ROMA – «Il messaggio è chiaro: il governo non ha interesse a garantire il pluralismo né che ci sia una stampa libera e forte, in grado di informare i cittadini. Noi ci siamo sfilati da questa operazione vergognosa e abbiamo votato contro l’emendamento della maggioranza». Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera, riavvolge il nastro sulle ultime ore del provvedimento che avrebbe dovuto prorogare il tax credit agli editori per la carta.
Onorevole Bonafè, cos’è successo? Sembrava godere di appoggio bipartisan
«Il governo lo ha riformulato, stravolgendolo. Noi avevamo chiesto il rinnovo del credito d’imposta al 30% fino a 40 milioni all’anno per gli editori e, contestualmente, il rifinanziamento del Fondo, una misura lanciata nel 2020. Il testo arrivato nel Milleproroghe non solo non lo proroga, ma attinge alle risorse del Fondo per finanziare un’altra misura, sui rimborsi a Poste per le spedizioni. Un comportamento scorretto ai limiti della ammissibil…
ROMA – «Il messaggio è chiaro: il governo non ha interesse a garantire il pluralismo né che ci sia una stampa libera e forte, in grado di informare i cittadini. Noi ci siamo sfilati da questa operazione vergognosa e abbiamo votato contro l’emendamento della maggioranza». Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera, riavvolge il nastro sulle ultime ore del provvedimento che avrebbe dovuto prorogare il tax credit agli editori per la carta.
Onorevole Bonafè, cos’è successo? Sembrava godere di appoggio bipartisan
«Il governo lo ha riformulato, stravolgendolo. Noi avevamo chiesto il rinnovo del credito d’imposta al 30% fino a 40 milioni all’anno per gli editori e, contestualmente, il rifinanziamento del Fondo, una misura lanciata nel 2020. Il testo arrivato nel Milleproroghe non solo non lo proroga, ma attinge alle risorse del Fondo per finanziare un’altra misura, sui rimborsi a Poste per le spedizioni. Un comportamento scorretto ai limiti della ammissibilità».
Perché questa giravolta?
«È evidente che il governo non considera l’editoria un settore centrale. Noi ne avevamo raccolto le preoccupazioni, ora che è in una fase di difficoltà e va aiutato. Visto che nella legge di bilancio la maggioranza non aveva risposto a questi timori, il Milleproroghe era lo strumento per rimediare».
Secondo l’esecutivo non ci sono le coperture.
«Una democrazia sana si regge su una stampa forte, è uno dei pilastri di qualsiasi democrazia. Se gli editori sono in difficoltà, c’è bisogno del sostegno pubblico. Evidentemente per il governo questo non è un settore strategico. D’altronde sta dimostrando di non avere una visione».
Però il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini rivendica l’impegno messo finora in campo del governo
«Se Barachini avesse veramente a cuore gli investimenti nell’editoria, mi domando come mai siano stati riformulati emendamenti che vanno invece nella direzione di penalizzare il Fondo al pluralismo».