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Internet, sprechi di energia dalla doppia rete in fibra e rame. E la linea veloce ha pochi abbonati

Un operaio stende la fibra ottica nel centro di Roma 

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Tre studi – di Deloitte, Luiss, Politecnico di Torino – spiegano i vantaggi di un passaggio totalitario all’Internet super rapido. Benefici per la produttività e l’ambiente. Ma l’adesione alla nuova tecnologia resta scarsa
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ROMA – L’Italia ha già costruito una parte consistente della sua autostrada digitale. L’Internet superveloce, a lungo desiderato, diventa realtà grazie al filo della fibra che entra direttamente nelle abitazioni dei due terzi delle famiglie. Eppure – malgrado abbia superato il suo ritardo strutturale grazie agli investimenti pubblici – il Paese rischia di viaggiare con il freno a mano tirato.

Il punto non è più soltanto portare la fibra dove manca. E’ accenderla davvero, trasformandola in una leva quotidiana di produttività e competitività. Invece, a fronte di un'infrastruttura d'eccellenza, l'Italia registra tassi di adozione ancora modesti. Gli abbonati, insomma, sono pochi.

“Soltanto poco più del 25% delle linee attive sfrutta le potenzialità del Gigabit. Abbiamo costruito l'autostrada, ma poche auto viaggiano a massima velocità”, conferma uno studio dell’Università Luiss Guido Carli di Roma.

Lo studio (“Fiber for Human Value”) spiega anche che – su 600 persone intervistate – il 5%…

ROMA – L’Italia ha già costruito una parte consistente della sua autostrada digitale. L’Internet superveloce, a lungo desiderato, diventa realtà grazie al filo della fibra che entra direttamente nelle abitazioni dei due terzi delle famiglie. Eppure – malgrado abbia superato il suo ritardo strutturale grazie agli investimenti pubblici – il Paese rischia di viaggiare con il freno a mano tirato.

Il punto non è più soltanto portare la fibra dove manca. E’ accenderla davvero, trasformandola in una leva quotidiana di produttività e competitività. Invece, a fronte di un'infrastruttura d'eccellenza, l'Italia registra tassi di adozione ancora modesti. Gli abbonati, insomma, sono pochi.

“Soltanto poco più del 25% delle linee attive sfrutta le potenzialità del Gigabit. Abbiamo costruito l'autostrada, ma poche auto viaggiano a massima velocità”, conferma uno studio dell’Università Luiss Guido Carli di Roma.

Lo studio (“Fiber for Human Value”) spiega anche che – su 600 persone intervistate – il 5% addirittura “ignora il tipo di connessione di cui dispone” mentre appena il 32% impiega la fibra migliore, quella che porta il cavo direttamente dentro l’abitazione.

Le case intelligenti

Chi non la utilizza fatica a capire i vantaggi che questa tecnologia assicura in termini di prestazioni e stabilità. Chi la usa invece sente di vivere nella giusta dimensione e attribuisce alla fibra superveloce i benefici per il lavoro, l’intrattenimento (dai videogiochi alla televisione in streaming) e la trasformazione della casa in un’entità reattiva e intelligente.

Un secondo studio – del Politecnico di Torino – accende un faro su una questione forse sottovalutata, quella dell’energia. Tenere in piedi due reti parallele — la vecchia in rame, la nuova in fibra — non è soltanto inefficiente. E’ anche costoso e miope, sul piano ambientale.

Spiega lo studio “Lo switch-on della Fibra Ftth: un motore di sostenibilità” che il passaggio totale a una rete evoluta porterebbe a una riduzione dei consumi energetici stimata nell’ordine dell’86%. Da 550 gigawattora annui nello scenario attuale si passerebbe a 77, in caso di spegnimento completo del rame.

L’impatto climatico

Tradotto in impatto climatico, la dismissione del rame significa circa 125 mila tonnellate di CO₂ equivalente risparmiate ogni anno. E la variabile tempo pesa come un macigno. Accelerare la transizione può generare risparmi cumulati fino a oltre 4 terawattora in dieci anni. Ogni rinvio è, letteralmente, energia bruciata per mantenere in vita un’infrastruttura più vorace e meno adatta al presente.

Un terzo studio – stavolta a firma Deloitte – si concentra sugli effetti “economici e occupazionali per l’Italia” di un passaggio totalitario alla fibra fino a casa. Nelle aree bianche, quelle dove il mercato da solo non investe perché non gli conviene, l’investimento genera un effetto moltiplicatore.

L’occupazione

Per ogni euro speso, il contributo complessivo al Pil arriva a 4,4 euro, sommando l’impatto della costruzione della rete e quello del suo utilizzo, una volta attiva. In valore assoluto, parliamo di 21,5 miliardi di euro tra cantieri e accensione dell’infrastruttura nelle aree bianche. E insieme alla ricchezza arrivano posti di lavoro: oltre 343 mila posizioni considerando sia la fase di realizzazione sia l’effetto occupazionale legato all’uso della rete.

Il punto chiave è che non si tratta di un beneficio “una tantum”, buono solo per l’economia dei cantieri. La fibra cambia la traiettoria dei territori quando viene usata davvero. Lo smart working diventa possibile lontano dalle metropoli trattenendo competenze nelle aree interne. Le piccole imprese possono vendere, gestire dati e fare innovazione senza sentirsi fuori dal mondo per colpa della connessione.

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