Wescott: “Dazi, ha vinto la legge. Il mondo del business ormai non si fida più”
di Eugenio Occorsio«Abbiamo vinto!». Non riesce a trattenere l’entusiasmo Robert Wescott, che da capo economista internazionale di Bill Clinton “creò” la globalizzazione e il multilateralismo contro i quali si è lanciato a testa d’ariete Donald Trump.
«La pronuncia della Corte Suprema è una storica vittoria del rispetto della legge (“rule of law”) e della dignità istituzionale delle strutture americane», dice più diplomatico Wescott, che oggi dirige il centro studi Westbridge di Washington. «Per la democrazia c’è ancora speranza».
Trump però non intende fermarsi neanche di fronte alla Corte Suprema, anche se è inappellabile. Cosa succederà?
«Il presidente cercherà di giustificare i dazi con altre leggi, vista l’inapplicabilità di quella del 1977 sulla sicurezza nazionale: la sezione 232 del Trade expansion act del 1962 o le sezioni 122 e 301 del Trade Act del 1974. Ma tutte impongono procedure lente e farraginose. E poi la Corte è stata chiara: nessuna tassa, e i dazi malgrado i proclami di Trump sono t…
«Abbiamo vinto!». Non riesce a trattenere l’entusiasmo Robert Wescott, che da capo economista internazionale di Bill Clinton “creò” la globalizzazione e il multilateralismo contro i quali si è lanciato a testa d’ariete Donald Trump.
«La pronuncia della Corte Suprema è una storica vittoria del rispetto della legge (“rule of law”) e della dignità istituzionale delle strutture americane», dice più diplomatico Wescott, che oggi dirige il centro studi Westbridge di Washington. «Per la democrazia c’è ancora speranza».
Trump però non intende fermarsi neanche di fronte alla Corte Suprema, anche se è inappellabile. Cosa succederà?
«Il presidente cercherà di giustificare i dazi con altre leggi, vista l’inapplicabilità di quella del 1977 sulla sicurezza nazionale: la sezione 232 del Trade expansion act del 1962 o le sezioni 122 e 301 del Trade Act del 1974. Ma tutte impongono procedure lente e farraginose. E poi la Corte è stata chiara: nessuna tassa, e i dazi malgrado i proclami di Trump sono tasse a carico degli americani, può essere imposta senza il via libera del Congresso. Mi creda, oggi si è consumata una rottura fra Trump e l’America».
Era già nell’aria dai giorni della Groenlandia, di Minneapolis, di Caracas: cresce il numero di quanti pensano che Trump stia esagerando per bullismo e imperialismo
Cosa intende?
«Era già nell’aria dai giorni della Groenlandia, di Minneapolis, di Caracas: cresce il numero di quanti pensano che Trump stia esagerando per bullismo e imperialismo. Prova ne sia la presentazione di due progetti di legge, alla Camera e al Senato, contro le disposizioni tariffarie ai danni del Canada. Roba che fino a poche settimane fa era impensabile».
Per l’economia, cosa comporta?
«Intanto la fine della politica dei dazi. Pensate che il presidente prometteva 3 mila miliardi di entrate, nulla di più mendace. Assistiamo al crollo della fiducia verso Trump del mondo del business. Le cifre di questi giorni provano che il deficit commerciale non è sceso perché gli importatori cercano fornitori meno penalizzati dai dazi: via dalla Cina per esempio e spazio per Vietnam e Messico. E gli investimenti e l’occupazione non sono aumentati, le altre ragioni addotte per i dazi».
L’America resta un mercato fondamentale.
«Ma in questo clima di incertezza, di annunci e rettifiche, chi vuole investire qui? Un Paese, oltretutto, in cui la politica devastante verso gli immigrati sta causando il crollo della forza lavoro disponibile. Di quali successi parliamo?».