Il governo lima il decreto bollette con l’obiettivo di approvarlo già domani, ma anche con l’esigenza di venire incontro alle proteste dei produttori di energia e della Regione Lombardia, sostenuta da parte dell’esecutivo. Ieri pomeriggio, infatti, il tema è stato affrontato in un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e Maurizio Lupi di Noi Moderati. Sotto esame, in particolare le difficoltà legate agli articoli 3 e 5 del provvedimento.
Nel disegno del governo, il decreto dovrebbe portare da 2,5 a 3 miliardi di sgravi a famiglie e imprese, attuando misure che colpiscono soprattutto i margini dei produttori di energie rinnovabili, i quali oggi hanno guadagni molto elevati anche perché vendono il megaw…
Il governo lima il decreto bollette con l’obiettivo di approvarlo già domani, ma anche con l’esigenza di venire incontro alle proteste dei produttori di energia e della Regione Lombardia, sostenuta da parte dell’esecutivo. Ieri pomeriggio, infatti, il tema è stato affrontato in un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e Maurizio Lupi di Noi Moderati. Sotto esame, in particolare le difficoltà legate agli articoli 3 e 5 del provvedimento.
Nel disegno del governo, il decreto dovrebbe portare da 2,5 a 3 miliardi di sgravi a famiglie e imprese, attuando misure che colpiscono soprattutto i margini dei produttori di energie rinnovabili, i quali oggi hanno guadagni molto elevati anche perché vendono il megawattora a un prezzo legato a quello dell’elettricità da fonti fossili, che ha un costo di produzione assai superiore.
Da qui le proteste dei produttori - la loro associazione Energia Futura ha chiesto anche di essere ricevuta dal governo, per ora senza successo - ma anche un “caso Lombardia”. La Regione leghista, con forte concentrazione di impianti idroelettrici, ha infatti appena raggiunto un accordo che concede a Edison e A2a la proroga per le loro centrali idroelettriche in cambio di una quota di elettricità a prezzo scontato alle industrie “energivore” del territorio. Salvini e Lupi, così, hanno difeso gli interessi lombardi e chiesto che il governo si raccordi con l’amministrazione per modulare il decreto.
Nel dettaglio, l’articolo 3 introduce l’obbligo per gli impianti di energie rinnovabili che siano arrivati al termine dei loro conti energia - si tratta di un meccanismo di incentivazione che dura fino a 20 anni - di vendere l’elettricità attraverso contratti regolati con il Gse a prezzi amministrati. Prezzi che, protestano i produttori, non sono remunerativi. Da loro, quindi, è arrivato un secco diniego a quello che considerano un vero e proprio esproprio, che manda all’aria investimenti programmati. Da qui il lavoro di mediazione del governo, che potrebbe rivedere in qualche modo i prezzi imposti.
Si cerca la mediazione anche sull’articolo 5 del decreto, che scomputa i costi di trasmissione e gli Ets (una sorta di tassa che pagano le centrali a gas per compensare le loro emissioni di Co2 e che valgono oggi circa 30 euro su 120 del valore del megawattora) dal prezzo finale dell’energia: in questo modo calerebbe il prezzo all’ingrosso dell’energia e solo chi paga effettivamente gli Ets verrebbe poi rimborsato attraverso una voce in bolletta; gli idroelettrici, invece, vedrebbero calare il prezzo a cui vendono ma senza ricevere ristori.
Qui la strada è quella - assai ardua - di affrontare il tema a livello europeo: Forza Italia, in particolare, vorrebbe convincere la Commissione a una modifica delle regole Ets invise a tutta l’industria e assicurarsi intanto che il meccanismo studiato dal decreto non faccia cadere l’Italia in una procedura per aiuti di Stato. Temi che sono stati affidati al ministro dell’Ambiente e dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin, che già oggi sentirà il commissario europeo Raffaele Fitto.