* Analista di Novaspace, già research assistant dello IEP Bocconi
La frontiera della sicurezza europea non corre più solo lungo i confini terrestri o nei fondali marini, ma si è spostata sopra le nostre teste, nello spazio esterno.
Secondo un’inchiesta pubblicata dal Financial Times, funzionari della difesa europea hanno lanciato un allarme senza precedenti: veicoli spaziali russi avrebbero intercettato le comunicazioni di almeno una dozzina di satelliti chiave per il continente, in particolare in orbita geostazionaria (GEO) a 35.000 km di distanza dalla Terra.
Nel mirino ci sono i satelliti "ispettori" Luch-1 e Luch-2, capaci di manovre orbitali aggressive per "pedinare" le infrastrutture spaziali occidentali, mappare i terminali di terra e, potenzialmente, manipolare le traiettorie dei satelliti europei fino a provocarne la collisione o il rientro atmosferico.
Questo episodio è soltanto un tassello di un mosaico più ampio che vede la Russia impegnata in una "guerra ibrida" totale, come argomenta il recente Policy Brief dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi (IEP), intitolato "Per aspera ad astra: undersea cables, satellites for telecommunications and the European strategic autonomy".
Lo studio, a firma di Giovanni Cabroni e Andrea Gilli, individua una linea unica tra la vulnerabilità dei cavi sottomarini e quella dei sistemi satellitari, definendo queste infrastrutture come il "sistema nervoso" dell'economia digitale e della difesa europea.
Come evidenziato dal Policy Brief, l'Europa si trova in una posizione di estrema fragilità. Se il sabotaggio dei cavi sottomarini nel Baltico e nel Nord Europa ha mostrato la vulnerabilità delle reti di telecomunicazione qui sulla Terra, le attività dei satelliti Luch svelano la debolezza del dominio spaziale.
L'inchiesta del Financial Times sottolinea un punto critico: molti satelliti europei, lanciati anni fa, trasmettono dati di comando non criptati. Questo permette ad attori ostili come Mosca di "ascoltare" e, in futuro, di impartire falsi ordini ai propulsori orbitali.
Il policy brief della Bocconi chiarisce che la sovranità europea dipende oggi dalla capacità di proteggere questi asset e dall’integrazione con le infrastrutture a terra, in particolare i cavi sottomarini.
Il nesso tra cavi e spazio
La Russia sta adottando una strategia simmetrica: se sotto il mare minaccia i cavi in fibra ottica che trasportano il 95 per cento del traffico internet globale, inclusi i dati strategici e sensibili di governi, istituzioni, aziende e cittadini, nello spazio attacca i nodi che garantiscono la resilienza di riserva. In un contesto di guerra ibrida, colpire entrambi significa isolare e indebolire lo spazio Europeo.
Le parole del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius – intervistato dal Financial Times - evidenziano l’urgenza della situazione Europea: «Le attività russe sono una minaccia fondamentale per tutti noi. Chi attacca le reti satellitari può paralizzare intere nazioni».
Una visione che collima con la necessità, espressa nel Policy Brief, di accelerare verso una vera "autonomia strategica".
La sfida multi-orbita e il ruolo di IRIS²
All’Europa serve un cambio di paradigma tecnologico: il passaggio dai tradizionali e vulnerabili satelliti in orbita geostazionaria (GEO) verso costellazioni multi-orbita che integrano orbite basse (LEO) e medie (MEO).
È qui che si gioca la partita per la sovranità digitale. La risposta europea alla supremazia di attori privati come SpaceX di Elon Musk (con Starlink) e Amazon di Jeff Bezos (Project Kuiper), nonché alla rapida avanzata delle costellazioni cinesi come Guowang e G60 Starlink, si chiama IRIS².
Questa nuova infrastruttura sovrana dell'UE è pensata proprio per ridurre la dipendenza dai giganti americani e contrastare le minacce di Mosca.
Le architetture LEO offrono una resilienza superiore: essendo composte da migliaia di piccoli satelliti, sono molto più difficili da neutralizzare rispetto ai singoli, costosi asset GEO finiti nel mirino dei russi.
La vera sfida è industriale: l’Europa deve colmare il gap nei costi di lancio e nella capacità produttiva di massa per non restare schiacciata tra il duopolio USA e l’espansionismo statale di Pechino.
L'incidente del satellite Luch-1, che secondo il Financial Times si sarebbe frammentato a fine gennaio dopo una misteriosa perdita di propellente, conferma che lo spazio non è più solo un dominio scientifico, ma un teatro di scontro geopolitico congestionato e rischioso.
La protezione delle telecomunicazioni - dai cavi sottomarini alle costellazioni multi-orbita - è il pilastro su cui regge l'autonomia strategica europea.
Senza un'integrazione tra difesa spaziale, crittografia avanzata e una vera capacità di lancio indipendente, l'Europa rischia di trovarsi disarmata di fronte alla guerra ibrida del Cremlino e alla corsa al dominio orbitale dei nuovi colossi tecnologici.