BERLINO – Ancora una volta non è una smentita. Christine Lagarde intende “come scenario di base” terminare il suo mandato, ha detto al Wall Street Journal. Ma in un discorso che ha tenuto ieri sera a New York, la presidente della Bce continua a tirare il filo del dibattito sul nuovo disordine mondiale creato da Donald Trump. Un discorso squisitamente politico, piuttosto inusuale per un banchiere centrale, in sintonia con il dibattito principale della recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Lagarde potrebbe lasciare in anticipo sulla scadenza naturale del suo mandato - autunno del 2027 - per dare l’opportunità a Emmanuel Macron di partecipare alla scelta di un suo successore, prima che all’Eliseo arrivi, come suggeriscono i…
BERLINO – Ancora una volta non è una smentita. Christine Lagarde intende “come scenario di base” terminare il suo mandato, ha detto al Wall Street Journal. Ma in un discorso che ha tenuto ieri sera a New York, la presidente della Bce continua a tirare il filo del dibattito sul nuovo disordine mondiale creato da Donald Trump. Un discorso squisitamente politico, piuttosto inusuale per un banchiere centrale, in sintonia con il dibattito principale della recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Lagarde potrebbe lasciare in anticipo sulla scadenza naturale del suo mandato - autunno del 2027 - per dare l’opportunità a Emmanuel Macron di partecipare alla scelta di un suo successore, prima che all’Eliseo arrivi, come suggeriscono i sondaggi, un candidato del Rassemblement national di Marine Le Pen. E Lagarde potrebbe traslocare, è una delle ipotesi, al Forum economico mondiale di Davos. Oppure candidarsi contro l’estrema destra alle presidenziali francesi.
Lagarde sul contesto internazionale
Al momento viviamo in un mondo nuovo che è un ritorno al vecchio, sostiene dunque Lagarde, in cui prevalgono “la coercizione e il mercantilismo”. Un mondo, insomma, caratterizzato dall’”assenza” di un ordine mondiale, argomenta Lagarde. L’ordine mondiale delle regole, dei trattati internazionali e di istituzioni come la Nato, l’Onu, il Wto sono nati dalle ceneri della Seconda guerra mondiale ma come risultato di un processo graduale, cominciato con lo smantellamento dell’ordine colonialista basato su “gerarchia e forza”, smontato anzitutto dagli Stati Uniti. L’idea, ricorda l’ex numero uno del Fmi, è che “ci dovrebbe essere un limite formale all’uso della forza”, che “i deboli debbano essere protetti dai forti” e che “l’autodeterminazione dovrebbe sostituire gli imperi”. Il risultato è un mondo post 1945 in cui si è registrato “il più grande calo di guerre tra Stati della storia”, in cui il commercio “ha prosperato come mai prima di allora, liberando dalla povertà centinaia di milioni di persone”.
"Rispondere con i dazi è un errore”
La posta in gioco, sottolinea Lagarde, è dunque questa. “Non una foglia di fico. Non un relitto”. Ma un sistema nato da una collaborazione globale tra grandi e piccoli Paesi, e non una mera imposizione dell’Occidente. Il guaio è che la Cina ha creato degli squilibri in quell’ordine mondiale e gli Stati Uniti hanno smesso di crederci. E questo “è un guaio”. Ma rispondere con i dazi è un errore: secondo il Fmi una seria frammentazione nel commercio rischia di ridurre il Pil globale del 7%. E se si aggiunge un eventuale decoupling tecnologico, le perdite aumenterebbero per alcuni Paesi al 12%. “Se un Paese dichiara vittoria in uno scenario del genere, è una vittoria di Pirro”.
Insomma, “un mondo in cui le grandi potenze si confrontano attraverso gli strumenti del diritto, con tutte le sue imperfezioni e le sue interpretazioni controverse, rimane di gran lunga preferibile all'alternativa. Perché l'alternativa è la guerra”. Lagarde suggerisce dunque di riformare le istituzioni esistenti - a cominciare dal Wto - e cita Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ma senza capirne l’amarezza. “Se vogliamo che tutto cambi, tutto deve rimanere cos’è” non è un messaggio di speranza, ma la presidente della Bce lo menziona per sostenere che “preservare l’ordine internazionale significa riformarlo in maniera onesta”.