Milano – Leonardo Maria Del Vecchio conferma l’anticipazione di Repubblica secondo cui è pronto a rilevare il 25% della Delfin in mano ai soci Luca e Paola Del Vecchio. Il quartogenito dello scomparso Leonardo Del Vecchio «ha la volontà forte di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre», hanno dichiarato all’Ansa fonti vicine all’erede del fondatore di Luxottica. Ovviamente - aggiungono le stesse fonti - se venisse portata avanti una trattativa sarebbe a sconto, secondo le prassi di mercato, rispetto ai valori attuali della cassaforte lussemburghese che detiene le partecipazioni in EssilorLuxottica, Covivio e le quote in Mps, Generali e Unicredit.
Si apre quindi un nuovo capitolo della …
Milano – Leonardo Maria Del Vecchio conferma l’anticipazione di Repubblica secondo cui è pronto a rilevare il 25% della Delfin in mano ai soci Luca e Paola Del Vecchio. Il quartogenito dello scomparso Leonardo Del Vecchio «ha la volontà forte di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre», hanno dichiarato all’Ansa fonti vicine all’erede del fondatore di Luxottica. Ovviamente - aggiungono le stesse fonti - se venisse portata avanti una trattativa sarebbe a sconto, secondo le prassi di mercato, rispetto ai valori attuali della cassaforte lussemburghese che detiene le partecipazioni in EssilorLuxottica, Covivio e le quote in Mps, Generali e Unicredit.
Si apre quindi un nuovo capitolo della saga della famiglia Del Vecchio che a quasi quattro anni dalla scomparsa del fondatore vede ancora aperta la successione con cause incrociate tra eredi e legatari. Ma il trasferimento delle quote tra gli attuali otto soci della Delfin non è facile da effettuare e soprattutto costa tanto perché la cassaforte ai valori di Borsa di ieri vale poco meno di 50 miliardi. Leonardo Maria per semplificare e risolvere la situazione vorrebbe liquidare Luca e Paola che hanno dimostrato la volontà di uscire dopo aver accettato l’eredità con il beneficio di inventario, di fatto congelando la procedura.
Il giudice lussemburghese a novembre scorso è stato chiamato a fissare un prezzo per il trasferimento delle azioni ma non l’ha ancora fatto. Nel frattempo è arrivata anche una richiesta della figlia Marisa che chiede alla stessa Delfin di rilevare le quote dei due soci dissenzienti. In seguito alla richiesta il board della Delfin dovrebbe aver chiesto al giudice una proroga di almeno 90 giorni per organizzare la situazione. La Delfin ha in questo momento un Nav (net asset value) di circa 47 miliardi (50 di partecipazioni meno 3 di debiti). Ogni quota dei soci pari al 12,5% vale quindi 5,8 miliardi al netto dei debiti e normalmente alle holding finanziarie viene applicato uno sconto del 20% sul Nav se quotate in Borsa. Si scenderebbe così a 4,6 miliardi per ogni 12,5% degli otto soci. Circa 9,2 miliardi per due quote.
Per Delfin rilevare un 12,5% attraverso aumentando il debito non sarebbe un problema, visto che salirebbe a una quota accettabile del 15% sul Nav. Per Leonardo Maria salire al 25% o al 37,5% sarebbe molto più difficile visto che è già indebitato per quasi un miliardo. Con due soci in meno nella Delfin si sbloccherebbe oltre alla successione anche la distribuzione di dividendi oltre il 10% che richiede il consenso di 4 soci su sei. E i dividendi potrebbero essere offerti in pegno alle banche o a qualche private equity. Se c’è in ballo il controllo di EssilorLuxottica, di cui Delfin possiede il 32%, i soldi si trovano, dicono fonti finanziarie interpellate al riguardo. Ma la strada è in salita. ©RIPRODUZIONE RISERVATA