel calcolo del prezzo della materia prima, riducendo così il prezzo del gas, ma verrebbe scaricata direttamente in bolletta.

I produttori lamentano che in questo modo l’energia termoelettrica rischia di diventare più competitiva di quella prodotta da fonti pulite, aumentando i costi degli Ets, pagati direttamente dai consumatori. Inoltre, queste tasse sono comuni a tutte le aziende europee che emettono CO2, dunque per questa misura sarà necessario il via libera di Bruxelles.

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