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Bollette, bonus di 115 euro per le famiglie povere. Manca l’ok della Ue sugli sconti

(ansa)

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Arriva in Consiglio dei ministri il contributo una tantum. Si tratta fino all’ultimo sulle norme per le imprese, contatti Fitto-Pichetto
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Il consiglio energetico nel cappello di Giorgia Meloni è un aumento a 115 euro del bonus elettricità destinato alle famiglie più povere. Quelle con Isee sotto i 9.796 euro, che possono arrivare a quasi 20mila nel caso di nuclei con quattro figli, riceverebbero un una tantum più alto rispetto ai 90 euro di cui si è parlato finora. Ma al di là di questa misura, nel cosiddetto decreto bollette che oggi pomeriggio approderà in consiglio dei ministri, le certezze appaiono poche e la spaccatura nel governo, in compenso, è netta. Lo prova il fatto che anche ieri Matteo Salvini ha voluto tirare fuori il tema delle banche, sollecitandone un contributo straordinario, «visto che i loro profitti si avvicinano a 30 miliardi», proprio per ridurre le bollette di privati e aziende. Difficilissimo, se non impossibile, riaprire una trattativa con le banche, che già hanno dato il loro contributo con la manovra dopo aver raggiunto un faticoso accordo con il governo.

Il consiglio energetico nel cappello di Giorgia Meloni è un aumento a 115 euro del bonus elettricità destinato alle famiglie più povere. Quelle con Isee sotto i 9.796 euro, che possono arrivare a quasi 20mila nel caso di nuclei con quattro figli, riceverebbero un una tantum più alto rispetto ai 90 euro di cui si è parlato finora. Ma al di là di questa misura, nel cosiddetto decreto bollette che oggi pomeriggio approderà in consiglio dei ministri, le certezze appaiono poche e la spaccatura nel governo, in compenso, è netta. Lo prova il fatto che anche ieri Matteo Salvini ha voluto tirare fuori il tema delle banche, sollecitandone un contributo straordinario, «visto che i loro profitti si avvicinano a 30 miliardi», proprio per ridurre le bollette di privati e aziende. Difficilissimo, se non impossibile, riaprire una trattativa con le banche, che già hanno dato il loro contributo con la manovra dopo aver raggiunto un faticoso accordo con il governo.

Ma al vicepremier e segretario della Lega interessa soprattutto tenere la linea della “sua” Lombardia, dove la giunta regionale ha appena trovato un’intesa con produttori idroelettrici e aziende “energivore”; intesa che potrebbe saltare proprio per le nuove coordinate date dal decreto bollette. Così, ecco rispuntare la tassa sulle banche, che è anche un classico dito nell’occhio agli alleati di Forza Italia. A taccuini chiusi, gli azzurri bollano la proposta come «l’ennesima provocazione per provare a recuperare un po’ di consenso» e la risposta immediata è affidata ad Antonio Tajani, l’altro vicepremier: il decreto sarà oggi in consiglio dei ministri – assicura – e l’obiettivo di Forza Italia è un calo delle bollette del 20% per imprese e famiglie, che a gennaio – dati Terna – hanno aumentato i loro consumi del 4,1% su base annua. Ma l’obiettivo 20% è irrealistico, visto che alcune delle principali misure previste nella prima stesura del decreto, che doveva valere tra i 2,5 e i 3 miliardi, stanno sparendo o si stanno comunque annacquando nelle convulse trattative delle ultime ore.

Le novità sugli Ets

Molto ruota sull’articolo 5 del decreto, quello sugli Ets (i diritti che deve pagare chi emette C02 nel produrre energia, come le centrali a gas), che ieri è stato passato ai raggi X dai tecnici della presidenza del consiglio e del ministero dell’Ambiente. La norma fa da pilastro agli aiuti, perché eliminando il costo degli Ets dal prezzo all’ingrosso dell’elettricità punta a far scendere quel valore. I produttori che li devono pagare saranno poi rimborsati attingendo i fondi dalle bollette; quelli che non li pagano, ossia che usano fonti rinnovabili, non avranno alcun rimborso e dovranno comunque vendere a un prezzo più basso. Ma il sistema Ets è deciso e implementato dalla Ue. Dunque, bisogna trattare con Bruxelles. Il rischio di sbattere contro le regole europee è emerso durante una lunga telefonata tra il titolare del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, e il vicepresidente della commissione Raffaele Fitto.

A ieri sera, la posizione del governo oscillava tra due opzioni. La prima: ammorbidire la norma. Il senso della “violazione” del regime degli Ets non cambierebbe, ma l’effetto del muro contro muro con la Ue sarebbe meno forte. Così la misura farebbe da leva a un negoziato politico più ampio, che punta a coinvolgere anche altri Paesi, con tempi differiti rispetto a quelli del decreto. L’esecutivo conta anche sul fatto che il nuovo regime entrerà in vigore solo nel 2027. In ambienti di governo si parla di una strategia simile a quella perseguita sulle concessioni balneari. La seconda opzione prevede di cancellare la norma. Si eviterebbe qualsiasi dissidio con la Ue, ma il decreto perderebbe il suo pilastro.

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