Mps vara la fusione con Mediobanca. Piazzetta Cuccia non sarà più quotata ma si tiene Generali
di Andrea GrecoMILANO – L’integrazione tra Mps e Mediobanca supera lo scoglio del cda senese, riunito oggi e che ha deliberato “di procedere alla piena integrazione con Mediobanca attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting della medesima”, come si legge in una nota.
Un esito che è il più lineare rispetto agli annunci di un anno fa, quando la banca senese andò all’assalto di Piazzetta Cuccia, e il management Mps si impegnò a ottenere 700 milioni di euro di sinergie di fusione, divise equamente tra maggiori ricavi e minori costi. Tuttavia, le frizioni tra l’ad Luigi Lovaglio e una parte del cda, oltre che con l’azionista Francesco Gaetano Caltagirone titolare dell’11,5% del Monte, avevano fatto ipotizzare scenari alternativi nelle ultime settimane.
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MILANO – L’integrazione tra Mps e Mediobanca supera lo scoglio del cda senese, riunito oggi e che ha deliberato “di procedere alla piena integrazione con Mediobanca attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting della medesima”, come si legge in una nota.
Un esito che è il più lineare rispetto agli annunci di un anno fa, quando la banca senese andò all’assalto di Piazzetta Cuccia, e il management Mps si impegnò a ottenere 700 milioni di euro di sinergie di fusione, divise equamente tra maggiori ricavi e minori costi. Tuttavia, le frizioni tra l’ad Luigi Lovaglio e una parte del cda, oltre che con l’azionista Francesco Gaetano Caltagirone titolare dell’11,5% del Monte, avevano fatto ipotizzare scenari alternativi nelle ultime settimane.
La fusione, che manterrà in vita come entità autonoma la “preda”, con la denominazione “Mediobanca spa”, trasferirà “le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta”, si legge ancora. Un brand “di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati”: ma non sarà più quotato, il che significa che nei prossimi giorni dovrebbe arrivare anche un’offerta residuale, probabilmente in azioni, per il 14% di Mediobanca non consegnato all’Ops chiusa lo scorso settembre, e che Mps ancora non detiene.
La vera novità, che fa immaginare un compromesso tra le istanze iniziali dell’ad Luigi Lovaglio e quelle degli azionisti Caltagirone e Delfin, soci rilevanti anche nel Leone di Trieste (dove Mediobanca ha un 13%), riguarda proprio il destino di questo storico pacchetto. Il cda senese ha deciso, infatti, che nel perimetro della nuova Mediobanca spa “sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali”: che così sarà sempre sottoposta alla direzione e controllo dei senesi, ma direttamente gestita dal management insediatosi quattro mesi fa in Piazzetta Cuccia, con Alessandro Melzi d’Eril come ad e Vittorio Grilli come presidente.
La nuova struttura del gruppo “è volta a valorizzare la competenza distintiva di Mediobanca e delle sue risorse professionali, in un modello operativo specializzato”, si legge ancora.
Mps ha informato Mediobanca, che in un consiglio di amministrazione svoltosi nel pomeriggio “ha preso atto delle decisioni assunte nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate”.Il 26 febbraio si riunirà il cda della capogruppo senese per approvare il piano di integrazione richiesto sei mesi fa dalla Bce a seguito dell’acquisizione in Borsa, e che sarà presentato al mercato l’indomani.