Arrivano in azienda e scoprono che hanno perso il lavoro: 900 licenziati alla Fate di Buenos Aires
di Cenzio Di ZanniROMA – Rientrano in fabbrica dopo il ponte di Carnevale e lì, davanti ai cancelli, scoprono di aver perso il lavoro. Sono 900 gli operai licenziati dalla Fate, la storica fabbrica di pneumatici argentina che con un cartello affisso fuori dal principale stabilimento a San Fernando – nei dintorni di Buenos Aires – ne annuncia la chiusura. Quel cartello spiega le ragioni della decisione puntando il dito contro i "cambiamenti nelle condizioni del mercato" e assicura ai dipendenti il futuro pagamento degli stipendi e degli indennizzi dovuti.
La notizia è al centro dell'attenzione dei media, da quelle parti. Non solo perché le proteste dei lavoratori hanno portato a disordini e scontri con le forze dell’ordine. Ma anche, e forse soprattutto, per …
ROMA – Rientrano in fabbrica dopo il ponte di Carnevale e lì, davanti ai cancelli, scoprono di aver perso il lavoro. Sono 900 gli operai licenziati dalla Fate, la storica fabbrica di pneumatici argentina che con un cartello affisso fuori dal principale stabilimento a San Fernando – nei dintorni di Buenos Aires – ne annuncia la chiusura. Quel cartello spiega le ragioni della decisione puntando il dito contro i "cambiamenti nelle condizioni del mercato" e assicura ai dipendenti il futuro pagamento degli stipendi e degli indennizzi dovuti.
La notizia è al centro dell'attenzione dei media, da quelle parti. Non solo perché le proteste dei lavoratori hanno portato a disordini e scontri con le forze dell’ordine. Ma anche, e forse soprattutto, per la lunga storia di Fate: un impresa nata nel 1940 che aveva resistito alle tante crisi economiche e finanziare che hanno attraversato il Paese negli ultimi decenni. Dal 2001 – con lo storico crac da 100 miliardi di dollari e il cosiddetto corralito, il congelamento dei conti bancari imposto dal governo – fino a oggi, il Paese è andato in default per tre volte. Ma Fate ha continuato a fare strada con i suoi pneumatici. Fino a poche ore fa.
La chiusura dell’azienda piomba nel corso di una forte crisi dell'industria manifatturiera locale, legata, secondo gli analisti, alle politiche ultraliberiste portate avanti dal presidente Javier Milei a partire dal suo insediamento nel dicembre del 2023. Stando ai dati ufficiali, negli ultimi due anni hanno abbassato la saracinesca oltre 21mila piccole e medie imprese. E 270mila posti di lavoro sono andati in fumo nel settore privato.