L’India nella corsa all’AI: il summit di Modi tra ambizioni globali e rischio boomerang
di Filippo SantelliL’India prova ad agganciarsi al treno alta velocità dell’Intelligenza artificiale, per non esserne travolta. La misura della sua ambizione è nel faraonico AI Impact Summit, il mega evento che si tiene questa settimana a Nuova Delhi, con 250mila partecipanti registrati, prezzi degli hotel alle stelle e interminabili code nel giorno di apertura. Sul palco, oltre al premier Narendra Modi, sono attesi alcuni dei campioni americani del settore, come Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei di Anthropic, ben contenti di capitalizzare sulla fame di digitalizzazione e di sviluppo del Paese più popoloso al mondo, un terreno di sperimentazioni unico per i loro modelli.
Piovono gli ormai consueti annunci di investimenti miliardari nei centri dati da par…
L’India prova ad agganciarsi al treno alta velocità dell’Intelligenza artificiale, per non esserne travolta. La misura della sua ambizione è nel faraonico AI Impact Summit, il mega evento che si tiene questa settimana a Nuova Delhi, con 250mila partecipanti registrati, prezzi degli hotel alle stelle e interminabili code nel giorno di apertura. Sul palco, oltre al premier Narendra Modi, sono attesi alcuni dei campioni americani del settore, come Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei di Anthropic, ben contenti di capitalizzare sulla fame di digitalizzazione e di sviluppo del Paese più popoloso al mondo, un terreno di sperimentazioni unico per i loro modelli.
Piovono gli ormai consueti annunci di investimenti miliardari nei centri dati da parte delle varie Google e Microsoft, o dei colossi indiani come il gruppo Adani. Ma in che misura tutto questo si concretizzerà, e si tradurrà in crescita economica, resta da capire: per l’enorme settore digitale del Paese, esploso negli ultimi anni offrendo al resto del mondo un outsourcing a basso costo dei servizi IT, questa nuova ondata di automazione rappresenta un rischio di sostituzione enorme.
La digitalizzazione del gigante asiatico
Le potenzialità per essere della partita, al momento dominata da Stati Uniti e Cina, o addirittura “tra le prime tre potenze globali dell’IA” come ha detto Modi, ci sono tutte. Tra gli indiscussi successi del leader indiano c’è lo sviluppo dell’infrastruttura digitale del Paese, in particolare quella finanziaria, ricetta che ora sta tentando di replicare sul fronte dell’Infrastruttura IA. Nel 2024 il governo ha stanziato un miliardo di euro (in cinque anni). Dopo i primi 38mila chip installati e offerti a basso costo, ora l’obiettivo è mobilitare 200 miliardi di investimenti in centri dati e processori nei prossimi anni, e dopo gli impegni di Google, Amazon e Microsoft, durante il Summit, è arrivato anche quello del gruppo Adani, da 100 miliardi in nove anni.
Quanto a ingegneri informatici e aspiranti imprenditori, il Paese ne sforna in numeri impressionanti, anche se i più promettenti prendono spesso e volentieri la strada dell’estero. Lo scorso anno l’India è salita al terzo posto nell’indice sulla vivacità dell’ecosistema IA compilato dall’Università di Stanford, dietro Stati Uniti e Cina. E in un settore guidato dalla legge della scala, ne offre una impareggiabile: sia per OpenAI che per Anthropic è il secondo mercato dopo gli Stati Uniti, motivo per cui entrambe hanno aperto un ufficio nel Paese. Sembrerebbe il più classico dei “win-win”, con i campioni americani che vedono aprirsi un mercato sconfinato, e l’India che fa un passo ulteriore nella digitalizzazione, specie se – come da piano del governo – l’IA verrà declinata in strumenti in grado di far fare il necessario salto di produttività alla sua ancora enorme economia informale. Bisogna superare però, anche in questo campo, i ben noti problemi che zavorrano anche altrove investimenti e sviluppo: disparità geografiche, istituzioni fragili, una burocrazia complessa e corrotta, fuga dei talenti. I modelli nazionali di Intelligenza artificiale, molto spinti da un leader che ha fatto della riscossa nazionale la sua bandiera, finora non sono stati in grado di competere né con quelli americani né con quelli cinesi.
La scommessa dell’India
Di certo per il futuro dell’Elefante asiatico questa sembra davvero una partita da dentro o fuori. Buona parte della sua crescita, negli ultimi anni, è stata guidata dal settore digitale, e in particolare da quel fenomeno che ha resto alcune sue grandi metropoli come Bangalore, “l’ufficio del mondo”, il mercato a basso costo a cui medie e grandi società hanno esternalizzato una quota crescente delle attività IT e di altri servizi a basso valore aggiunto, e che oggi occupa circa 6 milioni di persone. La grande domanda, anche per gli indiani, è quale sarà l’impatto dell’IA su questo settore. Ancora di più nelle ultime settimane, dopo che l’ultimo software per imprese rilasciato da Anthropic ha fatto precipitare in Borsa tutte le aziende del software, ma anche i colossi indiani dei servizi in outsourcing Infosys e Tcs. Sarà l’IA a svolgere i compiti base che oggi si esternalizzano a Bangalore? Per prevenire questo scenario, già da mesi le aziende IT indiane hanno avviato uno dei più radicali piani di riqualificazione della forza lavoro e del modello di business. Mentre i dati di Anthropic mostrano che gli informatici indiani sono primi al mondo per utilizzo professionale della tecnologia. L’urgenza di non perdere il treno si vede. Basterà?